Radicali liberi e invecchiamento cutaneo in menopausa

La menopausa per le donne rappresenta un punto di svolta cruciale, perché non solo segna la fine dell’età fertile e ne determina l’invecchiamento sessuale femminile, ma accelera anche i processi di invecchiamento generale, con ripercussioni significative per la salute nel suo complesso.

Con l’invecchiamento ormonale, si verificano alterazioni maggiori che riguardano la cute: si tratta di modificazioni quali-quantitative dell’epidermide e del derma.

Nella donna esiste, dunque, un invecchiamento ormonale che tende a peggiorare l’invecchiamento cronologico. Fronteggiare adeguatamente l’invecchiamento in menopausa si può: con un giusto stile di vita, appropriate terapie mediche e prevenzione di alcuni problemi legati alla vecchiaia in generale.

Radicali liberi

Nella biochimica dell’invecchiamento, le cellule dell’organismo vengono danneggiate dall’eccessiva produzione di radicali liberi. Quest’ultimi sono scorie, prodotti di scarto del catabolismo cellulare, molecole instabili con un solo elettrone che si formano nei mitocondri. Se non vengono contrastati dagli antiossidanti, provocano danni sui fosfolipidi della membrana cellulare con un’azione lesiva sul DNA.

Le cause

Cause di questa degenerazione non sono solo fattori organici interni, ma anche condizionamenti esterni, agenti destabilizzanti. Tra questi l’alimentazione scorretta, l’obesità, il fumo di sigaretta, l’alcool, il diabete, l’ipertensione arteriosa, agenti infettivi, l’uso di alcuni farmaci, lo sforzo muscolare protratto, l’inquinamento atmosferico, etc.

E’ bene, poi, evitare lo stress psicologico ed emotivo, l’utilizzo di farmaci, le lunghe esposizioni solari.

Consigliato, invece, l’utilizzo di sostanze antiossidanti attraverso una dieta ricca di vegetali, frutta cruda e fresca, vit. C, che riduce il rischio di malattie cardiache bloccando l’ossidazione delle LDL, vit. A ed E.

Ciò porta al benessere psicofisico con un aumento dell’energia, elimina i radicali liberi, appiana le rughe rigenerando la pelle che diventa più tonica, rendendo luminosi viso e capelli.

E’ possibile intervenire per misurare il grado di stress ossidativo attraverso il d-Roms test (determina la concentrazione ematica dei cataboliti derivati dai radicali liberi dell’ossigeno). Il Bap test (quantifica la capacità antiossidante del sangue).

In base ai risultati, si può prescrivere alla paziente una terapia anti-aging personalizzata ed efficace. In tal modo si fornisce all’organismo gli antiossidanti necessari all’organismo capaci di riportare l’equilibrio chimico sui radicali liberi con una precisa strategia attraverso cui è possibile rallentare l’invecchiamento.

attività fisica nella donna

L’attività fisica nella donna per combattere l’invecchiamento

Il movimento praticato con regolarità è in grado di assicurare un prolungamento della durata della vita media ed un miglioramento dello stato di salute, grazie ad un effetto rivitalizzante globale. Il movimento mantiene giovani (le cellule vengono rigenerate, i tessuti tonificati) e riduce il rischio di sviluppare malattie.

L’attività motoria aerobica, cioè quella che utilizza l’ossigeno dell’attività respiratoria con frequenza cardiaca al 70%, comprende: camminare a passo spedito, fare jogging, palestra, nuoto, escursioni in montagna, tennis, bicicletta, etc. Per essere efficace deve essere praticata almeno 3 volte a settimana per circa 30 minuti e può essere consigliata ad ogni età.

Effettuare circa 5000 passi (equivalenti ad una media di 2-3 km) con incedere svelto per 30-40 minuti al giorno e per due volte la settimana, consente di migliorare la circolazione del sangue, tollerare meglio gli sbalzi di temperatura, innalzare il tono dell’umore e prevenire diverse patologie (malattie cardiovascolari, osteoporosi, etc.).

Attività fisica e benessere della donna

Da uno studio pubblicato sulla rivista Maturitas (2015) rivolto a 2.606 donne abitanti in Finlandia, di circa 49 anni, venivano considerate fisicamente attive, le donne che svolgevano 2,5 ore alla settimana di attività fisica moderata (camminare veloce) oppure 1,25 ore di attività vigorosa (jogging o corsa) almeno due volte a settimana. Per attività fisica moderata, si definisce quella attività che “comporta un lavoro così intenso come il camminare veloce”.

