cicatrici d'acne

Cicatrici d’acne: perchè si formano e come curarle

E’ la patologia dermatologica che più frequentemente colpisce gli adolescenti e può essere responsabile di gravi ripercussioni sul piano psicologico. Interessando il viso, infatti, determina spesso una riduzione dell’autostima e della capacità di relazionarsi con i coetanei. Importante pertanto è trattare adeguatamente le lesioni che essa provoca con il duplice scopo di limitarne l’estensione e l’intensità, riducendo i possibili esiti cicatriziali delle forme più aggressive.

Quando si presenta e perché

L’età di insorgenza più comune dell’acne è intorno ai 12-14 anni, in coincidenza con il periodo di sviluppo ed evoluzione a livello ormonale. Una delle conseguenze della maturazione ormonale è l’ingrandimento delle ghiandole sebacee, la cui alterata funzione è responsabile delle manifestazioni acneiche.

Lo sviluppo delle ghiandole sebacee innesca una catena di eventi: il sebo è più denso ed è prodotto in quantità maggiore; lo sviluppo del dotto ghiandolare si associa ad una sua alterazione con conseguente desquamazione. Il sebo frammisto ai cheratinociti di sfaldamento crea un tappo allo sbocco ghiandolare che, in seguito a fenomeni ossidativi, assume un colore nerastro.

Si forma, in tal modo, il comedone (o punto nero). A volte lo sbocco ghiandolare risulta chiuso e non in contatto con l’esterno; in tal modo il sebo si accumula, determinando piccole lesioni biancastre lievemente rilevate sul piano cutaneo. In entrambi i casi l’accumulo di sebo crea un ambiente acido e spesso con scarso ossigeno, favorevole allo sviluppo di lesioni infiammatorie e alla crescita di colonie batteriche, prevalentemente costituite dal P. Acnes, che è il principale responsabile dei fenomeni infettivi ed infiammatori che caratterizzano le forme moderate e gravi di acne. Le manifestazioni descritte riassumono le alterazioni che caratterizzano l’evoluzione dell’acne: iperseborrea, ipercheratosi, infiammazione, infezione.

A seconda della prevalenza di tali alterazioni si manifestano: comedoni, microcisti, papule, pustole, cisti.Così come le lesioni acneiche sono molto variabili, parallelamente anche le manifestazioni cliniche risultano molto differenti, caratterizzate da un polimorfismo molto marcato.

Possiamo parlare di acne comedonica, papulosa, pustolosa, cistica, conglobata, in base alla prevalenza del tipo di lesione. La contemporanea presenza di tali lesioni è tipica della forma clinica più frequente, definita polimorfa, nella quale si osserva la coesistenza di tutte le lesioni elementari che caratterizzano questa patologia. L’intensità e la diffusione delle lesioni indirizza le scelte terapeutiche.

La terapia

I principali farmaci impiegati attualmente sono i Retinoidi (derivati della Vitamina A), gli antibiotici, il benzoilperossido, la nicotinamide, oltre a supporti dermocosmetici costituiti da detergenti, idratanti ed esfolianti. Un ruolo a parte svolge la terapia ormonale a base di anti-androgeni ed estro-progestinici. Le forme lievi-moderate si giovano della sola terapia locale, a volte affiancata da supporti nutrizionali.

Le forme più gravi necessitano in genere di terapie per via generale. Spesso si ricorre a combinazioni di farmaci: le più comuni sono benzoilperossido/retinoidi, benzoilperossido/antibiotici. Le prime efficaci nelle forme a prevalenza comedonico-papulosa, le seconde utili nelle forme più infiammate e con componente pustolosa.

La nicotinamide (vitamina B3) trova impiego nelle forme di gravità lieve-moderata sia per uso locale che come supplemento nutrizionale. Risulta molto tollerabile, utilissima nel periodo estivo, vista anche una azione fotoprotettiva della formulazione orale. Nelle forme più gravi risulta necessario ricorrere a terapie sistemiche.

Gli antibiotici (soprattutto macrolidi e tetracicline) sono i più comunemente impiegati, spesso per tempi lunghi. Nella donna, di frequente, risulta necessario il ricorso ad estroprogestinici, a volte associati ad antiandrogeni (ciproterone acetato, spironolattone).

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Un ruolo crescente sta assumendo l’inositolo, in grado di agire positivamente sull’ovaio policistico, in genere presente nelle donne in età post-adolescenziale affette da acne. Nelle manifestazioni di maggiore gravità o non rispondenti ad altre terapie è necessario ricorrere ai retinoidi sistemici (isotretinoina). Questi agiscono su tutti gli aspetti dell’acne, portando ad una drastica riduzione della attività delle ghiandole sebacee, della carica batterica, e dell’infezione.

