Epilazione laser e ringiovanimento vaginale: boom di richieste

L’atrofia vulvo-vaginale è il più importante fattore che interferisce con la funzione sessuale

L’interesse sul distretto genito-anale sta negli ultimi tempi aumentando in modo esponenziale, non solo in campo di prevenzione e cura delle patologie che colpiscono queste zone, ma anche e soprattutto in ambito prettamente estetico.

Nel corso del primo congresso mondiale della Società Europea di Ginecologia Estetica si è constatato come la richiesta di interventi di ginecologia estetica nell’ultimo anno sia aumentato di 10 volte, e come dal 1990 al 2016 l’interesse nel campo della chirurgia estetica si sia spostato via via dal volto, al seno, ai glutei alla vulva! Il perché di questo fenomeno va ricercato non solo nella liberalizzazione dei costumi, nel crescente accesso ad internet e ai film erotici, ma anche nel fatto che i cambiamenti delle mode, abbigliamenti più succinti e i nuovi canoni di epilazione delle zone genitali hanno portato a scoprire zone che fino a pochi anni fa rimanevano nascoste.

la richiesta di interventi di ginecologia estetica sono aumentati di 10 volte nell’ultimo anno

Nel corso del congresso, diversi relatori provenienti da tutto il mondo hanno inoltre stabilito che il laser CO2 frazionato è il trattamento gold standard non solo per l’atrofia vulvo-vaginale in menopausa, ma anche per il ringiovanimento vulvo-vaginale ed è il primo step terapeutico per patologie come il lichen sclero-atrofico genitale maschile e femminile, la vulvodinia e la sindrome genito-urinaria in genere.

Insieme al laser CO2 frazionato con i suoi scanner per i distretti genito-anali ecco metodiche associate emergenti come le labioplastiche chirurgiche (esiste addirittura un vulva paper con 6 style classes di vulve a cui ispirarsi), filler a base di acido ialuronico dedicati alla zona genitale, trattamenti a base di PRP, lipofilling con o senza cellule staminali, laserlipolisi delle grandi labbra vulvari e del monte di venere, carbossiterapia genitale, ozonoterapia transvaginale e rettale, radiofrequenza intravaginale fino a metodiche sicuramente più bizzarre e commerciali come il G-shot (stimolazione del punto G con laser, PRP e acido ialuronico) e l’O-shot (iniezioni di PRP a livello clitorideo e vaginale per potenziare l’orgasmo femminile). Ma torniamo al nostro ruolo di laseristi e passiamo in rassegna i trattamenti laser che possono essere effettuati nel distretto genito-anale.

Epilazione laser

L’American Society for Aesthetic Plastic Surgery stima che nel 2015 sono stati eseguiti negli Stati Uniti più di 1.200.000 trattamenti di laser epilazione. La laser epilazione è il terzo trattamento più frequente richiesto in medicina estetica ed il secondo più richiesto nel sesso maschile. Utile non solo per l’eliminazione a lungo termine dei peli da un punto di vista meramente estetico ma è il trattamento gold standard per risolvere i casi di follicolite post epilatoria e il trattamento da farsi nei pazienti di sesso maschile a livello scrotale prima degli interventi di cambio sesso (uomo-donna). Il bersaglio della laser epilazione è l’eumelanina che si trova nel fusto del pelo e nel follicolo pilifero a livello della papilla dermica e del bulge (sede delle cellule staminali del pelo).

Basandosi sulla teoria della fototermolisi selettiva, vediamo come un impulso laser specifico per l’epilazione riesce a colpire in modo selettivo il bersaglio cromoforo melanina contenuta nel pelo, il calore che si sprigiona riesce poi a diffondere dal bersaglio cromoforo al bersaglio biologico (cellule staminali del bulge e della papilla) distruggendo efficacemente il follicolo pilifero. La melanina è il cromoforo bersaglio per le lunghezze d’onda comprese tra il rosso ed il vicino infrarosso. Le tecnologie laser ad oggi utilizzate nella laser epilazione vedono accanto al laser a rubino ad impulso lungo (694 nm), laser Nd:Yag a impulso lungo (1064 nm), sistemi a luce pulsata ad alta intensità (400-1200 nm) i laser gold standard: laser a diodo a impulso lungo (810 nm) e laser ad alexandrite a impulso lungo (755 nm).