L’Attività Moderata viene svolta ad una intensità da 3 a 6 MET (tasso metabolico attivo/tasso metabolico a riposo) che corrisponde, per la maggior parte delle donne anziane sane, a camminare alla velocità di circa 4/6 km orari. Le donne meno attive erano più propense a riconoscersi molto ansiose o di umore depresso, con sintomi vasomotori e problemi di memoria e concentrazione. In generale, le donne più attive avevano una maggiore salute auto percepita ed una migliore qualità globale della vita rispetto ad altre donne della loro età.

Italiani pigri

Negli ultimi anni, il numero delle persone attente al proprio benessere fisico va sempre di più aumentando, anche se (dati Censis) il 37,8% della popolazione italiana non svolge alcuna attività fisica o sportiva nel proprio tempo libero. Complessivamente comunque, sono soprattutto le donne con problemi di sovrappeso e con problemi di obesità le persone più inattive. Va sottolineato che proprio nella fascia di età 45-54 anni, il tasso di obesità raddoppia rispetto alla fascia di età 35-44 (11,7% contro 5,4%).

Si stima che in Italia poco più del 4% delle donne intorno ai 60 anni svolge attività fisica strutturata e si prevede che la crescita della popolazione anziana femminile sarà nel 2050, di una persona su 5 con più di 65 anni. Studi epidemiologici dimostrano che il livello di attività fisica è correlato a maggior aspettativa di vita attiva, a minore disabilità, a maggiore probabilità di sopravvivenza per donne >di 65 anni con conseguente minore spesa sanitaria.

L’attività fisica viene rivalutata anche dal recente modello ICIAH-2 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “l’attività fisica rappresenta un indicatore dello stato di salute individuale ed uno strumento terapeutico per ottimizzare la partecipazione della donna anziana alla vita sociale e produttiva”.

Le linee guida dell’OMS

Le linee guida dell’OMS enunciano il concetto che l’attività fisica deve essere prescritta a tutti secondo un gradiente di salute/efficienza fisica, differenziando 2 obiettivi per la donna in menopausa/postmenopausa, uno legato al mantenimento/miglioramento dell’efficienza fisica e l’altro al mantenimento/miglioramento dello stato di salute (prevenzione dell’osteoporosi, delle malattie coronariche, riduzione delle cadute, controllo del peso, ecc.).

Se non si è allenati, iniziare qualunque attività gradualmente, ascoltare il proprio corpo ed aumentare man mano l’intensità dell’allenamento. In media si dovrebbero eseguire 30 minuti almeno per tre volte la settimana insieme a buone abitudini quotidiane quali camminare di buon passo, fare le scale a piedi, cambiare il proprio stile di vita ed optare per la home fitness a casa con pochi attrezzi o passeggiare nella natura almeno 40 minuti ogni giorno.

Importante è la relazione tra essere umano ed ambiente, usare il nostro corpo nella vita quotidiana per le funzioni per cui è stato progettato: camminare spesso, talvolta correre e muoversi in modo da esercitarlo regolarmente, quando siamo a lavoro, a casa, durante gli spostamenti e nel tempo libero.

Un terzo della popolazione adulta non fa abbastanza esercizio fisico e questo cattivo stile di vita uccide oltre 5,3 milioni di persone all’anno, cifre analoghe a quelle riguardanti l’effetto del fumo. I rischi della sedentarietà si ripercuotono sulla mortalità globale, sul diabete, sulla malattia coronarica e sui tumori, produce una riduzione delle aspettative di vita da 3 a 5 anni.

L’attività fisica: invecchiamento e bellezza

L’esercizio fisico regolare non solo aiuta a perdere il sovrappeso, è un ottimo antistress, ma è anche il migliore cosmetico. Oggi si parla di salute non solo come assenza di malattia, ma anche come benessere psico-fisico. Il benessere psicofisico nella nostra società vuol dire anche bellezza e le donne che desiderano sentirsi giovani a lungo, dovrebbero interessarsi della sintesi del collagene. Dal latino, il collagene “colla et geumen” vuol dire produrre colla.

Per definizione, il collagene rappresenta la colla del corpo, è prodotto naturalmente dai fibroblasti e compone la cartilagine delle articolazione dei muscoli, dei capelli, della pelle, dei tendini e dei legamenti del corpo, è insomma ciò che sostiene la nostra pelle e gli organi interni. Con l’invecchiamento che corrisponde al periodo della menopausa, la produzione di collagene rallenta in maniera insidiosa con l’età nella quarantina fino a diminuire bruscamente nella cinquantina e nella sessantina.

