Psoriasi: tutti i benefici dell’esposizione al sole

CONOSCERE LA PSORIASI
La psoriasi è una dermatosi persistente e duratura, a carattere infiammatorio, che colpisce circa l’1-2% della popolazione, interessa tutte le fasce d’età, senza prevalenza di sesso, ed è più frequente nella razza bianca. E’ caratterizzata dalla comparsa di chiazze eritemato-desquamative, con squame argentate superficiali e bordi netti. Pur non infettiva, tale patologia, ha un forte impatto negativo sulla vita personale, sociale e relazionale di chi ne è colpito, per il marcato disagio sia psichico che fisico, legato non solo alla gravità ma anche alle sedi delle lesioni.

La presenza delle chiazze sulle mani o altre zone visibili del corpo, il prurito ed il dolore possono interferire, infatti, con molte normali attività quotidiane e molti pazienti cambiano le proprie abitudini personali per il timore che si vedano le chiazze, limitandosi nell’indossare abiti corti, andare in spiaggia, in piscina o persino dal parrucchiere. Anche le chiazze localizzate sul cuoio capelluto infatti, che vengono spesso scambiate per forfora, possono essere particolarmente imbarazzanti. Le localizzazioni cutanea e annessiale sono quelle di più frequente riscontro, ma è ricorrente anche il coinvolgimento delle mucose e delle articolazioni. Può interessare la pelle in qualsiasi zona del corpo, e nella maggior parte dei casi gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, parte bassa della schiena, viso, palmo delle mani e pianta dei piedi, unghie delle mani e dei piedi, tessuti molli della cavità orale e della zona genitale.

La psoriasi ha un forte impatto negativo sulla vita personale, sociale e relazionale di chi ne è colpito, per il marcato disagio sia psichico che fisico, legato non solo alla gravità ma anche alle sedi delle lesioni.

FATTORI SCATENANTI
Il soggetto affetto da psoriasi deve imparare a riconoscere quali sono le condizioni e le abitudini di vita che influenzano negativamente la sua malattia, e pertanto a saper modificare di conseguenza il proprio stile di vita per trarne beneficio. Ambienti malsani, stress, abuso di alcool, fumo, obesità, abitudini alimentari scorrette, mancanza di esposizione solare sono fattori che contribuiscono sicuramente ad aggravare la malattia. Ma non basta, è necessario che si sappiano individuare anche i fattori in grado di scatenare una psoriasi silente o una recidiva di cui è necessario informare il dermatologo affinché si intervenga nel percorso terapeutico da seguire ed eventualmente riformulare.

Tra i fattori scatenanti citiamo, in quanto riconosciuti tali, quelli di più comune riscontro:

Traumatismi: Traumi locali, ferite, graffi e abrasioni possono essere punto di partenza di nuove chiazze psoriasiche; anche un semplice tatuaggio può scatenare il fenomeno di Koebner e la
riacutizzazione di una psoriasi a placche. Per lo stesso motivo è bene evitare abiti di lana o tessuti irritanti a diretto contatto con la pelle. E ancora stare molto attenti alle Scottature solari o da lettini abbronzanti;
Infezioni: Faringotonsillite streptococcica, Candida albicans, Malassezia; infezioni delle alte vie respiratorie.
Farmaci: Sali di litio, interferone, beta bloccanti, ace inibitori, fans e salicilati; Interruzione brusca di trattamento cronico con corticosteroidi;
Fattori psicologici: Ansia, stress psichici e fisici sono i fattori che più spesso scatenano o aggravano l’andamento della patologia psoriasica. L’ansia ha una duplice sfaccettatura in quanto legata sia all’andamento proprio della malattia che all’impatto visivo della stessa che può compromettere le relazioni interpersonali;
Abitudini di vita: Consumo di tabacco e alcool (spesso associati a insorgenza precoce e maggior rischio di recidive di psoriasi). Obesità (aumenta il rischio di psoriasi grave);
Fattori Ambientali e Clima: Il freddo e i cambi di stagione sono fattori predisponenti. L’esposizione al sole ha generalmente un effetto favorevole a meno che non sia troppo intensa ed eccessiva.

psoriasi mano

IL SOLE AMICO “PER LA PELLE”
Generalmente, nel corso dell’estate, la psoriasi tende a migliorare sensibilmente o, addirittura, scomparire del tutto. Questo avviene in circa l’80% dei casi, senza dimenticare che circa il 5% dei casi invece peggiora con una eccessiva esposizione solare. E’ in particolar modo in presenza delle varianti pustolose ed eritrodermica della malattia, che si può verificare una recrudescenza dei sintomi. Del resto una delle cure canoniche per la psoriasi, la fototerapia, si basa proprio sull’utilizzo della parte cosiddetta “buona” dei raggi ultravioletti.