Nel distretto genito-anale possiamo poi utilizzare il laser vascolare Nd:Yag per la rimozione degli angiocheratomi tipici di questa zona e i laser QS per la rimozione dei tatuaggi cosmetici della zona pubica (di comune riscontro sono i tatuaggi di peli pubici che venivano eseguiti di frequente negli anni 60 per infoltire la peluria della zona pubica) e sovra-pubica. Il laser che trova però il maggior numero di applicazioni in tale distretto rimane il laser CO2, laser chirurgico per eccellenza che ha come target cromoforo l’acqua intra ed extracellulare e che lavora ad una lunghezza d’onda di 10600 nm nel lontano infrarosso. Con il classico manipolo chirurgico possiamo rimuovere con successo i condilomi acuminati vulvari, penieni e perianali, possiamo eseguire precise frenulotomie e piccoli rimodellamenti a livello delle piccole labbra e del contorno dell’introito vaginale.

Ringiovanimento vaginale

Con i nuovi scanner intravaginali e vulvari possiamo invece eseguire i trattamenti di ringiovanimento vulvo vaginale. Grazie ad una procedura laser mini-invasiva veloce ed indolore si riescono oggi a trattare gli effetti del trascorrere del tempo sui tessuti interni dell’apparato genitale femminile andando a rigenerare la mucosa vaginale non soltanto migliorando la lassità dei tessuti ma soprattutto ripristinandone la corretta funzionalità.

Nel periodo peri-post menopausale il 25-50% delle donne accusano sintomi legati ad alterazioni del trofismo vaginale indotte dal declino degli estrogeni. La riduzione progressiva della produzione estrogenica ovarica provoca: atrofia vaginale (riduzione del collagene, assottigliamento dell’epitelio, perdita delle pliche epiteliali, la mucosa diventa più sensibile a sfregamenti e traumi), riduzione del flusso ematico alla mucosa vaginale e riduzione delle secrezioni vaginali (con conseguente dispareunia, riduzione della libido, aumento delle infezioni vaginali), riduzione dei lattobacilli e del glicogeno cellulare con aumento del PH vaginale da 3-3,5 a 6-8 (aumento delle infezioni fungine e batteriche con conseguenti pruriti, irritazioni e bruciori).

L’atrofia vulvo-vaginale è il più importante fattore che interferisce con la funzione sessuale e comporta sintomi come la secchezza (77%), la dispareunia (38%), irritazioni vaginali con pruriti e bruciori (18%), vasocongestione, ridotta lubrificazione, diminuzione della libido, deficit orgasmico, nicturia, disuria, incontinenza, infezioni post-coitali.
La maggior parte delle donne riferisce che le terapie attualmente utilizzate in menopausa (lubrificanti topici, fitoestrogeni, terapia ormonale sostitutiva, estrogeni topici) siano efficaci per migliorare i sintomi sistemici (vampate, irritabilità, insonnia…), ma poco riescono a fare a livello vaginale. La mucosa vaginale è caratterizzata da assenza di cheratina e da grande contenuto di acqua che è il bersaglio del laser CO2. La sostanza fondamentale del connettivo è formata per lo più da protidoglicani che si legano a lunghe catene di acido ialuronico ed intrappolano acqua.

I fibroblasti producono la componente fibrillare (fibre collagene ed elastiche) e la sostanza amorfa (ialuronico, protidoglicani…). Dopo aver elaborato la matrice extracellulare rimangono imprigionati nelle fibre diventando fibrociti quiescenti. Un danno tessutale come quello indotto dal riscaldamento del laser CO2 stimola i fibrociti a tornare ad essere fibroblasti produttivi che riescono a ripristinare la corretta composizione della matrice con fibre collagene all’interno della sostanza amorfa con adeguato contenuto in acqua.

Si ristabilisce quindi la corretta permeabilità del connettivo con una cascata di effetti: aumento di nutrimenti che arrivano alla mucosa con miglioramento del turgore, aumento dell’idratazione con riduzione del prurito e bruciore, aumento del trasudato vaginale con diminuzione della secchezza e della dispareunia, recupero del trofismo, aumento del glicogeno cellulare, ricolonizzazione dei lattobacilli e diminuzione del pH. Dopo 1 mese da un solo trattamento laser gli studi istologici dimostrano che la mucosa vaginale presenta uno spessore notevolmente aumentato, con distacco cellulare superficiale e aumento del glicogeno cellulare.

