raggi solari

I benefici dei raggi solari: dalla vitamina D alla produzione di citochine

L’abbronzatura è spesso sinonimo di bellezza, pelle sana e giovane. Tuttavia l’esposizione prolungata e ripetuta ai raggi solari aumenta il rischio di danni attinici che si manifestano con la comparsa di lentigo, efelidi, cheratosi attiniche e seborroiche e tumori epiteliali baso e spinocellulari o melanocitari (melanoma).

E’ dimostrato, infatti, che 5 o più scottature solari in giovane età aumentano il rischio di melanoma dell’80%.

Consigli importanti possono essere: evitare l’esposizione solare diretta per un periodo di tempo lungo e continuato e dalle 11 del mattino alle 16 del pomeriggio. Anche sotto l’ombrellone l’intensità della radiazione ultravioletta può raggiungere il 50% di quella della luce diretta, mentre la sabbia della spiaggia aumenta l’intensità del 25%).

Prima dell’anno di vita, il bambino non va esposto alla luce diretta del sole, se non all’imbrunire o poco dopo l’alba. I raggi solari possono danneggiare seriamente anche la retina e il cristallino. Occorre abituare i bambini a portare gli occhiali da sole con filtri UV che sicuramente oltre a poter essere colorati e di moda, possono essere un valido aiuto per il benessere dei loro occhi.

Di moda, recentemente, è l’utilizzo di creme autoabbrozzanti o prolungatori di abbronzatura di origine sintetica che non proteggono la cute dai raggi UV. Grazie alla presenza di sostanze, come il diidrossiacetone, che reagiscono con gli amminoacidi della cheratina, generano melanoidine determinando il colorito bruno. La reazione chimica responsabile è la reazione di Maillard.

I benefici dei raggi solari

Nonostante ciò, il sole rappresenta l’amico più prezioso per la nostra salute. L’intuizione che l’azione dei raggi solari fosse benefica, soprattutto per i bambini, è stata ampiamente confermata. La pelle, stimolata dal sole, sintetizza la vitamina D, poco presente negli alimenti e assai preziosa per la crescita armonica delle ossa e dell’organismo in toto.

Il sole favorisce anche l’equilibrio dei neurotrasmettitori implicati nei meccanismi che regolano il ciclo sonno-veglia e il tono dell’umore. Inoltre, sollecita la produzione di citochine in grado di proteggere da alcuni tipi di cancro (della mammella e del colon-retto) con la mediazione della stessa vitamina D. Esso rappresenta anche una vera e propria cura in caso di psoriasi e dermatite atopica (elioterapia).

D’altro canto invece, le ripetute scottature durante l’infanzia, oltre a rappresentare un inconveniente nell’immediato, favoriscono la comparsa in età adulta di precancerosi e tumori cutanei. Alcune patologie congenite possono rendersi manifeste grazie alle loro caratteristiche di fotosensibilità.

Il freddo: un nemico per la pelle di adulti e bambini

Con l’arrivo del primo freddo e repentini sbalzi di temperatura, la nostra pelle diventa particolarmente sensibile, andando incontro a fenomeni di arrossamento e secchezza. Patologie come la dermatite atopica – che colpisce soprattutto neonati e bambini – e la sindrome della pelle sensibile sono tra quelle dermatiti che più risentono del clima invernale. Nel caso della dermatite atopica (DA), detta anche eczema costituzionale o atopico, ci troviamo di fronte ad una malattia cutanea infiammatoria che compare di solito nella prima infanzia (anche prima del 3° mese di vita). La patologia è caratterizzata da un intenso prurito e da un andamento cronico recidivante.

Clinicamente si distingue in due fasi: acuta (essudativa) e cronica (secca e desquamativa).

Si manifesta con chiazze intensamente infiammate, eritematose ed edematose, a superficie essudante con formazione di numerose vescicole. La successiva essudazione ed erosione delle stesse porta alla formazione di numerose crosticine.

I sintomi

Il prurito è intenso, costante, e domina la sintomatologia. Nel neonato sono tipici il pianto, l’irrequietezza, l’insonnia e più tardivamente escoriazioni e lesioni da grattamento. L’80% dei casi di DA a esordio nel periodo neonatale guarisce entro il 2° anno di età. Il 10-15% dei casi persiste tuttavia fino a dopo la pubertà. Tuttavia vi sono molti i casi di DA dell’adulto con esordio tardivo.