Menopausa

Con il sopraggiungere della menopausa, una donna è comunque da considerarsi giovane nel nostro paese, vi sono però due età: quella anagrafica e quella biologica che è determinata dallo stato in cui si trovano i nostri organi ed apparati. Infatti, in termini di forza muscolare, di flessibilità, di capacità aerobica: una sessantacinquenne in ottime condizioni può avere performance migliori di una 25enne sedentaria e questo, malattie a parte, dipende molto dallo stile di vita che si è tenuto.

L’età biologica, dunque, potrebbe essere più giovane se nel corso della vita si è anche praticata una giusta attività fisica oltre all’aver evitato di bere troppi alcolici o di fumare, di essersi esposti esageratamente al sole, di essere vissuti in ambienti molto inquinati e soprattutto se ci si è alimentati con cibi contenenti antiossidanti o nutrienti protettivi contro i radicali liberi in eccesso.

Nel valutare, quindi, l’idoneità per una attività fisica continuativa o sul raccomandare un esercizio specifico, la decisione deve essere basata più sull’età biologica che su quella cronologica anagrafica. Per alcuni aspetti, i cambiamenti strutturali e funzionali che avvengono con l’età, sono simili a quelli osservati sull’inattività. Ciò sembra indicare che l’inattività potrebbe giocare, in particolare, un ruolo importante sull’invecchiamento del muscolo scheletrico.

Studio clinico

La bellezza può essere dunque la conseguenza della combinazione della ridotta attività fisica e del processo di invecchiamento. In menopausa, secondo i dati della Dott.ssa Sanger dell’università di Salisburgo, su tre mesi di allenamento con ginnastica dolce condotta da donne tra i 50/55 anni, è emerso che l’attività fisica più consigliata è quella lenta, con esercizi ripetuti poche volte, simili a quelli per principianti.

Dai risultati della ricerca, è emerso che con la ginnastica standard i muscoli delle donne in menopausa invecchiano di più, gli esercizi lenti regalano invece tonicità senza accelerare l’inevitabile deterioramento muscolare che comincia dopo i 50 anni. Mantenendo lo stile di vita attivo, aumentando il livello di attività fisica, precedentemente sedentario, una donna in menopausa può conservare un relativamente alto livello di funzionalità cardiovascolare e metabolica, inclusa la VO2 max e la funzionalità muscolare.

Il calo degli estrogeni rende infatti i muscoli più fragili: esercizi troppo pesanti possono provocare lesioni secondo la Società Italiana per la Menopausa, oltre al fatto che un intenso allenamento fisico può ridurre la produzione di collagene e nuocere alla bellezza, per questo sono perfetti il nuoto, il pilates e la bioginnastica.

Cinque buoni motivi per promuovere l’attività fisica nella donna

Per concludere quindi, dovremmo cercare di “curare” la sedentarietà con una prevenzione attiva che insegni l’importanza dell’attività fisica in menopausa.

Ci sono 5 ottimi motivi per “prescriverla”:

  • Contribuisce a mantenere il peso forma ideale: praticare attività fisica brucia i grassi, diminuisce il rischio di sovrappeso ed obesità dovuto alla diminuzione della funzione metabolica, e riduce il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori.
  • Riduce il senso di fame: il movimento influenza gli ormoni intestinali tra cui l’amilina, un ormone rilasciato durante la pratica fisica in grado di inibire il senso di fame e dare maggior senso di sazietà con benefici anche per l’apparato genito-urinario.
  • Ha una funzione antidepressiva: grazie al costante rilascio di endorfine, riduce i sintomi di ansia, stress e fame nervosa.
  • Previene il rischio di infarto e M.C.: perché aiuta a diminuire il colesterolo cattivo (LDL) a vantaggio di quello buono (HDL). Migliora la funzionalità dell’apparato circolatorio e migliora anche la sessualità di coppia.
  • Previene l’insorgere dell’osteoporosi ed aiuta a controllare la malattia, migliora anche la sintesi del collagene che fa guadagnare salute e bellezza. È importante dunque consigliare il tipo di attività più adatto ad ogni singola donna in menopausa e le “dosi e le modalità” di somministrazione, in quanto lo sport ed il movimento oltre ad essere benefici e motivo di divertimento, possono essere considerati una vera e propria “terapia”.