Il trattamento

Il trattamento prevede una visita ginecologica preliminare atta a valutare il livello di atrofia ed i sintomi soggettivi delle pazienti, a valutare il livello di prolasso degli organi pelvici (che non deve essere superiore al secondo grado), ad escludere infezioni in atto e ad eseguire un pap-test che deve risultare negativo. Il manipolo laser viene inserito in vagina senza speculum e senza utilizzare lubrificanti o anestetici topici (che avendo una base acquosa andrebbero ad interferire con l’efficacia del laser). Le pazienti trattate riferiscono solo un lieve fastidio nell’inserzione del manipolo in vagina, nessun dolore durante il trattamento e solo un lieve fastidio nel trattamento delle porzioni più esterne.

Tutte le pazienti trattate non presentano alcun effetto collaterale nei giorni successivi al trattamento (se non un lieve bruciore in prima giornata e scarse perdite siero-ematiche in prima-seconda giornata) e tutte riferiscono miglioramenti della sintomatologia (miglioramento sintomo dolore a livello dell’introito vaginale, miglioramento bruciore, prurito, secchezza, dispareunia e miglioramento dei sintomi urinari come incontinenza-urgenza e cistiti ricorrenti) già dopo alcuni giorni dalla prima seduta. Visti gli inaspettati e sorprendenti successi dei trattamenti eseguiti con lo scanner intravaginale e vulvare nell’atrofia post menopausa, è ormai prassi trattare con lo scanner CO2 vulvare anche i casi di lichen scleroatrofico genitale della donna e dell’uomo (con miglioramenti evidenti in termini di idratazione, spessore della mucosa, vascolarizzazione, elasticità, minor prurito bruciore e ricorso a creme), i casi di vulvodinia (l’aumento di spessore della mucosa che il laser induce riesce a creare una sorta di cuscinetto per isolare le terminazione nervose nei punti trigger a livello vestibolare) e quelli di prurito perianale.

Cancro al seno: la ricostruzione mammaria con Lipofilling e PRP

Di recente introduzione, nell’ambito della ricostruzione mammaria, è l’uso di cellule staminali provenienti da tessuto adiposo autologo in associazione a plasma ricco in piastrine. Nel tessuto adiposo, come nel midollo osseo, sono presenti, accanto agli adipociti, delle cellule staminali totipotenti che hanno la possibilità di differenziarsi in cellule di diversi tessuti. Quando si esegue un lipofilling (altrimenti detto lipostruttura o trapianto di grasso) sono proprio queste cellule staminali che sopravvivono e sono in grado di differenziarsi, inoltre possedendo capacità di neoangiogenesi contribuiscono ad un migliore trofismo locale dell’area interessata al trapianto.

Il lipofilling, inteso pertanto come trasferimento di cellule adipose, ma soprattutto di cellule staminali, ha diversi obiettivi e potenzialità: Riempimento, Ristrutturazione, Rigenerazione. Il riempimento è dimostrato dall’incremento volumetrico, la ristrutturazione e la rigenerazione sono evidenziati dai miglioramenti della qualità dei tessuti cutanei e sottocutanei in caso di trattamento di tessuti scarsamente irrorati come aree ulcerate, radiodermiti, radionecrosi e cicatrici di vario tipo.

Nell’ambito della chirurgia oncoplastica mammaria il lipofilling:

Può essere molto utile come integrazione e complemento della ricostruzione mammaria con protesi andando ad avvolgere ed imbottire la protesi aumentando lo spessore del tessuto sottocutaneo contribuendo a rendere meno evidente la protesi stessa, riducendo la sensazione di “seno freddo” spesso presente in caso di ricostruzione, aumentando il grado di ptosi con un aspetto più naturale della mammella ricostruita;

– Può essere utilizzato per reintegrare i volumi mancanti in caso di esiti di quadrantectomie, anche se non tutti concordano sull’opportunità del lipofilling in questi casi per le possibili recidive della malattia anche a distanza di molti anni; – Può essere utilizzato per correggere malformazioni e deformità di sviluppo che si presentano con asimmetrie volumetriche di modesta/moderata entità rispetto al seno controlaterale;

– Recentemente è stato proposto anche per la ricostruzione totale del seno dopo mastectomia; anche se, in tal caso, è opportuno sottolineare che sicuramente sono necessari più interventi a distanza di alcuni mesi con un iter ricostruttivo che, anche in caso di mammelle di piccolo volume, è sicuramente di almeno un anno/un anno e mezzo;

– Può rappresentare l’unica alternativa ricostruttiva nei casi di rigetto di protesi.