Le cause della DA

Il 50-70% dei pazienti ha un parente di I grado affetto da DA o da altra malattia allergica contro il 20% dei controlli. Se entrambi i genitori ne sono affetti c’è una probabilità dell’80% di generare bambini affetti da dermatite atopica. Quindi sembrerebbe una verosimile trasmissione ereditaria autosomica dominante, ma in realtà la patologia è poligenica.

Le aree colpite da DA

Fino al 2° anno di vita le sedi tipiche di insorgenza sono le superfici convesse del viso (guance, fronte, mento). Vengono risparmiate la zona centro-facciale, le superfici estensorie degli arti, il cuoio capelluto e tronco. Dal 2° anno alla pubertà le sedi sono quelle classiche della patologia: pieghe (collo, superfici flessorie degli arti superiori e inferiori), mani, polsi, caviglie, capezzoli, solchi retroauricolari.

Vi sono numerose manifestazioni associate, quali: pigmentazione infraorbitaria e pieghe sottopalpebrali (pliche di Dennie-Morgan), Pityriasis alba, dermatite periorale e cheilite angolare, pallore del viso. Tutti segni clinici che costituiscono la cosiddetta “facies atopica”. Vi è una possibile associazione con elevati livelli ematici di IgE (anticorpi) e storia personale o familiare di malattie allergiche (rinite, asma, congiuntivite). Una porzione rilevante dei pazienti affetti da eczema costituzionale (15-45%) non presenta storia di allergia: IgE totali nella norma, assenza di IgE specifiche, Prick test negativi per allergeni ambientali e alimentari, assenza di malattie allergiche. Da ciò nasce la distinzione tra DA estrinseca (atopica) e DA intrinseca (non atopica).

Esistono fattori che possono contribuire alla patogenesi, come alcuni: – allergeni ambientali e alimentari (uova, latte, grano, crostacei, arachidi); – allergeni inalabili (acari domestici, pollini, forfora di animali, muffe); – auto allergeni come le proteine cutanee (forfora umana); – allergeni infettivi superficiali e irritanti cutanei come gli indumenti di lana, alcuni saponi e cosmetici, e antigeni di virus e batteri.

Nei soggetti con DA vi è una inclinazione geneticamente determinata ad abnorme produzione di IgE verso allergeni comuni, nei confronti dei quali la gran parte della popolazione non si sensibilizza (aumentato rischio di sviluppare allergie). Inoltre, in tutti i soggetti affetti da eczema atopico, vi è una compromissione della funzione di barriera dell’epidermide con maggior penetrazione transepidermica di allergeni ambientali ed aumentata perdita di acqua trasepidermica (TWL – transepidermal water loss). Quindi comparsa di secchezza (xerosi), di maggior irritabilità cutanea ed intenso prurito. Con il tempo si osserva il graduale passaggio alla forma cronica, più “secca”, della patologia.

Perché l’infiammazione persiste e cronicizza?

Sono diverse e molteplici le cause alla base di una infiammazione che tende a cronicizzare. Tra queste, vale la pena ricordare l’esposizione cronica agli allergeni (alimenti, aeroallergeni, microrganismi, antigeni endogeni), la frequente sovrainfezione batterica delle lesioni eczematose, che induce l’attivazione dei linfociti ed il rilascio di citochine flogistiche, oltre al grattamento indotto dal prurito che stimola il rilascio da parte dei cheratinociti di ulteriori citochine. La DA condiziona il sonno (del paziente e dei familiari), l’umore (irrequietezza, ansia, disagio, riduzione dell’autostima, depressione), l’apprendimento e il rendimento scolastico, il lavoro, finanche i rapporti interpersonali.

