Scoperti i tre pilastri per una vita in salute e duratura

Evitare il fumo di sigarette, dire no all’alcol e mantenere un peso nella norma rientrano tra quelle abitudini ideali che ogni individuo dovrebbe adottare per vivere una vita all’insegna del benessere.

E’ quanto emerge da uno studio condotto in Germania che ha utilizzato dati di oltre 14.000 persone di età compresa tra 50 e 89 anni. I risultati hanno dimostrato che le persone il cui stile comprende questi tre pilastri hanno un’aspettativa di vita più lunga.

La ricerca

Secondo lo studio, le persone che hanno smesso di fumare, hanno eliminato i chili in eccesso e si sono astenuti dall’assunzione di bevande alcoliche hanno una buone probabilità di vivere almeno 7 anni più a lungo e in buona salute rispetto alla popolazione generale.

I risultati hanno mostrato che le persone che non fumavano mai e non erano obese avevano vissuto 4/5 anni più a lungo della media, e senza nessuna disabilità.

Lo studio ha anche rivelato che il consumo moderato di alcol consente di vivere sette anni in più e senza invalidità.

Inoltre, gli uomini che non erano in sovrappeso, non avevano mai fumato e bevevano moderatamente, hanno vissuto in media 11 anni più a lungo.

Leggi anche ” Studio americano: il riposino pomeridiano fa bene alla salute “

Per le donne, il divario tra questi due gruppi è risultato essere ancora maggiore, 12 anni, hanno detto i ricercatori  nello studio pubblicato sulla rivista “Health Affairs“.

“Lo studio ha dimostrato che uno stile di vita sano è sufficiente per consentire agli individui di godere di una vita lunga e salutare“. Lo ha dichiarato Mikko Myrskyla, direttore dell’Istituto Max Planck per la ricerca demografica (MPIDR) di Rostock, in Germania.

“Evitare di diventare obesi, non fumare e consumare alcol moderatamente non è un obiettivo impossibile da raggiungere”, ha aggiunto.

“I nostri risultati mostrano quanto sia importante concentrarsi sulla prevenzione. Quelli che evitano comportamenti di salute rischiosi stanno raggiungendo una vita molto lunga e sana” ha sottolineato il ricercatore.

 

Bere tre tazze al giorno di caffè ti allungano la vita: parola di scienziati

  • Riduce i rischi di malattie epatiche e problemi digestivi e circolatori
  • La ricerca mostra che il composto vegetale antiossidante è responsabile dei benefici depiuttosto che la caffeina
  • La bevanda migliora la funzionalità epatica, riduce l’infiammazione e aumenta il sistema immunitario

Due studi, uno condotto da ricercatori britannici e uno negli Stati Uniti, hanno scoperto che bere tre tazze al giorno di caffè riduce il rischio di morte precoce.

Le ricerche, pubblicate sulla rivista Annals of Internal Medicine, hanno dimostrato che c’è un legame diretto tra l’assunzione di caffè e ridotti rischi di malattie epatiche, problemi circolatori e malattie legate al tratto digestivo.

Gli scienziati ritengono che siano i composti vegetali antiossidanti contenuti nella bevanda ad essere responsabili dei benefici per l’organismo, piuttosto che della caffeina. Non a caso, i benefici sono stati riscontrati anche nei soggetti che bevevano il decaffeinato

Il caffè, dunque sembra migliorare la funzionalità epatica, ridurre l’infiammazione e potenziare le difese del sistema immunitario.

Il caffè contiene molti antiossidanti e composti fenolici che svolgono un ruolo importante nella prevenzione del cancro

Lo studio inglese

Lo studio europeo, condotto dall’Imperial College di Londra e dall’Agenzia Internazionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul cancro, ha analizzato un vasto campione formato da 520.000 persone di età superiore ai 35 anni in dieci paesi per circa 16 anni.

E’ stato scoperto che gli uomini che avevano bevuto tre tazze di caffè al giorno avevano il 18% in meno di probabilità di morire durante il periodo di studio, rispetto alle persone che non bevevano affatto caffè. Nelle donne il rischio era dell’8%.

Lo studio americano

I ricercatori statunitensi, della University of Southern California, hanno preso in esame 186.000 soggetti per 16 anni, ed hanno riscontrato risultati simili. Gli americani che consumavano 1 tazza al giorno avevano una minore probabilità del 12%, e del 18% se ne bevevano 3, rispetto a quelli che non la bevevano affatto.

I ricercatori hanno anche scoperto che i soggetti che bevevano regolarmente caffè avevano un fegato più sano e un controllo del glucosio migliore.