La donna batte l’uomo sulla memoria

Il cervello di una donna di mezza età è più performante di quello di un uomo, sulla memoria.

A dirlo è uno studio condotto dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston. In base ai dati raccolti, è emerso che le donne di mezza età hanno una maggiore capacità mnemonica rispetto ai coetanei dell’altro sesso: ricordano meglio le date, anniversari e tanto altro ancora.

Tuttavia questo primato è temporaneo e tende a scemare con la menopausa, fase in cui gli estrogeni (ormoni femminili) iniziano gradualmente a diminuire.

Lo studio

La ricerca – pubblicata sulla rivista Menopause, giornale ufficiale della North American Menopause Society (NAMS) – è stata condotta su un un campione di 212 individui di entrambi i sessi ed età compresa tra 45 e 55 anni.

I risultati – che certamente faranno storcere il naso ai maschietti di mezza età – potrà avere importanti risvolti scientifici nel chiarire i motivi per cui le donne hanno un rischio praticamente doppio di andare incontro a problemi di demenza (come nel caso dell’Alzheimer) rispetto agli uomini.

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Attività fisica e benessere della donna: quando camminare fa bene alla salute

Da uno studio pubblicato sulla rivista Maturitas rivolto a 2.606 donne abitanti in Finlandia, di circa 49 anni, venivano considerate fisicamente attive le donne che svolgevano 2,5 ore alla settimana di attività fisica moderata (camminare veloce) od 1,25 ore di attività vigorosa (jogging o corsa) almeno due volte a settimana.

Per attività fisica moderata si definisce quella attività che “comporta un lavoro così intenso come il camminare veloce”.

Viene svolta ad una intensità da 3 a 6 MET (tasso metabolico attivo/tasso metabolico a riposo) che corrisponde, per la maggior parte delle donne anziane sane, a camminare alla velocità di circa 4/6 km orari.

Per attività fisica moderata Si definisce quella attività che “comporta un lavoro così intenso come il camminare veloce”.

Secondo lo studio, le donne meno attive erano più propense a riconoscersi molto ansiose o di umore depresso, con sintomi vasomotori e problemi di memoria e concentrazione.

Di contro, le donne più attive avevano una maggiore salute auto percepita ed una migliore qualità globale della vita rispetto ad altre donne della loro età.

Il trend negativo

Negli ultimi anni, il numero delle persone attente al proprio benessere fisico, va sempre di più aumentando, anche se (dati Censis) il 37,8 % della popolazione italiana non svolge alcuna attività fisica o sportiva nel proprio tempo libero.

Complessivamente comunque, sono soprattutto le donne con problemi di sovrappeso e con problemi di obesità le persone più inattive. Va sottolineato che proprio nella fascia di età 45-54 anni, il tasso di obesità raddoppia rispetto ai 35-44 (11,7% contro 5,4%).

Si stima che in Italia, poco più del 4% delle donne intorno ai 60 anni, svolge attività fisica strutturata e si prevede che la crescita della popolazione anziana femminile sarà nel 2050, di una persona su 5 con più di 65 anni.

Studi epidemiologici dimostrano che il livello di attività fisica è correlato a maggior aspettativa di vita attiva, a minore disabilità, a maggiore probabilità di sopravvivenza per donne di età superiore ai 65 anni, con conseguente minore spesa sanitaria.

Le line guida dell’Organizzazione mondiale della sanità
“L’attività fisica rappresenta un indicatore dello stato di salute individuale ed uno strumento terapeutico per ottimizzare la partecipazione della donna anziana alla vita sociale e produttiva”.

Le linee guida dell’OMS enunciano il concetto che l’attività fisica deve essere prescritta a tutti secondo un gradiente di salute/efficienza fisica, differenziando 2 obiettivi per la donna in menopausa/postmenopausa.

Il primo legato al mantenimento e al miglioramento dell’efficienza fisica e l’altro a quello dello stato di salute (prevenzione dell’osteoporosi, delle malattie coronariche, riduzione delle cadute, controllo del peso, ecc.).

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Come iniziare
Se non si è allenati, iniziare qualunque attività gradualmente, ascoltare il proprio corpo ed aumentare man mano l’intensità dell’allenamento.

In media si dovrebbero eseguire 30 minuti, almeno per tre volte la settimana, insieme a buone abitudini quotidiane quali camminare di buon passo, fare le scale a piedi, cambiare il proprio stile di vita ed optare per la home fitness a casa con pochi attrezzi o passeggiare nella natura almeno 40 minuti ogni giorno.