L’isotretinoina essendo un farmaco teratogeno deve essere somministrata con cautela e con copertura anticoncezionale alle donne. La sua assunzione causa fastidiosi effetti collaterali (soprattutto marcata secchezza di cute e mucose). Ma nel complesso risulta un farmaco sicuro ed in grado di bloccare e risolvere anche forme di acne di gravità estrema. Una volta risolta la fase attiva, vanno rilevati i danni residui.

Le cicatrici d’acne

Le forme più aggressive e profonde lasciano esiti cicatriziali, in alcuni casi anche deturpanti. Sorge quindi la necessità di riportare la cute ad una situazione accettabile. A seconda della gravità degli esiti le prospettive di risoluzione sono variabili e legate alla esecuzione di trattamenti più o meno invasivi. Sulle cicatrici d’acne più leggere possono essere sufficienti peeling chimici superficiali e medi, a base di acido glicolico, piruvico o tretinoina.

Lo step successivo consiste nell’impiego di peeling profondi, soprattutto il TCA, in grado di attenuare cicatrici anche rilevanti.

L’intervento attualmente più efficace nella gestione delle cicatrici importanti è il Laser resurfacing, utilizzando i sistemi frazionati ed ultrapulsati che consentono, rispetto al passato, maggiore efficacia e tempi di recupero molto brevi. Per quanto riguarda i fattori patogenetici responsabili dello sviluppo dell’acne il ruolo preponderante è quello dello stimolo ormonale, in relazione ad età, sesso e fattori genetici. Su questa componente di base intervengono una serie di fattori, ambientali e comportamentali, che influenzano l’evoluzione della patologia.

Stress e alimentazione

L’alimentazione ha un ruolo da sempre discusso, ma mai totalmente chiarito. Di certo si rileva come una eccessiva assunzione di grassi saturi di origine animale (insaccati, latticini) induce aggravamento dei sintomi. Importante è l’inquinamento ambientale, in quanto eccesso di smog o polveri facilita l’occlusione degli sbocchi ghiandolari (fenomeno decisivo per l’innesco del processo infiammatorio).

Lo stress interviene modificando la secrezione ormonale, influendo quindi sulla composizione del sebo. L’assunzione di farmaci (cortisonici, psicofarmaci, anabolizzanti, ecc.) e le malattie (sindrome ovaio policistico, iperandrogenismi, sindromi surrenaliche, ecc.) possono favorire lo sviluppo di sindromi acneiche attraverso una interferenza con la funzione delle ghiandole sebacee.

In conclusione l’acne è da sempre la patologia dermatologica che caratterizza l’adolescenza.

Oggi si registra un incremento di casi nelle donne oltre i 20 anni. Le terapie attuali risultano in grado di attenuare e bloccare l’evoluzione della patologia, ma resta fondamentale la collaborazione del soggetto affetto che deve attuare comportamenti che non favoriscano la comparsa o l’aggravamento delle manifestazioni. In più è opportuno rivolgersi prontamente a medici specialisti, evitando il fai da te o i consigli di persone non abilitate a trattare patologie, per evitare interventi tardivi e ridurre i potenziali esiti cicatriziali.

L’inositolo e la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS)

Una delle cause principali dell’infertilità femminile è senza dubbio la Sindrome dell’Ovaio Policistico (Pcos), una complessa patologia che colpisce fra il 5% e il 10% delle donne in età fertile. Recenti studi presentati al World Pediatric and Adolescent Gynecology Congress hanno evidenziato l’efficacia della “molecola della fertilità” per contrastare i disturbi della Pcos.

I risultati sembrano sorprendenti: il 50% delle pazienti che assume inositolo torna ad ovulare dopo circa un mese; l’88% ripristina il ciclo mestruale dopo 3 mesi, mentre il 70% torna ad avere un ciclo mestruale regolare e il 55% riesce ad avere una gravidanza spontanea.

Ma cos’è la PCOS
La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) è uno dei più frequenti disturbi ormonali che colpiscono le donne. Il disturbo riconosce un’eziologia piuttosto complessa, spesso multifattoriale, caratterizzato da vari disordini endocrini che provocano anovularietà ed iperandrogenismo. Si tratta di una condizione ereditaria che si manifesta in circa il 5/10% della popolazione in età riproduttiva e cioè in una donna su tre (33%). L’esatta causa della (PCOS) resta comunque sconosciuta, ma tuttavia sembra essere il risultato di un erronea trasmissione di segnali all’ipotalamo e all’ipofisi.

La diagnosi
La diagnosi si può già porre quando siano presenti almeno 2 delle 3 alterazioni principali:

1. Oligo o anovularietà con irregolarità del ciclo mestruale

2. Livelli elevati circolanti di androgeni o manifestazioni cliniche di iperandrogenismo con segni di virilizzazione

3. Evidenza all’ecografia pelvica trans vaginale di Micropolicistosi ovarica.

Altri sintomi comuni di sono: perdita di capelli, acne e seborrea dovute all’aumento del DHEA e del DHEAS che, con i loro alti valori per il clima iperandrogenico caratteristico della sindrome, stimolano l’attività delle ghiandole sebacee. Ci può essere anche sovrappeso ed obesità, con BMI superiore a 25: il tessuto adiposo è una fonte extraghiandolare di androgeni, svincolata dal controllo esercitato dal sistema endocrino.

