Invecchiamento cutaneo: come fermarlo

La pelle è l’organo più grande del nostro corpo. Funge da barriera con l’ambiente esterno ed è costantemente esposto a numerosi agenti esogeni che ne determinano continue modificazioni. L’invecchiamento della pelle è un fenomeno biologico inevitabile. Si tratta di un processo estremamente graduale che dà all’uomo l’opportunità di abituarsi alle mutazioni del proprio aspetto.

Con il passare degli anni la pelle va incontro ad una serie di modificazioni che ne determinano l’aspetto rugoso ed invecchiato. Comprendere in cosa consistano questi cambiamenti è fondamentale per valutare una terapia per adatta a contrastare l’invecchiamento cutaneo.

I dermatologi solitamente ne distinguono due tipi: invecchiamento intrinseco o cronologico, legato al processo genetico ed ormonale; e invecchiamento estrinseco o foto-invecchiamento, provocato da fattori esterni come i raggi UV, il fumo e l’inquinamento. Osservando le modificazioni strutturali nell’invecchiamento cutaneo è possibile notare minime variazioni dello spessore dello strato corneo e una riduzione dello spessore del derma. Inoltre, si assiste ad una graduale riduzione della popolazione di melanociti e di cellule di Langerhan’s, assieme ai tre componenti primari del tessuto connettivale dermico (glicosaminoglicani, fibre elastiche, collagene). La sostanza base, composta da glicosaminoglicani e proteoglicani, si riduce gradualmente con l’età (circa 1-2% per anno).

Per quanto riguarda le fibre elastiche (elastina e componenti microfibrillari), che nell’adulto rappresentano il 2-4% del volume totale del derma e la cui distruzione comporta lassità cutanea, il discorso si fa più complesso: la loro degradazione comincia già intorno ai trenta anni, ma nell’anziano, per effetto della perdita massiva del collageno, la loro concentrazione sembra addirittura aumentata.
In realtà è proprio a livello del collagene (70-80% del peso a secco del derma) che i cambiamenti si notano maggiormente, causando una riduzione dello spessore del derma quantificabile, in media, in circa il 6% per decade di vita. Anche gli annessi cutanei subiscono modificazioni con l’età, in particolare: le ghiandole sebacee aumentano di dimensione, i corpuscoli di Pacini e Meissner (strutture per la sensibilità alla pressione ed al tocco) diminuiscono di numero.

L’esposizione prolungata al sole accelera il processo di invecchiamento della pelle

Oltre all’età (cronoaging), esistono numerosi fattori in grado di attivare ed accelerare il processo di invecchiamento: l’esposizione solare o l’abbronzatura artificiale (photoaging), la formazione di radicali liberi (stile di vita errato e stress), l’elevata concentrazione ematica di caffeina (10 mcg/ml – 3 tazze di caffè, riducono la sintesi di collagene fino al 15%), l’inquinamento atmosferico, l’alcol, quantità di sonno insufficiente ed infine il fumo di sigaretta (può ridurre la sintesi di collagene fino al 40%).

In particolare l’esposizione prolungata alla luce (solare o artificiale) determina un invecchiamento precoce e strutturalmente diverso rispetto a quello dovuto all’età ed all’atrofia. Il segno caratteristico è in questo caso la presenza di fibre elastiche danneggiate (elastosi) che determinano un ispessimento cutaneo.
Anche la sostanza base aumenta, mentre il collageno maturo si riduce. Va notato inoltre che, mentre l’effetto dei raggi UVB è localizzato principalmente a livello dell’epidermide, gli UVA (abbronzatura artificiale) hanno effetti localizzati più profondamente a livello del derma.

Anche l’attività dei melanociti si riduce e, proporzionalmente a tale deficit, la pelle diventa più vulnerabile agli effetti delle radiazioni solari. Per questo motivo negli anziani si registra un’aumentata incidenza dei tumori cutanei. Si possono formare degli aggregati di melanociti molto attivi, con conseguente comparsa di lentigo solari (macchie cutanee nelle zone esposte ai raggi UV), discheratosi ed aumentato rischio di melanomi.