Le applicazioni del lipofilling a livello mammario possono essere pertanto molteplici e di grande rilievo. C’è unanimità di consenso nel considerare tale tecnica utile nel migliorare i risultati ottenuti con la ricostruzione mammaria, tuttavia deve essere utilizzata con cautela e, secondo il nostro avviso, non impiegata nei casi di interventi chirurgici per tumori particolarmente aggressivi (associati a linfangiosi neoplastica o neoplasie triple negative) o in interventi di quadrantectomia, per l’elevato rischio di recidiva associato al trapianto di cellule staminali. E’ stato inoltre dimostrato che non determina un ritardo diagnostico del carcinoma mammario, in quanto un radiologo esperto riesce a distinguere le calcificazioni legate al tumore da quelle dovute dalla liponecrosi del lipofilling.

Lipofilling: tempi chirurgici. Il lipofilling può essere eseguito in anestesia locale con sedazione in regime di day-hospital, oppure in anestesia generale in regime di ricovero. Prelievo: le incisioni nelle sedi del prelievo che possono essere diverse (pancia, braccia, cosce, fianchi) sono di pochi millimetri tali da permettere l’ingresso di microcannule che non determinano esiti cicatriziali. Il prelievo viene di norma effettuato con la tecnica della lipostruttura (tecnica sec. Coleman) che fa uso di una siringa da 10 ml con attacco Luer-lock e con una cannula di 3 mm di diametro e 15 o 23 cm di lunghezza, i cui fori di ingresso hanno dimensioni tali da permettere il passaggio delle particelle di tessuto adiposo attraverso il lume della siringa Luer-lock. In questo modo, durante l’aspirazione, viene mantenuta una bassa pressione negativa che riduce il traumatismo del processo sugli adipociti, preservandone la vitalità. Una volta che la siringa è stata riempita dal grasso aspirato, la cannula viene rimossa e un tappo Luer-Lock viene posto sulla siringa per sigillare l’apertura. Processazione del grasso prelevato: la purificazione del grasso prelevato può avvenire per centrifugazione e una volta rimosso lo stantuffo, la siringa viene posizionata in una centrifuga sterilizzata e fatta centrifugare a 3000 rpm per tre minuti o per decantazione.

La tecnica di Coleman, la più diffusa, utilizza come procedura di purificazione la centrifugazione ma indipendentemente dalla tecnica il risultato finale sarà la formazione in provetta di 3 strati: 1. lo strato superiore è oleoso e costituito essenzialmente da materiale fuoriuscito da cellule adipose traumatizzate; 2. lo strato inferiore è il più denso fra i tre ed è formato da sangue e soluzione fisiologica; 3. lo strato intermedio contiene cellule adipose vive che saranno poi infiltrate nella zona da correggere. Sia lo strato superiore che quello inferiore vengono rimossi rispettivamente usando stoppini assorbenti ed esercitando con lo stantuffo una lieve pressione; nella siringa rimane il solo strato intermedio. E’ infatti necessario isolare il più possibile gli adipociti da trapiantare al fine di diminuire la risposta infiammatoria dopo il reimpianto; se nel sito ricevente sono presenti molti detriti cellulari si sviluppa un’intensa reazione infiammatoria con l’attivazione delle cellule della flogosi. Trasferimento degli adipociti nella mammella da trattare: avviene con microcannule, senza lasciare cicatrici.