I raggi ultravioletti (UV) emessi dal sole hanno effetto distruttivo sui linfociti T della pelle, in questo modo il processo infiammatorio regredisce e rallenta la sovrapproduzione di cellule che è causa della comparsa delle squame sulla pelle. Naturalmente, il sole va però preso con precauzione per evitare scottature ed eritemi. Un’eccessiva esposizione solare quando ancora non si è abbronzati può essere responsabile di una recidiva o di un forte peggioramento del quadro clinico a causa del fenomeno di Koebner. E’ importante, non dimenticare mai come una scorretta ed esagerata esposizione solare può esporci ad altre problematiche e inficiare i miglioramenti attesi. Questo vale anche per l’esposizione alle lampade UV.
In ogni caso l’esposizione solare va sempre intesa quale valido supporter alle terapie tradizionali e sicuramente mai come trattamento sostitutivo delle stesse, in quanto non è in grado di sostituire la fototerapia PUVA o UVB a banda stretta.

Inoltre il sole agisce facendo aumentare la sintesi di vitamina D, la quale esercita la sua azione antipsoriasica, in quanto contribuisce a ridurre la velocità di crescita abnorme delle cellule della cute e attenua l’infiammazione allontanando i linfociti. Non è da escludere, come effetto aggiuntivo, che di per sé il relax al sole o una bella vacanza al mare agiscano da antipsoriasici in quanto stimolano la produzione di endorfine che elevando il tono dell’umore diminuiscono la percezione dello stress. In quest’ottica, il binomio sole e mare diventa una combinazione vincente per far regredire le lesioni, in quanto combina l’azione cheratolitica dell’acqua marina che livella le lesioni, con l’azione dei raggi solari, creando un effetto sinergico antinfiammatorio che lenisce il prurito delle lesioni, elimina le cellule morte e favorisce la rigenerazione cutanea. Bisogna comunque fare attenzione a non esporsi al sole dopo aver utilizzato da poco sostanze fotosensinilizzanti, tipiche nei trattamenti terapeutici della psoriasi, quali catrami o farmaci come la ciclosporina e l’etretinato, per i possibili effetti collaterali spiacevoli che possono causare, quali macchie sulla cute. Pertanto è sempre opportuno consultare il proprio dermatologo prima di decidere di esporsi al sole.

IL DECALOGO PER UNA CORRETTA ESPOSIZIONE SOLARE
Osservare alcune semplici suggerimenti rende estremamente terapeutici i raggi solari: • Mantenere una certa prudenza nelle prime esposizioni, per evitare le scottature, scegliendo le ore meno calde della giornata. L’esposizione deve essere graduale, con incrementi di 5-10 minuti al giorno evitando rischiose “full immersion” iniziali.