La molecola dell’inositolo si trova in natura in alcuni alimenti (legumi, cereali, frutta), in particolare, la lecitina di soia ne è ricca come anche il riso integrale, il grano saraceno, l’avena e l’orzo

Come si assume l’inositolo?
La molecola dell’inositolo si trova in natura in alcuni alimenti (legumi, cereali, frutta), in particolare, la lecitina di soia ne è ricca come anche il riso integrale, il grano saraceno, l’avena e l’orzo. Anche la carne, sia di bovino che di maiale contiene una certa quantità di inositolo.

In base agli studi è quindi consigliabile seguire una dieta equilibrata che preveda tali alimenti, abbinata ad attività fisica, e se necessaria anche un’aggiunta di integratori specifici a base di inositolo. I risultati sono stati a dir poco sorprendenti: il 50 % delle pazienti che ha assunto questa molecola, è tornata ad ovulare dopo circa un mese, l’88% ha ripristinato il ciclo mestruale dopo 3 mesi, e il 55% è riuscito anche ad avere una gravidanza spontanea.

La terapia
In studi recenti si è proposto l’utilizzo di integratori a base di Myo-inositolo per migliorare la risposta metabolica ed ormonale delle pazienti con PCOS. Pur non potendolo definire propriamente una vitamina, l’inositolo è ritenuto un fattore vitaminico facente parte del complesso B presente nell’organismo umano nei fosfolipidi e in grado di stimolare la produzione endogena di lecitina. Il suo ruolo biologico comprende una specifica attività di controllo del metabolismo dei grassi e degli zuccheri e delle funzionalità cellulari del sistema nervoso. Il Myo-inositolo è un importante costituente del microambiente follicolare, giocando un ruolo determinante sia sullo sviluppo nucleare che citoplasmatico dell’ovocita.

La prevenzione è possibile: mantenere uno stile di vita sano, un’alimentazione bilanciata, controllare l’aumento di peso e praticare l’esercizio fisico costante.

La Sindrome dell’Ovaio Policistico: scopri quali sono i sintomi

La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), è uno dei più frequenti disturbi ormonali che colpiscono le donne. Il disturbo riconosce un’eziologia piuttosto complessa, spesso multifattoriale, caratterizzato da vari disordini endocrini che provocano anovularietà ed iperandrogenismo. Si tratta di una condizione ereditaria che si manifesta in circa il 5/10% della popolazione in età riproduttiva e cioè in una donna su tre (33%). L’esatta causa della (PCOS) resta comunque sconosciuta, ma tuttavia sembra essere il risultato di un erronea trasmissione di segnali all’ipotalamo e all’ipofisi.

La diagnosi comunque si può già porre quando siano presenti almeno 2 delle 3 alterazioni principali: 1. Oligo o anovularietà con irregolarità del ciclo mestruale 2. Livelli elevati circolanti di androgeni o manifestazioni cliniche di iperandrogenismo con segni di virilizzazione 3. Evidenza all’ecografia pelvica trans vaginale di Micropolicistosi ovarica.

Altri sintomi comuni di sono: perdita di capelli, acne e seborrea dovute all’aumento del DHEA e del DHEAS che, con i loro alti valori per il clima iperandrogenico caratteristico della sindrome, stimolano l’attività delle ghiandole sebacee. Ci può essere anche sovrappeso ed obesità, con BMI superiore a 25: il tessuto adiposo è una fonte extraghiandolare di androgeni, svincolata dal controllo esercitato dal sistema endocrino.

La terapia. In studi recenti si è proposto l’utilizzo dei preparati contenenti inositolo da soli e/o in combinazione al trattamento con metformina per migliorare la risposta metabolica ed ormonale delle pazienti con PCOS. Pur non potendolo definire propriamente una vitamina, l’inositolo è ritenuto un fattore vitaminico facente parte del complesso B presente nell’organismo umano nei fosfolipidi e in grado di stimolare la produzione endogena di lecitina. Il suo ruolo biologico comprende una specifica attività di controllo del metabolismo dei grassi e degli zuccheri e delle funzionalità cellulari del sistema nervoso. Ad ogni modo il Myo-inositolo è un importante costituente del microambiente follicolare, giocando un ruolo determinante sia sullo sviluppo nucleare che citoplasmatico dell’ovocita.

La prevenzione è possibile: mantenere uno stile di vita sano, un’alimentazione bilanciata, controllare l’aumento di peso e praticare l’esercizio fisico costante.