L’intervento non è doloroso e la durata varia a seconda della quantità di grasso da impiantare da 60 minuti a 2 ore. Nel post-operatorio è previsto l’utilizzo, nell’area del prelievo, di una guaina compressiva, per ridurre eventuali ecchimosi o gonfiori, che viene mantenuta generalmente per tre settimane dopo l’intervento. Sempre nel post-operatorio può essere presente un lieve indolenzimento delle aree trattate, controllabile comunque con antidolorifici di uso comune. Il ritorno alle normali attività è graduale, nell’arco di alcune settimane. Il risultato, apprezzabile già dopo le prime tre settimane, sarà definitivamente raggiunto a distanza di circa sei mesi dall’intervento. E’ opportuno sapere che per ottenere 100 cc di grasso purificato, pronto per essere iniettato, è necessario un prelievo di circa 250 cc di grasso che corrispondono ad una discreta lipoaspirazione e questo consente la correzione di difetti di modesta o moderata entità. Quantitativi decisamente più importanti sono necessari negli altri casi e, sempre a titolo esemplificativo, è bene segnalare che per ottenere un’integrazione volumetrica di circa una taglia, seppur considerando variazioni legate alla base della mammella iniziale, è necessario inserire almeno 300 cc di grasso “purificato”, cosa che implica un prelievo iniziale di 1500/2000 cc di grasso da altre parti del corpo. Ciò significa che possono essere candidate ad una mastoplastica integrativa con tessuto adiposo solo pazienti che hanno, in realtà, anche un’indicazione alla liposuzione. La necessità di trasferire questi quantitativi di grasso è da mettere in relazione al riassorbimento parziale del tessuto trasferito nei primi mesi dopo l’intervento; questo riassorbimento avviene in percentuale variabile non sempre facilmente prevedibile. Corretto è di conseguenza avvertire la paziente che eventuali reinterventi potranno essere necessari od opportuni. Sulla base di queste considerazioni, è comprensibile come siano in corso sperimentazioni cliniche di vario tipo con lo scopo di raggiungere risultati del tutto prevedibili. Si tratta, infatti, di una tecnica in continua evoluzione, per questo negli ultimi anni si è sperimentata l’associazione del lipofilling al PRP.

Platelet-Rich Plasma. Concentrato di sangue omologo o autologo che contiene un elevato numero di piastrine. E’ stato dimostrato che i fattori di crescita in esso contenuti (bFGF, PDGF e IGF, TGFalfa e beta, IGF I e II, EGF, VEGF) accelerano la proliferazione e la differenziazione delle cellule staminali e favoriscono la neoangiogenesi rendendo più efficaci e duraturi nel tempo gli effetti ottenuti con il lipofilling. Le proporzioni di PRP che devono essere miscelate al tessuto adiposo già processato sono di 0,5ml:1ml; prima che tutto il materiale prelevato possa essere trasferito, attraverso microcannule, nella mammella da trattare è necessario aggiungere 1 ml di miscela di calcio gluconato e batroxobina, aspirata in una siringa da 2,5 ml e gentilmente agitata (1 ml di attivatore per 20 cc di PRP); così facendo il concentrato piastrinico assumerà, nel giro di qualche minuto, consistenza gelatinosa dal momento che la batroxobina (enzima ad alto potere coagulante, con attività di tipo trombinica, isolato, mediante opportuni processi di purificazione, dal veleno del serpente brasiliano Bothrops Jararaca) è responsabile della polimerizzazione della fibrina in un gel insolubile, e con il calcio gluconato determina la degranulazione delle piastrine con conseguente rilascio di fattori di crescita e citochine. Il trasferimento nella mammella dovrà pertanto essere effettuato entro e non oltre 15 minuti, poiché il gel piastrinico formatosi dalla trasformazione del fibrinogeno in fibrina non riuscirebbe ad attraversare i fori delle microcannule.

L’uso del PRP è regolamentato a livello europeo dalla “Revisione del decreto legislativo 19 Ago 2005, recante attuazione della direttiva 2002/98/CE” con un Decreto Legislativo del 20 Dic. 2007, n 261, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.19 del 23 Gen. 2008. Secondo questa normativa solo i medici del Centro Trasfusionale di riferimento sono autorizzati a eseguire le procedure per la creazione, seguendo protocolli clinici definiti e utilizzando una strumentazione approvata e certificata CE, del PRP, pertanto i Centri che vorranno effettuare questo tipo di trattamento non potranno prescindere dell’ausilio di un Centro Trasfusionale. La regolamentazione europea e il marchio CE ne garantiscono la sicurezza biologica. Diversi studi presenti in letteratura dimostrano che gli effetti del lipofilling soprattutto in termini di mantenimento del volume mammario nel tempo, sono più efficaci se questo è associato al PRP.