Sarebbe preferibile cominciare l’esposizione al sole gradualmente in primavera; prevenire le scottature solari e i possibili danni indotti dalle radiazioni ultraviolette, evitando l’esposizione nella fascia oraria più calda, che va dalle 11.00 alle 15.00;
• Proteggere la pelle con prodotti che abbiano un filtro adeguato al proprio fototipo, iniziando con fattori più alti, quindi più bassi nei giorni successivi ai primi. E’ importante stendere le creme uniformemente circa 15/20 minuti prima dell’esposizione, senza dimenticare orecchie, nuca e piedi, e rinnovare l’applicazione per mantenere la protezione, dopo essersi bagnati o asciugati o anche dopo aver sudato;
• Alternare, all’esposizione al sole, frequenti e brevi bagni, per via dell’azione decapante dell’acqua salata che favorisce il distacco delle squame e asciugarsi tamponando la pelle con l’asciugamano evitando lo strofinio;
• Consultare il Dermatologo per valutare l’opportunità di modificare la terapia d’estate, in considerazione di eventuali possibili interazioni tra sole e trattamento farmacologico in corso. Molti farmaci utilizzati, infatti, possono essere fotosensibilizzanti, quindi si è più predisposti alle scottature. Va valutata quindi l’interruzione della loro assunzione o in alternativa va accompagnata da particolari cautele durante i periodi di esposizione solare prolungata;
• Mantenere la pelle il più possibile pulita mediante l’utilizzo di detergenti non aggressivi quali saponi neutri o a base oleosa e oli detergenti di origine naturale. Può essere utile anche l’uso di creme doposole emollienti, protettive, non profumate, ricche di sostanze riparatrici e antinfiammatorie, che restituiscano alla pelle la giusta idratazione per mantenere l’elasticità cutanea e allo scopo di facilitare l’eliminazione delle squame, prevenire secchezza, prurito, grattamento ed escoriazioni;
• Bere molta acqua (almeno due litri al giorno) e succhi vitaminici. Un mese prima di sottoporsi ad esposizione solare sarebbe opportuno assumere integratori alimentari a base di vitamine A ed E, consigliati dallo specialista. Evitare le bevande alcoliche, che peggiorano la psoriasi e seguire un’alimentazione fresca e leggera: frutta e verdure di stagione, ortaggi, cereali, pane e pasta preferibilmente integrali, riso integrale, pesce, alimenti ricchi di antiossidanti, olio d’oliva, evitare formaggi fusi, burro, lardo, carne rossa, insaccati, fritture, uova;
• Evitare l’uso di crema depilatoria che potrebbe provocare allergie, preferire, l’uso del rasoio e, in assenza di placche, anche la cera a caldo/freddo, gli epilatori e le pinzette. Idratare rigorosamente la cute dopo la depilazione;
• Indossare abiti in fibra naturale, meglio se larghi e piuttosto comodi privi accessori che possano creare microtraumi a contatto con la pelle e usare calzature aperte e comode, per aiutare la pelle a traspirare e restare asciutta;
• Evitare le circostanze che creano sudorazione eccessiva che può peggiorare i sintomi;
• Prevenire le punture d’insetti con l’uso di repellenti privi di sostanze irritanti; in caso di punture di meduse o insetti, di contatto con erbe urticanti o alghe, procedere con i rimedi convenzionali, facendo attenzione a non grattare le lesioni, per non creare irritazione e riesacerbazione delle chiazze di psoriasi. Lenire il prurito con applicazione di pomate specifiche.

La vitiligine: non solo un danno estetico

La vitiligine è una malattia acquisita della pelle con incidenza dello 0,5-2% nella popolazione mondiale.
In Italia si stima circa 1.000.000 di affetti. La vitiligine sembra manifestarsi con maggiore frequenza tra i 10 e i 30 anni, con un’età media di insorgenza di circa 20 anni nel 50% dei casi. Tuttavia può svilupparsi ad ogni età; infatti i casi pediatrici sono notevolmente in aumento rispetto al passato. La vitiligine è una dermatosi cronica, caratterizzata da una carenza (ipocromia) o una totale mancanza (acromia) di pigmento.

Si manifesta sotto forma di chiazze e/o macule di colorito uniforme, bianco-latte o avorio, di dimensioni variabili da pochi millimetri a diversi centimetri.

Le lesioni sono ben circoscritte, a margini netti e spesso iperpigmentati. Le chiazze, di solito disposte simmetricamente, possono comparire in qualsiasi parte del corpo e la loro insorgenza è indipendente dal sesso, dall’età, dalla razza e dal fototipo. Si localizzano più frequentemente al volto, alle ascelle, agli arti, al dorso delle mani, all’areola del capezzolo, all’ombelico, ai genitali, etc; anche se, in realtà, possono coinvolgere tutto l’ambito cutaneo.

Istologicamente la cute coinvolta è caratterizzata da assenza o riduzione del numero di melanociti. La vitiligine è progressiva e non guarisce spontaneamente se non in rarissimi casi; è però una dermatosi indolore, non contagiosa e assolutamente benigna; non pregiudica lo stato generale di salute, ma può risultare psichicamente e socialmente invalidante essendo causa di inestetismi quasi sempre estesi.