Il caffè contiene una serie di composti che interagiscono con il corpo, inclusi caffeina, diterpeni e antiossidanti, e gli scienziati ritengono che alcuni di questi abbiano un impatto protettivo.

Leggi anche Studio inglese: può aiutare a prevenire il cancro al fegato

Harvard University: pensare positivo allunga la vita

Sei un’ottimista di natura? Hai un rischio di morte inferiore del 30% rispetto a chi vede tutto negativo.

A dirlo un’indagine condotta dalla Harvard University, secondo cui pensare positivo non solo fa bene alla salute ma allunga la vita, dimostrando il reale effetto biologico del buon umore sull’organismo.

La ricerca è stata condotta nel corso degli anni su oltre 70.000 infermiere, nell’ambito del “Nurses Health Study”, che ha seguito la salute delle volontarie per decenni sulla base di analisi fisiologiche e test psicologici.

I risultati
Rispetto alle pessimiste, le volontarie più positive hanno mostrato una probabilità di morire per infezioni più basse del 52%. Inoltre i rischi di morte per ictus sono risultati inferiori del 39%, quelli per infarto o malattie polmonari del 38%, e quelli per cancro più bassi del 16%.

Tra le volontarie più ottimiste sono state riscontrate meno infiammazioni e la più alta presenza di antiossidanti nel sangue.

L’indagine, pubblicata sull’American Journal of Epidemiology, oltre a confermare il ruolo di un atteggiamento positivo sulla longevità, suggerisce anche che si dovrebbe fare molto di più per educare le persone a pensare in maniera ottimistica.

Un’altra indagine ha dimostrato che essere gentili fa bene all’umore e aiuta a combattere l’ansia. E’ quanto sostengono due psicologhe sociali Jennifer L. Trew e Lynn E. Alden in un loro studio riportato sulle pagine dell’Huffington Post America.

Secondo le due ricercatrici, comportarsi in maniera gentile e generosa con chiunque potrebbe essere la chiave per “spegnere” una particolare forma di ansia, quella sociale, nota anche come fobia sociale.

Lo studio ha coinvolto 115 studenti delle scuole superiori colpiti da fobia sociale in tre gruppi. Ad ogni gruppo è stato suggerito uno specifico comportamento per combattere l’ansia.

Al termine della sperimentazione è emerso che gli studenti ai quali è stato chiesto di praticare la gentilezza si sono rivelati meno ansiosi, con un netto miglioramento della vita sociale.

Ringiovanimento per topi anziani: l’elisir di giovinezza non è più un sogno

E se fosse possibile rallentare l’invecchiamento? Un gruppo di ricercatori americani ha annunciato di esserci riuscito su topi da laboratorio affetti da progeria, una condizione che causa l’invecchiamento precoce dell’organismo.

I risultati sono stati sorprendenti. Topi anziani sono stati ringiovaniti e la loro vita è stata allungata del 30%. Il test si è dimostrato di funzionare anche su cellule umane in provetta.

Lo studio è stato guidato da Juan Carlos Izpisua Belmonte dell’Istituto Salk per gli Studi Biologici a La Jolla, California, ed è stato pubblicato di recente sulla rivista Cell.

Si tratta di un esperimento complesso e ne passerà del tempo prima che si arrivi ad una vera e proprio cura rigenerativa. Ma lo studio dimostra che il processo di invecchiamento non è irreversibile ed è possibile intervenire per rallentarlo.

Non sarà possibile aspirare all’immortalità, ma gli studiosi sono fiduciosi sul fatto che questa tecnica, una volta messa a punto, potrà aiutare a vivere meglio la vecchiaia.

Longevità: le donne battono gli uomini

Emma Morano, italiana, ha appena compiuto 117 anni, diventando la più longeva del mondo. E non è un caso che sia una donna. Secondo una recente ricerca il ‘gentil sesso’ vive più a lungo rispetto agli uomini.

La ricerca
Lo studio è stato pubblicato dalla rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti (PNAS) ed è stato condotto dal gruppo di ricerca internazionale coordinato da Fernando Colchero, dell’Università della Danimarca del Sud. Sono stati analizzati i dati relativi a oltre un milione di persone dall’800 a oggi e di altre sei specie di primati (come scimmie e scimpanzè). E’ emerso che le ultime generazioni, grazie ai notevoli progressi della medicina, hanno un’aspettativa di vita maggiore.

 

La genetica
Ma sono le donne ad avere una marcia in più rispetto all’altro sesso. Il perchè di questo gap potrebbe essere spiegato nella genetica: i primati maschi hanno un solo cromosoma X rispetto ai due delle femmine. Questo priverebbe i maschi della possibilità di compensare eventuali anomalie genetiche che il loro unico cromosoma X può portare.