La sindrome della pelle sensibile

Anche la “pelle sensibile”, assieme alla dermatite atopica, è una condizione aggravata dal freddo ampiamente riconosciuta da diversi studi scientifici. E’ caratterizzata da estrema suscettibilità, reattività ed intolleranza della cute a diversi fattori scatenanti. Si tratta di un fenomeno molto più comune nella donna, di solito interessa particolarmente il volto e le mani, ed è identificabile dal dermatologo in base ad una serie di sintomi. Tra questi, quelli più comuni vale la pena ricordare la sensazione di bruciore, pizzicore, secchezza e prurito spesso associati a segni visibili quali intenso arrossamento, assottigliamento dello strato superficiale della pelle e screpolature più o meno evidenti. Nei casi più estremi anche il solo contatto con l’acqua tiepida può provocare arrossamento, sensazione di tensione e bruciore, di solito difficile da lenire.

I sintomi

I soggetti affetti da pelle sensibile lamentano di non tollerare alcun prodotto cosmetico né alcun sapone per la detersione. Abitualmente l’esposizione al sole, al freddo intenso e al vento provoca una reazione quasi immediata, molto fastidiosa e talvolta persistente. Nel lungo periodo questi sintomi possono diventare cronici, la pelle diventa sempre più sensibile e anche i prodotti utilizzati abitualmente finiscono per essere mal tollerati. Diversamente da quanto si crede, la cute sensibile non è una patologia di natura allergica: tuttavia, spesso chi ne è affetto può lamentare qualche episodio allergico dovuto a cosmetici o detergenti non clinicamente testati. In questo caso, però, il sintomo del prurito è dominante.

Le cause

Le cause responsabili della cute sensibile possono essere definite di tipo “costituzionale”: vale a dire che determinati soggetti presentano una pelle geneticamente più reattiva ai fenomeni esterni, in relazione ad una risposta a stimoli interni di natura ormonale, emozionale e da stress. La pelle sensibile può essere facilmente identificata dal dermatologo attraverso un test definito “stinging test” o test all’acido lattico. Il test è di facile esecuzione, rapido, non è doloroso e non lascia segni visibili. Cosa fare Molti sono i trattamenti utili ad attenuare questa condizione, comune ma assai complessa da trattare.

Consigli

E’ importante intanto utilizzare alcuni accorgimenti quali evitare sbalzi di temperatura (non sostare a lungo accanto a fonti di calore quali caloriferi, forni, caminetti, evitare l’esposizione diretta al sole), squilibri alimentari (evitare alcolici, cibi speziati e piccanti, e quelli produttori o liberanti stamina come crostacei, arachidi, formaggi, ecc.). Sia per la dermatite atopica che per la pelle sensibile è bene seguire alcune regole comportamentali.

L’uso quotidiano di abbondanti quantità di emollienti, privi di sostanze irritanti e/o potenzialmente sensibilizzanti (nichel, profumi e parabeni) deve essere uno standard terapeutico a partire dalla prima infanzia. Ciò permette di ridurre la secchezza e di conseguenza il prurito ed il grattamento, in modo da ristabilire la barriera cutanea. In ogni caso, sono da preferire detergenti a base oleosa, e idratare sempre la cute dopo il bagno/doccia. Anche quando ci vestiamo, occorre utilizzare dei piccoli accorgimenti, evitando, ad esempio, il contatto con la pelle di indumenti di lana e fibre sintetiche.

Nei casi più gravi, è necessario ridurre drasticamente il tasso di polvere negli ambienti domestici, e, se possibile, mettere in soffitta tappeti, moquette, tende e peluche. Da non sottovalutare la pulizia regolare di materassi e cuscini con l’aspirapolvere, in quanto rappresentano l’habitat naturale per gli acari (dermatofagoidi). In caso di accertata sensibilizzazione, per il benessere del soggetto, è necessario, per quanto doloroso, allontanare il più possibile gli animali dagli ambienti domestici.

Idratazione cutanea e cure termali: scopri i benefici

La cute è l’organo con cui l’interno del nostro organismo si interfaccia con l’ambiente esterno. Dispone, pertanto, di mezzi atti a neutralizzare stimoli che la possono alterare o ledere. Questi mezzi sono costituiti per lo più da sistemi enzimatici che richiedono, per un regolare funzionamento, nutrienti adeguati tra cui oligoelementi, sali minerali e acqua.