Generalmente viene considerata un problema puramente estetico e, quindi, di minima importanza per la salute. In realtà, diversi autori la definiscono come una delle patologie cutanee più devastanti dal punto di vista psicologico, supportati dal riscontro di una maggior incidenza di depressione.
Nei pazienti si denota una marcata diminuzione dell’autostima, dei rapporti interpersonali e quindi della qualità della vita. Spesso riferiscono episodi di discriminazione nell’ambiente lavorativo, scolastico, sociale e, a causa della ridotta autostima, una non soddisfacente vita di relazione.
Se si considera poi che il 50% dei soggetti colpiti è in età adolescenziale o ha meno di 20 anni e che è frequente la localizzazione al volto, al seno e ai genitali, si comprende come la malattia costituisca nel periodo dei primi approcci interpersonali, emotivamente coinvolgenti, un serio problema, vissuto con enorme sofferenza.

La vitiligine è una dermatosi cronica, caratterizzata da una carenza o totale mancanza di pigmento.

La vitiligine può essere distinta in localizzata, generalizzata e universale. L’esordio e il decorso clinico della malattia sono insidiosi e imprevedibili. Spesso il paziente si accorge della patologia solo nel periodo estivo, soprattutto nelle aree fotoesposte. Il decorso è estremamente variabile: può rimanere stabile per anni o estendersi rapidamente a tutta la superficie cutanea. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la malattia progredisce lentamente per la comparsa di nuove lesioni e/o per l’accrescimento centrifugo di quelle pregresse.
In una piccola percentuale di casi (1,3%) si verifica una repigmentazione spontanea (parziale o globale), forse indotta dall’esposizione solare o da altri fattori non ancora identificati. Tale miglioramento, però, solo raramente è definitivo.

CAUSE
L’eziologia della vitiligine è ancora sconosciuta, nonostante i numerosi studi volti a stabilirne la causa. La patogenesi appare complessa con l’intervento sia di fattori genetici che ambientali. L’origine di questo disturbo è probabilmente imputabile ad un difetto genetico coinvolgente il sistema immunitario (come dimostrato dall’associazione con disturbi autoimmuni di altri organi) sul quale possono interagire numerose concause esterne più o meno conosciute, quali stress psicofisico, traumi fisici, ustioni, terapie farmacologiche, malattie virali, etc, che modulano in senso positivo o negativo il decorso di questa dermatosi.

La malattia è il risultato di una azione patogena non ben identificata che determina la scomparsa dei melanociti e la successiva formazione di una zona priva di pigmento melaninico (ipo-acromica).
Esistono attualmente diverse ipotesi patogenetiche: autoimmune, neurogenica, autocitotossica ed una, più recente, detta “convergente” che le riassume. I soggetti affetti da vitiligine mostrano familiarità in circa 1/3 dei casi, e alcuni pazienti riferiscono uno stress psicofisico o un traumatismo meccanico sulla cute (fenomeno di Koebner) come evento scatenante o aggravante della malattia.

Nei pazienti affetti spesso vengono osservate altre condizioni patologiche associate, cutanee ed extracutanee. L’associazione con malattie autoimmuni (ad esempio tiroiditi, gastriti, malattia di Addison ed alopecia areata) è stata ampiamente descritta.

TERAPIA
Negli ultimi anni numerosi studi hanno condotto alla crescita esponenziale delle opzioni terapeutiche a nostra disposizione: steroidi topici, immunomodulatori topici (TIMs – inibitori della calcineurina), fototerapia (UVB e UVA) e foto chemioterapia (PUVA), terapie chirurgiche (autotrapianto di melanociti), terapie depigmentanti, stimolazione laser, etc.
Attualmente le opzioni terapeutiche più efficaci sono gli NB-UVB e i TIMs. L’avvento di questi ultimi ha influenzato notevolmente il trattamento della vitiligine. Il meccanismo di azione dei TIMs potrebbe essere quello di inibire l’attivazione dei linfociti T e la produzione di varie citochine, attraverso l’inibizione dell’enzima calcineurina.