COSA FARE
In generale si può affermare che l’invecchiamento cutaneo è causato dalla minor capacità dei tessuti a rigenerarsi. Si tratta, quindi, di un processo fisiologico che, tuttavia, è possibile prevenire e rallentare. Attraverso l’assunzione di antiossidanti cutanei, vitamine A-C-E, isoflavoni della soia (ridensificanti e rassodanti), l’applicazione di preparati topici ad alto contenuto di acido ialuronico, coenzima Q10, calcio antagonisti e sostanze emollienti ed idratanti hanno mostrato notevoli effetti protettivi e rigenerativi. Nei casi più estremi, un grosso aiuto proviene dall’impiego della tossina botulinica e delle nuove tecnologie, come i laser ablativi frazionati (CO2 ed Erbium) e dei non ablativi, minimamente invasivi, chiamati anche “week-end lifting”.

Macchie della pelle: la cura laser per rimuoverle

Le più comuni alterazioni del colore della cute possono essere distinte nelle seguenti forme: ipermelanosi, pigmentazioni endogene non melaniche, pigmentazioni da sostanze esogene. Le macchie della pelle vengono definite come un inscurimento circoscritto della cute, che si aggravano con l’esposizione al sole e sono rappresentate da: Efelidi, Lentiggini, Lentigo senili o solari, Melasma o Cloasma, Pigmentazioni post-infiammatorie, Chiazze caffé-latte, Nevo di Becker, Nevo spilus.

Cosa sono. L’efelide è una macula pigmentata multipla presente in sedi fotoesposte, caratterizzata microscopicamente da melanociti di numero normale, ma con capacità melanogenica maggiore rispetto a quelle dell’epidermide circostante. Compaiono nella prima infanzia al volto, arti superiori o in sedi fotoesposte, in soggetti rossi o biondi, con diametro di 1-3 mm, di forma rotonda con colore bruno variabile. La macchia o chiazza caffè-latte è una lesione pigmentata, ben circoscritta, congenita o acquisita, isolata o in elementi multipli, la cui persistenza è indipendente dall’esposizione alla luce solare. Lesione congenita o acquisita nell’infanzia con diametro da pochi millimetri a molti centimetri, di colore bruno chiaro, forma rotonda, con bordi definiti e superficie liscia. Da un punto di vista istopatologico, l’epidermide è normale con lieve aumento della melanina e con melanociti in numero normale. Il nevo di Becker è una lesione pigmentata quasi sempre acquisita, costituita da una chiazza bruna a contorni irregolari con numerosi peli generalmente monolaterale. E’ più spesso acquisito nell’adolescenza, presenta una conformazione a carta geografica con diametro di pochi millimetri a molti centimetri. Più frequente nel sesso maschile, soprattutto sulla spalla, nella regione scapolare o pettorale.

La lentigo solare è una lesione pigmentata acquisita piana, isolata o multipla che compare generalmente su cute danneggiata da anni di esposizione alla luce solare. Ha un diametro variabile, colore bruno anche disomogeneo, forma rotonda, bordi indentati e con superficie talvolta desquamante. Le sedi sono viso, dorso mani, décolleté, superficie estensoria degli avambracci, parte alta del dorso. Le lentigo senili si presentano nelle zone più esposte alla luce del sole (viso, mani), appaiono di colore bruno, isolate e prevalentemente di forma tondeggiante. Il melasma si manifesta generalmente sul viso con chiazze di colore marrone-grigiastro. Può essere causato da farmaci, come la pillola contraccettiva, da ormoni prodotti nel corso della gravidanza, durante la menopausa, o nel corso di disfunzioni ormonali delle ghiandole surrenali; un’altra causa può essere ricercata nell’azione di sostanze chimiche contenute nei profumi.

Trattamento. Moderne tecniche di diagnostica dermatologica non invasiva sono in grado di documentare la presenza di una componente vascolare in corrispondenza di tale importante inestetismo e quindi di orientare la scelta della sorgente di luce più adeguata per il trattamento, anche se in molti casi questo risulta non completamente prevedibile. L’efficacia di un trattamento laser per lesioni pigmentate dipende non solo dalla localizzazione del cromoforo nell’epidermide, ma anche da altri  fattori fra i quali il fototipo e la fotoesposizione della zona da trattare.