Bere una sufficiente quantità di liquidi ogni giorno consente di avere una pelle morbida, elastica ed in forma, motivo per cui si consiglia una assunzione quotidiana di almeno 2 litri d’acqua. D’altra parte oggi sappiamo che per il benessere e corretto funzionamento dell’organismo umano è fondamentale non solo l’idratazione generale ma anche l’idratazione cutanea.

Ma perché la pelle ha bisogno di acqua?

Vari studi hanno evidenziato che una corretta e idonea idratazione cutanea, e l’integrità della barriera che lipidi e proteine formano insieme all’acqua, garantiscono il mantenimento del tono e dell’elasticità delle fibre che sostengono l’impalcatura del derma, che a loro volta riescono così a sopportare e ad adattarsi a tutti i movimenti dei muscoli e delle articolazioni sottostanti. In condizioni ottimali a livello cutaneo è presente una percentuale di acqua intorno al 30-35%, se tale livello scende al di sotto del 20% si osserva: secchezza e disidratazione della cute.

L’epidermide, quando è disidratata, oltre a presentare un aspetto ruvido e opaco, può andare incontro facilmente a fissurazioni e screpolature. Il progredire di queste condizioni può essere messo in relazione all’impiego quotidiano di detergenti aggressivi che rimuovono i lipidi superficiali, all’invecchiamento della popolazione, all’aumento dei fattori ambientali inquinanti, alla indiscriminata esposizione al sole durante il periodo estivo. Si evidenzia pure che l’idratazione dello strato corneo dell’epidermide ha un positivo effetto anche verso gli strati più profondi migliorandone il metabolismo ed il turnover.

Essenzialmente l’idratazione cutanea dipende: dall’acqua proveniente dagli strati profondi, dall’integrità dello strato corneo (che può essere considerato come una membrana a bassa permeabilità con la capacità di ridurre la quota di acqua corporea perduta a livello trans-epidermico – TEWL o Trans Epidermal Water Loss – e di limitare il passaggio a sostanze esterne) e dalla presenza di fattori emollienti naturali (tipo aminoacidi, urea, acido lattico etc.) ad azione osmotica capaci di trattenere il 30% circa di acqua.

Quando l’acqua riesce a raggiungere la superficie cutanea si dispone, insieme con i lipidi sebacei ed epidermici, a formare la prima difesa della pelle contro l’ambiente esterno: il film idrolipidico, che costituisce un’importante barriera contro la perdita di acqua. Infatti si è visto che la mancanza di sostanze lipidiche sulla superficie epidermica ne aumenta notevolmente la permeabilità favorendo così una maggiore perdita di acqua. La presenza dei lipidi, dunque, sembra essere essenziale per la normale funzionalità della pelle.

Questi lipidi vengono prodotti dalle ghiandole sebacee e dalle cellule epidermiche. I lipidi sebacei ed epidermici si emulsionano con l’acqua della superficie cutanea, formando così una sottile pellicola che si dispone sopra lo strato corneo, come una prima barriera di difesa sia nei confronti dell’ambiente e della continua e perenne perdita d’acqua.

La prima difesa fisiologica contro la disidratazione è, quindi, costituita dallo stesso strato corneo. Alcuni studi hanno confermato che l’acqua arriva facilmente a livello della parte inferiore dello strato corneo, ma poi viene notevolmente rallentata durante l’attraversamento di questo strato. D’altra parte, la quantità d’acqua presente sulla superficie cutanea, che viene dispersa molto rapidamente, è maggiore di quella che, nello stesso tempo, vi giunge, conseguentemente la parte superficiale dello strato corneo appare molto disidratata. Molto importante per l’idratazione cutanea è anche il cosidetto “Fattore Idratante Cutaneo” o N.M.F. (dall’inglese Natural Moisturizing Factor).

Il Fattore idratante cutaneo è costituito principalmente da sali minerali, aminoacidi di vario tipo, zuccheri e aminozuccheri, acido piroglutamico, lattato di sodio e urea. E’ presente all’interno dei corneociti ove trattiene il 15% di acqua garantendo così l’idratazione dello strato corneo; ed è presente anche sulla superficie dell’epidermide, dove entra nella composizione del film idrolipidico che forma, come abbiamo visto, uno strato continuo sulla pelle. Questa miscela è in gran parte idrosolubile o facilmente asportabile anche solo con detergenti, quindi è molto facile perderne l’azione imbibente ed idratante.