Reggiseno biomeccanico. Utile ausilio, al fine di ottenere migliori risultati estetici con la tecnica di ricostruzione con Lipofilling e PRP; si tratta di un reggiseno biomeccanico, che, esercitando una pressione negativa sulle mammelle, svolge la funzione di espansore mammario esterno. Indossare questo speciale dispositivo prima di un intervento permette di preparare i tessuti a ricevere le cellule adipose e indossarlo nel post-operatorio permette di migliorare l’attecchimento del grasso innestato. Grazie all’associazione del reggiseno biomeccanico al lipofilling, è possibile innestare più grasso rispetto ad un semplice intervento di lipofilling e quindi ottenere un maggior aumento di volume e/o cambiamento di forma delle mammelle per le pazienti che desiderano sottoporsi ad una ricostruzione totale del seno post-mastectomia Questo sistema altamente tecnologico è composto da un reggiseno in cui è inserita una coppia di coppe semirigide che vengono appoggiate sopra le mammelle, dotate di un bordo in morbido silicone che permette di mantenere una pressione negativa all’interno. Ogni guscio è collegato ad una pompa aspirante alimentata a batteria che, grazie ad uno speciale microprocessore, consente di ottenere una pressione negativa costante di 15-25 mmHg. Cosi grazie alla pressione negativa che si viene a creare all’interno delle coppe, i tessuti mammari sono soggetti ad una tensione prolungata e tridimensionale: in risposta agli stress meccanici aumenta lo spazio in cui iniettare il grasso, permettendo di incrementare la quantità trapiantabile di cellule adipose. Inoltre si forma edema locale ed aumenta la vascolarizzazione, con conseguente miglioramento dell’attecchimento degli adipociti impiantati tramite il lipofilling.

Esistono diversi protocolli di utilizzo del reggiseno biomeccanico. Il più utilizzato prevede che il dispositivo venga indossato per 3 settimane prima dell’intervento: i primi 17 giorni deve essere indossato per 10 ore al giorno, gli ultimi 3 giorni prima dell’intervento di lipofilling del seno per 24 ore al giorno. Dopo l’intervento chirurgico il reggiseno biomeccanico deve essere indossato 10 ore al giorno per 45 giorni. Numerosi trial clinici ne hanno provato la sicurezza e l’efficacia. E’ stato inoltre approvato dalla FDA (Food and Drug Administration), l’autorità di vigilianza sanitaria americana, ed è stato certificato dall’ ASAPS, la società di chirurgia plastica americana. La maggior parte delle donne che hanno utilizzato questo dispositivo non ha lamentato particolare dolore o disagio. Possibili effetti sono legati ad un’intolleranza dei materiali e sono dati da eritema, edema cutaneo e talora rash cutaneo, in quest’ultimo caso si consiglia di sospendere il trattamento. Per ridurre al minimo i rischi di insorgenza di irritazioni cutanee, è consigliabile applicare un film a protezione della cute che verrà a contatto con il bordo in silicone delle coppe e una lozione lenitiva idratante non oleosa al termine di ogni applicazione per mantenere ben idratata la pelle.

A cura di: Dott.ssa Naida Faldetta – Specialista in Chirurgia Oncoplastica / Dott.ssa Francesca Sorrentino – Medico Chirurgo

Le macromolecole per un fondo schiena scolpito

Basta con la donna magra e senza forme: il modello di bellezza femminile oggi è più morbido e rotondo. Che fare per esibire glutei pieni, tonici e scolpiti? Non bisogna dimenticare che il sedere è fatto di muscoli, quindi il primo consiglio per tonificarlo e potenziarlo è una dieta appropriata che sviluppi la massa magra a discapito di quella grassa soprattutto nella parte inferiore del corpo. A seguire, tanta ginnastica, con esercizi alle macchine (per sviluppare la massa muscolare) e attività di lunga durata che brucino i grassi (jogging, marcia, biking, nuoto ecc.), da ripetere almeno 3 volte alla settimana.