Numerosi studi clinici hanno dimostrato che i TIMs (tacrolimus e pimecrolimus) sono efficaci e sicuri anche nei casi non responsivi alle terapie convenzionali. Esiste, comunque, la necessità di individuare nuove strategie che diano risultati ottimali e duraturi nella maggior parte dei pazienti. Un passo in avanti in tal senso si è ottenuto con l’impiego contemporaneo di più opzioni terapeutiche.
Infine il dato più evidente sia ai pazienti in terapia che ai medici, oltre alla repigmentazione ottenuta, è sicuramente il notevole miglioramento della qualità della vita, poiché la vitiligine non è solo un semplice danno estetico, ma anche un grave problema psicologico per il paziente.

Psoriasi d’estate: i raggi solari sono salutari?

Conoscere la psoriasi

La psoriasi è una dermatosi cronica, ossia persistente e duratura, a carattere infiammatorio, che colpisce circa l’1-2% della popolazione, interessa tutte le fasce d’età, senza prevalenza di sesso, ed è più frequente nella razza bianca. E’ caratterizzata dalla comparsa di chiazze eritemato-desquamative, con squame argentate superficiali e bordi netti. Pur non infettiva, tale patologia, ha un forte impatto negativo sulla vita personale, sociale e relazionale di chi ne è colpito, per il marcato disagio sia psichico che fisico, legato non solo alla gravità ma anche alle sedi delle lesioni. La presenza delle chiazze sulle mani o altre zone visibili del corpo, il prurito ed il dolore possono interferire, infatti, con molte normali attività quotidiane e molti pazienti cambiano le proprie abitudini personali per il timore che si vedano le chiazze, limitandosi nell’indossare abiti corti, andare in spiaggia, in piscina o persino dal parrucchiere. Anche le chiazze localizzate sul cuoio capelluto infatti, che vengono spesso scambiate per forfora, possono essere particolarmente imbarazzanti. Le localizzazioni cutanea e annessiale sono quelle di più frequente riscontro, ma è ricorrente anche il coinvolgimento delle mucose e delle articolazioni. Può interessare la pelle in qualsiasi zona del corpo, e nella maggior parte dei casi gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, parte bassa della schiena, viso, palmo delle mani e pianta dei piedi, unghie delle mani e dei piedi, tessuti molli della cavità orale e della zona genitale.

L’eziologia della psoriasi non è ancora molto chiara. Fattori immunitari, genetici, ambientali sono certamente implicati nella suscettibilità alla malattia. Nella psoriasi si evidenziano anomalie biochimiche e morfofunzionali dello strato corneo e di tutta l’epidermide, che interessano non solo le lesioni, ma anche la cute sana del soggetto che ne è colpito. E’ stato proposto un modello di ereditarietà multifattoriale, secondo il quale per il verificarsi dell’insorgenza della psoriasi è necessaria l’integrazione sia di fattori genetici sia di eventi scatenanti. Si è evidenziato come l’incidenza della psoriasi in figli con un solo genitore affetto da psoriasi si aggira attorno al 16,4% per raggiungere una percentuale del 50% se entrambi i genitori sono affetti. È il sistema
immunitario che gioca un ruolo di primo piano nello sviluppo della malattia. Un disordine immuno-mediato dai Linfociti T CD4 attivati che liberano citochine proinfiammatorie sarebbe responsabile dell’eccessiva e rapida riproduzione cellulare dell’epitelio. Nel soggetto psoriasico, lo strato basale presenta un numero di mitosi superiore alla norma con un ritmo di crescita cellulare accelerato, che esita in una produzione abnorme di cheratinociti. I cheratinociti, inoltre, conservano ancora il nucleo a livello dello strato corneo, cosiddetta paracheratosi, processo alla base della formazione delle squame, caratteristica patognomonica della chiazza eritemato-squamosa psoriasica. Al rilascio di citochine ad azione proinfiammatoria e alle molecole di adesione quali ICAM 1 dei cheratinociti sottoposti a traumi, sembra essere legata la patogenesi del fenomeno di Koebner, che non è altro che un peggioramento, o una riacutizzazione o la comparsa di nuove lesioni in seguito a un evento traumatico di diversa natura chimica, fisica o infettiva. Pertanto, anche lo sfregamento dovuto a vestiario poco adatto e stretto, soprattutto nella stagione estiva o a traumi sportivi con aumento della temperatura corporea, possono essere causa, specialmente nelle sedi genitali, del mantenimento della malattia in fase attiva o del suo peggioramento.