Ovviamente l’uso di sostanze aggressive (colori, permanenti, shampoo esageratamente asportanti) facilita di molto la sua disgregazione. Anche il contatto prolungato con l’acqua, nonostante la protezione del film idrolipidico, causa un impoverimento del Fattore Idratante Cutaneo e di conseguenza si ha un’alterazione della funzione barriera. Infatti quando questo fattore si altera la pelle, perdendo più acqua di quanta ne catturi, diviene più secca, perde elasticità e anche l’attività delle cellule rallenta.

La pelle può quindi essere considerata come una barriera semi-impermeabile e pertanto il suo contenuto idrico è importante anche da un punto di vista patologico. Pur essendo ben noto il ruolo dell’idratazione cutanea, poca attenzione ancora viene data alla correlazione esistente con varie affezioni dermatologiche.

La pelle secca oltre che dipendere dall’età, dalla predisposizione genetica e da fattori ambientali, costituisce anche una condizione comune ad una serie di patologie come la dermatite atopica, la psoriasi etc.. Il suo impatto sul paziente in termini di disagio, prurito e alterata qualità della vita è enorme.

Nel trattamento globale di questi pazienti molta attenzione va dunque posta all’uso di sostanze emollienti in grado di ridurre il prurito e reidratare la pelle. In questo le acque minerali, utilizzate mediante metodica applicativa idropinoterapica (somministrazione di acque minerali a scopo terapeutico mediante bibita) e/o balneoterapica (immersione totale o parziale del corpo umano, ad esclusione del capo, a scopo terapeutico nell’acqua minerale) possono essere utili? La risposta è sicuramente affermativa.

Numerosi sono gli studi che hanno evidenziato i benefici che un adeguato apporto idrominerale può espletare a livello dell’apparato cutaneo. Le acque minerali grazie al loro contenuto in oligoelementi e sali minerali sono in grado di assicurare un ottimale trofismo cutaneo e un normale funzionamento dei sistemi enzimatici difensivi cutanei; ancora sono in grado di favorire una normale cheratinizzazione, il processo di reidratazione cutanea e il ripristino del Fattore Idratante Cutaneo, fattore che, come abbiamo detto sopra, può essere notevolmente compromesso da trattamenti tecnico-chimici come colori, decolorazioni o permanenti oltre che da inquinamento, vento, sole e freddo. Non dimentichiamo poi l’effetto peeling svolto da alcune acque minerali a livello cutaneo; la loro azione antinfiammatoria, in grado di ridurre lo stimolo eritematogeno indotto dai raggi ultravioletti (UV-B).

E’ stato anche dimostrato che gli oligoelementi presenti nelle acque minerali entrano nella composizione del terreno di coltura adatto per lo sviluppo delle cellule epiteliali cutanee, così come l’elevato contenuto in molte acque minerali di sali di calcio e magnesio consentono di esercitare un’azione lenitiva su cute sensibile.

Per tutte queste proprietà le acque minerali vengono oggi usate anche per la formulazione di cosmetici. Negli ultimi anni si è incominciato a parlare, infatti, di Crenocosmesi. Con tale termine si intendono tutti quei preparati a base di acqua di fonti termali o minerali ricche in oligoelementi che risultano preziosi per la biochimica, il metabolismo e l’idratazione cutanea. D’altronde una cute ben idratata e con Fattore Idratante Cutaneo (o NMF factor) ben conservato consente un miglior metabolismo cellulare, un miglior effetto protettivo e tolleranza a trattamenti chimici, una ridotta insorgenza di anomalie cutanee.

Tutto questo viene offerto dalle innumerevoli strutture termali di cui l’Italia è ricca, a tal uopo ricordiamo le Terme di Telese-BN, le Terme di Torre Canne-BR, le Terme Fonte delle Ninfe Nitrodi in Ischia-NA; le Terme di Lurisia in Mondovì-CN, i Giardini Poseidon Terme in Ischia-NA, le terme Stufe di Nerone in Bacoli-Na, etc.