Poi ci sono le creme rassodanti, ottime alleate soprattutto per il miglioramento della texture della pelle, che da sole però non possono offrire un rimodellamento evidente e duraturo, soprattutto se i glutei sono poco pronunciati o poco tonici, magari per colpa dell’età. In questo caso meglio far ricorso alla medicina estetica: forse non sarà possibile arrivare a procurarsi glutei alti, scolpiti e sodi come quelli delle ragazze brasiliane, ma garantisce ottimi risultati, visibili e duraturi. Ad esempio ricorrendo al lipofilling (o trapianto di grasso), un intervento rimodellante che consiste nell’aspirare del tessuto adiposo (da cosce, addome o da qualunque altra parte del corpo dove ve ne sia in abbondanza) per poi re-impiantarlo per dare maggiore definizione e riempire dove serve. Il trapianto di grasso ha quasi del tutto rimpiazzato l’innesto di protesi riempite di silicone, tipo quelle usate per aumentare il volume del seno, oggi sempre meno praticato a causa del post-operatorio disagevole e dai risultati non prevedibili. Il lipofilling è un intervento chirurgico a tutti gli effetti e si esegue in sala operatoria con una percentuale di attecchimento che va dal 50 all’80% secondo i casi. Talvolta risulta impraticabile, specie quando il soggetto è magro, per la difficoltà di reperire la quantità necessaria di tessuto adiposo da impiegare: le zone da trattare, i glutei appunto, necessitano infatti di una notevole quantità di grasso per essere riempiti in modo evidente.

Se non si desidera affrontare un intervento chirurgico, con tutto ciò che esso comporta, un’alternativa è rappresentata dalle macromolecole (più adatte al ripristino di volumi importanti) dell’acido ialuronico N.A.S.H.A (stabilizzato non animale) utilizzato ormai da più di vent’anni in oltre 20 milioni di trattamenti nel mondo per il ringiovanimento e il rimodellamento del viso. Una sostanza molto simile all’acido ialuronico naturale già presente nel corpo umano, sicura e praticamente senza controindicazioni. Un materiale ultra-collaudato: oltre che in estetica, l’acido ialuronico è impiegato da oltre trent’anni in molti campi della medicina generale: in oculistica, per esempio, o in ortopedia, due branche della medicina in cui si è rivelato utile proprio per la sua elevata biocompatibilità che non origina fenomeni allergici o infiammatori. La seduta per rimodellare i glutei con questa tecnica è piuttosto semplice, non richiede sedazione, né ricovero, né convalescenza. L’intervento è minimamente invasivo e consente di rimodellare la forma dei glutei, arrotondando la parte superiore che evidenzia lo “stacco” dalla schiena, con un risultato naturalissimo perché il gel di acido ialuronico utilizzato è molto morbido e plasmabile. Viene così iniettato con una piccola cannula a punta smussa, simile a un grosso ago, al di sopra del muscolo gluteo dopo una semplice anestesia locale. La punta smussa della cannula, che eroga il gel nel quantitativo necessario ad ottenere il risultato voluto, permette di raggiungere i piani desiderati senza danneggiare i tessuti circostanti. In genere basta poco meno di un’ora per il rimodellamento di entrambi i glutei, una leggera medicazione e un cerotto completano la seduta. Gli effetti post-trattamento sono solo una modesta sensazione di tensione, un lieve bruciore e la comparsa, talvolta, di qualche livido. Lo stesso ‘forellino’ di ingresso della cannula è praticamente invisibile e viene comunque eseguito nell’area che resta normalmente nascosta anche solo da un piccolo perizoma. Immediatamente dopo il trattamento si può tornare a casa e riprendere subito le normali attività quotidiane.

L’unico svantaggio è che non è definitivo. Proprio perché si tratta di un materiale bio-compatibile, sarà poco a poco metabolizzato e riassorbito nel tempo dall’organismo. Saranno necessari piccoli ritocchi successivi con dosi di prodotto via via inferiori per mantenere il risultato ottenuto. Ma ci sono anche gli aspetti positivi: il trattamento permette di raggiungere il risultato in modo progressivo, sia per mantenere nel tempo il risultato raggiunto con un secondo trattamento dopo 9-12 mesi dal primo, sia per ottenere, se lo si desidera, un risultato più evidente. Si può modulare e adattare forme e misure secondo l’età e le modificazioni del corpo nell’arco della vita. Oltre ai glutei, l’acido ialuronico a macromolecole è la soluzione ideale per plasmare senza bisturi e in modo naturale tutti i profili del corpo. Può correggere infatti anche altri inestetismi, meno evidenti ma non meno importanti, come le cicatrici depresse, gli avvallamenti da liposuzione o i ‘buchini’ tipici della cellulite, modellare i polpacci e molto altro.

A cura diAntonio Marcianò – Specialista in Dermatologia e Venereologia