A cosa stare attenti: fattori scatenanti

Il soggetto affetto da psoriasi deve imparare a riconoscere quali sono le condizioni e le abitudini di vita che influenzano negativamente la sua malattia, e pertanto a saper modificare di conseguenza il proprio stile di vita per trarne beneficio. Ambienti malsani, stress, abuso di alcool, fumo, obesità, abitudini alimentari scorrette, mancanza di esposizione solare sono fattori che contribuiscono sicuramente ad aggravare la malattia. Ma non basta, è necessario che si sappiano individuare anche i fattori in grado di scatenare una psoriasi silente o una recidiva di cui è necessario informare il dermatologo affinché si intervenga nel percorso terapeutico da seguire ed eventualmente riformulare.

Tra i fattori scatenanti citiamo, in quanto riconosciuti tali, quelli di più comune riscontro:

Traumatismi: Traumi locali, ferite, graffi e abrasioni possono essere punto di partenza di nuove chiazze psoriasiche; anche un semplice tatuaggio può scatenare il fenomeno di Koebner e la riacutizzazione di una psoriasi a placche. Per lo stesso motivo è bene evitare abiti di lana o tessuti irritanti a diretto contatto con la pelle. E ancora stare molto attenti alle Scottature solari o da lettini abbronzanti; Infezioni: Faringotonsillite streptococcica, Candida albicans, Malassezia; infezioni delle alte vie respiratorie. Farmaci: Sali di litio, interferone, beta bloccanti, ace inibitori, fans e salicilati; Interruzione brusca di trattamento cronico con corticosteroidi; Fattori psicologici: Ansia, stress psichici e fisici sono i fattori che più spesso scatenano o aggravano l’andamento della patologia psoriasica. L’ansia ha una duplice sfaccettatura in quanto legata sia all’andamento proprio della malattia che all’impatto visivo della stessa che può compromettere le relazioni interpersonali; Abitudini di vita: Consumo di tabacco e alcool (spesso associati a insorgenza precoce e maggior rischio di recidive di psoriasi). Obesità (aumenta il rischio di psoriasi grave); Fattori Ambientali e Clima: Il freddo e i cambi di stagione sono fattori predisponenti. L’esposizione al sole ha generalmente un effetto favorevole a meno che non sia troppo intensa ed eccessiva.

Il sole amico “per la pelle”

Generalmente, nel corso dell’estate, la psoriasi tende a migliorare sensibilmente o, addirittura, scomparire del tutto. Questo avviene in circa l’80% dei casi, senza dimenticare che circa il 5% dei casi invece peggiora con una eccessiva esposizione solare. E’ in particolar modo in presenza delle varianti pustolose ed eritrodermica della malattia, che si può verificare una recrudescenza dei sintomi. Del resto una delle cure canoniche per la psoriasi, la fototerapia, si basa proprio sull’utilizzo della parte cosiddetta “buona” dei raggi ultravioletti. I raggi ultravioletti (UV) emessi dal sole hanno effetto distruttivo sui linfociti T della pelle, in questo modo il processo infiammatorio regredisce e rallenta la sovrapproduzione di cellule che è causa della comparsa delle squame sulla pelle; naturalmente, il sole va però preso con precauzione per evitare scottature ed eritemi. Un’eccessiva esposizione solare quando ancora non si è abbronzati può essere responsabile di una recidiva o di un forte peggioramento del quadro clinico a causa del fenomeno di Koebner. E’ importante, non dimenticare mai come una scorretta ed esagerata esposizione solare può esporci ad altre problematiche e inficiare i miglioramenti attesi. Questo vale anche per l’esposizione alle lampade UV. In ogni caso l’esposizione solare va sempre intesa quale valido supporter alle terapie tradizionali e sicuramente mai come trattamento sostitutivo delle stesse, in quanto non è in grado di sostituire la fototerapia PUVA o UVB a banda stretta. Inoltre il sole agisce facendo aumentare la sintesi di vitamina D, la quale esercita la sua azione antipsoriasica, in quanto contribuisce a ridurre la velocità di crescita abnorme delle cellule della cute e attenua l’infiammazione allontanando i linfociti. Non è da escludere, come effetto aggiuntivo, che di per sé il relax al sole o una bella vacanza al mare agiscano da antipsoriasici in quanto stimolano la produzione di endorfine che elevando il tono dell’umore diminuiscono la percezione dello stress. In quest’ottica, il binomio sole e mare diventa una combinazione vincente per far regredire le lesioni, in quanto combina l’azione cheratolitica dell’acqua marina che livella le lesioni, con l’azione dei raggi solari, creando un effetto sinergico antinfiammatorio che lenisce il prurito delle lesioni, elimina le cellule morte e favorisce la rigenerazione cutanea. Bisogna comunque fare attenzione a non esporsi al sole dopo aver utilizzato da poco sostanze fotosensinilizzanti, tipiche nei trattamenti terapeutici della psoriasi, quali catrami o farmaci come la ciclosporina e l’etretinato, per i possibili effetti collaterali spiacevoli che possono causare, quali macchie sulla cute. Pertanto è sempre opportuno consultare il proprio dermatologo prima di decidere di esporsi al sole.