Un terzo della popolazione adulta non fa abbastanza esercizio fisico e questo cattivo stile di vita uccide oltre 5,3 milioni di persone all’anno, cifre analoghe a quelle riguardanti l’effetto del fumo.

I rischi della sedentarietà si ripercuotono sulla mortalità globale, sul diabete, sulla malattia coronarica e sui tumori, produce una riduzione delle aspettative di vita da 3 a 5 anni.

Sessualità in menopausa: come alleviare i disturbi

Tra i vari disturbi della menopausa, le donne lamentano diverse problematiche sessuali quali il calo della libido, la secchezza vaginale, la dispareunia e la sindrome genitourinaria, il tutto dovuto ad una carenza di estrogeni che rappresentano una grossa limitazione per la salute sessuale della donna.

Nel corso della menopausa fisiologica, infatti, la modificazione biologica primaria è una riduzione dei livelli circolanti di estrogeni con conseguenti modificazioni fisiologiche e psicologiche che influenzano la sessualità femminile e della coppia.

La diminuzione degli ormoni sessuali, ed in particolare degli estrogeni circolanti ed il declino della funzione ovarica con riduzione della sintesi di estrogeni, progesterone ed androgeni, porta a segni e sintomi variabili nella donna. I sintomi fisici possono sfociare in disagi psicosociali e relazionali quali la disfunzione sessuale, la diminuzione della libido, i disturbi del sonno e i disordini del tono dell’umore, l’ansia e la depressione.

Tra i segni obiettivabili con l’esame clinico e strumentale si possono notare una perdita dei peli pubici ed un’atrofia uro-genitale con involuzione dei genitali esterni, assottigliamento della mucosa vaginale, riduzione delle rughe e dell’elasticità e innalzamento del pH vaginale (dal normale 4 fino a 7). Si ha così la riduzione dell’eccitazione mentale e fisica, della lubrificazione e congestione genitale, l’impoverimento dell’orgasmo e la comparsa o peggioramento del dolore sessuale.

Molte donne infatti, almeno 1 su 3 in Europa, vivono con disagio tale condizione, raccontando di essere infelici o preoccupate, di sentirsi meno femminili, di vivere la vita sessuale come un fallimento e di provare insicurezza e bassa autostima, ansia e disagio nella relazione di coppia e sulla qualità della vita dei partner.

In uno studio globale delle attitudini e comportamenti sessuali, il 76% delle donne e l’82% degli uomini concordano con l’affermazione che “una vita sessuale soddisfacente è essenziale per mantenere una relazione di coppia” e che la riduzione dell’attività sessuale non è una conseguenza inevitabile del tempo che passa, infatti un alto numero di uomini e donne rimane sessualmente attivo anche nella “terza” e nella “quarta” età.

Nel 57% delle donne, la perdita dell’interesse sessuale è spesso dovuto a cambiamenti come la secchezza vaginale che rende il rapporto sessuale doloroso. Uno studio recente su donne sudamericane tra i 40 e i 64 anni ha documentato che in più della metà delle donne (51,3%) sessualmente attive, era presente un sintomo sessuale, in particolare dopo la menopausa, in donne di età superiore a 49 anni, in donne isterectomizzate ed in presenza di una disfunzione erettile del partner.

DISFUNZIONI SESSUALI: I SINTOMI

I sintomi sessuali riferiti dalle donne in menopausa sono il calo della libido, l’inabilità a raggiungere l’orgasmo, la difficoltà di lubrificazione, la mancanza di piacere sessuale ed il dolore sessuale durante la penetrazione. Le disfunzioni sessuali femminili (FSD) più importanti identificate sono quattro e riguardano il desiderio, l’eccitazione, l’orgasmo ed il dolore sessuale.

