Mantenere giovane il cervello per vivere più a lungo

Il cervello invecchia in maniera diversa rispetto al resto del corpo e non potrà avere mai la stessa età. Un recente studio inglese ha dimostrato che avere un cervello “vecchio” può essere collegato a un aumentato rischio di morire in età più giovane.

I ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno stabilito l’età del cervello delle persone esaminate con una tecnica che ha impiegato l’intelligenza artificiale per analizzare le informazioni provenienti da scansioni cerebrali.

La tecnica è stata sviluppata nel 2010 ed ha previsto la misurazione del volume della massa cerebrale e la quantità di sostanza bianca e materia grigia su un campione di circa 2.000 soggetti, di età compresa tra 18 e 90.

I ricercatori hanno scoperto che le persone il cui cervello risultava meno giovane rispetto alla loro età anagrafica totalizzavano punteggi bassi nei test cognitivi. Per esempio, le persone con cervelli più grandi avevano meno forza nell’afferrare e stringere un oggetto. La stessa capacità polmonare era inferiore rispetto a persone con cervelli più giovani.

Inoltre, le persone con massa cerebrale più anziana avevano più probabilità di morire prima degli 80 anni. In particolare, gli uomini che sono deceduti prima di compiere 80 anni avevano il cervello che era 8 anni più vecchio rispetto alla loro età reale; le donne che sono morte prima di 80 anni ha avuto il cervello che erano 2 anni in più, in media, rispetto ai loro età reale.

Ringiovanimento per topi anziani: l’elisir di giovinezza non è più un sogno

E se fosse possibile rallentare l’invecchiamento? Un gruppo di ricercatori americani ha annunciato di esserci riuscito su topi da laboratorio affetti da progeria, una condizione che causa l’invecchiamento precoce dell’organismo.

I risultati sono stati sorprendenti. Topi anziani sono stati ringiovaniti e la loro vita è stata allungata del 30%. Il test si è dimostrato di funzionare anche su cellule umane in provetta.

Lo studio è stato guidato da Juan Carlos Izpisua Belmonte dell’Istituto Salk per gli Studi Biologici a La Jolla, California, ed è stato pubblicato di recente sulla rivista Cell.

Si tratta di un esperimento complesso e ne passerà del tempo prima che si arrivi ad una vera e proprio cura rigenerativa. Ma lo studio dimostra che il processo di invecchiamento non è irreversibile ed è possibile intervenire per rallentarlo.

Non sarà possibile aspirare all’immortalità, ma gli studiosi sono fiduciosi sul fatto che questa tecnica, una volta messa a punto, potrà aiutare a vivere meglio la vecchiaia.