Psoriasi: il decalogo d’oro da osservare per una corretta esposizione al sole

Osservare alcune semplici suggerimenti rende estremamente terapeutici i raggi solari: • Mantenere una certa prudenza nelle prime esposizioni, per evitare le scottature, scegliendo le ore meno calde della giornata. L’esposizione deve essere graduale, con incrementi di 5-10 minuti al giorno evitando rischiose “full immersion” iniziali. Sarebbe preferibile cominciare l’esposizione al sole gradualmente in primavera; prevenire le scottature solari e i possibili danni indotti dalle radiazioni ultraviolette, evitando l’esposizione nella fascia oraria più calda, che va dalle 11.00 alle 15.00; • Proteggere la pelle con prodotti che abbiano un filtro adeguato al proprio fototipo, iniziando con fattori più alti, quindi più bassi nei giorni successivi ai primi. E’ importante stendere le creme uniformemente circa 15/20 minuti prima dell’esposizione, senza dimenticare orecchie, nuca e piedi, e rinnovare l’applicazione per mantenere la protezione, dopo essersi bagnati o asciugati o anche dopo aver sudato; • Alternare, all’esposizione al sole, frequenti e brevi bagni, per via dell’azione decapante dell’acqua salata che favorisce il distacco delle squame e asciugarsi tamponando la pelle con l’asciugamano evitando lo strofinio; • Consultare il Dermatologo per valutare l’opportunità di modificare la terapia d’estate, in considerazione di eventuali possibili interazioni tra sole e trattamento farmacologico in corso. Molti farmaci utilizzati, infatti, possono essere fotosensibilizzanti, quindi si è più predisposti alle scottature. Va valutata quindi l’interruzione della loro assunzione o in alternativa va accompagnata da particolari cautele durante i periodi di esposizione solare prolungata; • Mantenere la pelle il più possibile pulita mediante l’utilizzo di detergenti non aggressivi quali saponi neutri o a base oleosa e oli detergenti di origine naturale. Può essere utile anche l’uso di creme doposole emollienti, protettive, non profumate, ricche di sostanze riparatrici e antinfiammatorie, che restituiscano alla pelle la giusta idratazione per mantenere l’elasticità cutanea e allo scopo di facilitare l’eliminazione delle squame, prevenire secchezza, prurito, grattamento ed escoriazioni; • Bere molta acqua (almeno due litri al giorno) e succhi vitaminici. Un mese prima di sottoporsi ad esposizione solare sarebbe opportuno assumere integratori alimentari a base di vitamine A ed E, consigliati dallo specialista. Evitare le bevande alcoliche, che peggiorano la psoriasi e seguire un’alimentazione fresca e leggera: frutta e verdure di stagione, ortaggi, cereali, pane e pasta preferibilmente integrali, riso integrale, pesce, alimenti ricchi di antiossidanti, olio d’oliva, evitare formaggi fusi, burro, lardo, carne rossa, insaccati, fritture, uova; • Evitare l’uso di crema depilatoria che potrebbe provocare allergie, preferire, l’uso del rasoio e, in assenza di placche, anche la cera a caldo/freddo, gli epilatori e le pinzette. Idratare rigorosamente la cute dopo la depilazione; • Indossare abiti in fibra naturale, meglio se larghi e piuttosto comodi privi accessori che possano creare microtraumi a contatto con la pelle e usare calzature aperte e comode, per aiutare la pelle a traspirare e restare asciutta; • Evitare le circostanze che creano sudorazione eccessiva che può peggiorare i sintomi; • Prevenire le punture d’insetti con l’uso di repellenti privi di sostanze irritanti; in caso di punture di meduse o insetti, di contatto con erbe urticanti o alghe, procedere con i rimedi convenzionali, facendo attenzione a non grattare le lesioni, per non creare irritazione e riesacerbazione delle chiazze di psoriasi. Lenire il prurito con applicazione di pomate specifiche.

Quali terapie possibili?

psoriasi palmare pre biologici
Psoriasi palmare pre-trattamento biologi

Si dispone oggi di molti farmaci e trattamenti; da quelli per uso topico, alla fototerapia, alla terapia sistemica, per via orale o per iniezione fino all’applicazione della Tecnologia Laser. In ogni caso è molto importante adeguare la terapia allo stato della malattia, in relazione alle manifestazioni cliniche in atto, alla localizzazione, alle recidive ed ai risultati di precedenti trattamenti terapeutici, nonché età, sesso, stili di vita. Tra i farmaci per uso topico sono di frequente utilizzo gli unguenti a base di corticosteroidi (cortisone), e a base di retinoidi, sostanze derivate dalla vitamina A. Una svolta nei trattamenti per uso topico è data oggi dai derivati della vitamina D3. Questi preparati, associati o meno a betametasone, si sono mostrati più efficaci, rapidi e meglio tollerati rispetto alle terapie convenzionali con il vantaggio di una sola applicazione quotidiana e di mantenere i risultati a lungo termine con un buon profilo di sicurezza. La fototerapia si avvale di luce artificiale, controllata. La prima forma di fototerapia nella psoriasi è stata certamente l’esposizione alla luce solare, in quanto i raggi ultravioletti (UV) emessi dal sole determinano il rallentamento della comparsa di squame sulla pelle. La fototerapia con raggi UVB usa, quali sorgenti di luce, speciali lampade UVB a banda stretta con lunghezza d’onda pari a 311 nm. Altra forma di fototerapia prevede l’utilizzo di lampade UVA (cosiddetta PUVA terapia) con la contestuale somministrazione di psoraleni farmaci foto sensibilizzanti, che potenziano l’effetto dei raggi UVA. Un grosso limite di questa terapia è che, se protratta per troppo tempo, aumenta il rischio di carcinogenesi cutanea. Il trattamento della psoriasi moderata-severa si basa prevalentemente su farmaci sistemici quali ciclosporina, methotrexate o la fototerapia. In caso d’inefficacia, controindicazione o intolleranza a questi trattamenti si può ricorrere alla terapia biotec, che è l’alternativa più moderna per la cura della psoriasi, e si avvale dell’uso dei cosiddetti farmaci biologici. Si tratta di farmaci immunosoppressori iniettabili.

Psoriasi palmare dopo trattamento biologici
Psoriasi palmare dopo trattamento biologici

New entries in questa categoria sono il Secukinumab e l’ixekizumab inibitori di interleuchina 17A (IL-17A). Il Secukinumab è il primo farmaco a essere approvato in Europa come terapia di prima linea per la psoriasi di grado moderato-severo e questa approvazione rappresenta una svolta decisiva nel trattamento della patologia psoriasica, poiché fornisce ai pazienti una nuova opzione terapeutica. In ultimo vale la pena fare un accenno all’utilizzo, per il trattamento della psoriasi, della tecnologia Laser, nello specifico di un particolare sistema Laser ad Eccimeri. Questa tecnologia rilascia in pochi secondi l’energia necessaria a correggere le alterazioni cellulari che sono alla base della malattia. A seguito di tali applicazioni si verifica una rapida regressione delle chiazze psoriasiche, già dopo alcune sedute di pochi secondi; tutto ciò senza bisogno di applicare creme, assumere farmaci e senza coinvolgere la cute sana circostante le lesioni. La gamma di soluzioni disponibili per una patologia tanto studiata è ampia, ma tutto ciò risulta inefficace senza una presa di consapevolezza del paziente che la regressione e la quiescenza della malattia dipendono da una stretta aderenza al trattamento e dall’igiene delle norme di vita quotidiane.