DESIDERIO

Il sistema neuroendocrino è la base istintuale di potenza del desiderio (libido) che è modulato da meccanismi emozionali (attrazione) e cognitivi (attaccamento). La costante interazione tra questo insieme di fattori dà origine alla passione, all’affezione ed al legame di appartenenza. Gli estrogeni influenzano la recettività sessuale sia a livello centrale (consapevolezza) che periferico (lubrificazione) mentre gli androgeni, il testosterone in particolare, direttamente o attraverso l’aromatizzazione ad estradiolo a livello del sistema nervoso centrale, contribuiscono all’impulso per l’attività sessuale (libido) e costituiscono un fattore iniziante il ciclo di risposta sessuale. Senza estrogeni, infatti, fattori trofici per i neuroni, la “neuroplasticità” e l’efficienza dei meccanismi cerebrali si riducono in modo drammatico con gravi conseguenze per le funzioni cognitive ed affettive. In menopausa può esserci ancora l’impulso fisico che può dipendere da un senso del benessere e non più dallo stato ormonale. Durante l’età della menopausa c’è una fase importante che i sessuologi definiscono la fase dell’eroticità, dipesa molto dalla qualità della relazione, dall’intimità emotiva e cognitiva nei confronti del partner e da una relazione sessuale ed affettiva soddisfacente. Il manifestare sentimenti di attrazione, fantasie, desideri, sogni erotici e sogni “ad occhi aperti”, oltre che l’esprimere autoerotismo, rappresentano un indicatore fedele della normalità della sfera organica fisica ed intrapsichica.

ECCITAZIONE

L’eccitazione sessuale è descritta come un mix di sensazioni soggettive, fisiche e mentali di eccitamento sessuale ed una obiettiva consapevolezza di sensazioni non genitali e genitali dovute all’inturgidimento vulvo-vaginale, alla lubrificazione ed alla tensione neuro-muscolare. In menopausa può esserci perdita del desiderio e dell’eccitazione sessuale insieme alla perdita di energia vitale con ansia, perdita di assertività, di voglia e gioia di vivere con bassa autostima e ritiro dalla vita sociale, tutti sintomi provocati dalla riduzione della dopamina. Tutti questi disturbi sono strettamente collegati con la psiconeuroendocrinologia, con i centri cerebrali, con i neurotrasmettitori e con il calo della funzione trofica e nutritiva degli ormoni sessuali, in particolare degli estrogeni e del testosterone. Infatti il primo organo ad essere colpito dalla loro carenza, è proprio il cervello ed in particolare i suoi centri cerebrali con riduzione dei loro neurotrasmettitori. Da questi infatti, dipendono il tono dell’umore (centro detto “serotoninergico”, che utilizza la serotonina), l’energia vitale (centro detto “dopaminergico” che utilizza la dopamina) e la vivacità della memoria e dell’intelligenza (centro detto “colinergico” che utilizza l’acetilcolina).

ORGASMO

Per quanto riguarda l’orgasmo è un riflesso sensitivo-motorio innescato da numerosi stimoli fisici e mentali che genera un senso di benessere e una soddisfazione modulati dal sistema neuroendocrino soprattutto quando la qualità dell’intimità emotiva ed il grado d’intesa con il partner sessuale sono molto elevati. La disfunzione sessuale femminile che riguarda l’orgasmo e la soddisfazione sessuale, è dovuta all’inabilità da parte della donna per difficoltà di lubrificazione, per calo della libido, per mancanza di piacere sessuale e per dolore sessuale durante la penetrazione.

DOLORE SESSUALE

Per quanto riguarda l’ultima disfunzione sessuale femminile e cioè il dolore sessuale, può essere dovuto a dispareunia, vaginismo e disturbi dolorosi non coitali. Il dolore durante i rapporti sessuali si verifica quando c’è atrofia (riduzione dello spessore di cute e mucose), distrofia (modificazioni qualitative dei tessuti) e quando diminuisce la lubrificazione vaginale e la vulva può andare incontro ad una progressiva restrizione dell’orifizio. Anche l’apparato urinario inferiore può andare incontro a fenomeni di atrofia favorendo le infiammazioni e quindi le cistiti, prolasso dell’utero per diminuzione del tono della muscolatura che sostiene gli organi genito-urinari e incontinenza urinaria da sforzo o da urgenza per diminuzione del tono della muscolatura delle pareti vaginali e della vescica. Uno dei quattro principali fattori di rischio definiti in termini tecnici “marker di vulnerabilità” che permettono di valutare se la donna stia andando incontro ad un invecchiamento problematico sessuale e generale con riduzione dell’aspettativa di salute, è proprio il grado di trofismo vulvare. Si tratta di valutare lo stato di nutrizione della vulva e ciò è un indicatore di salute di cute, mucose e di tutte le strutture vascolari in particolare della clitoride e dei corpi bulbo cavernosi. Un invecchiamento vulvare precoce è associato a secchezza e difficoltà orgasmiche perché nei corpi cavernosi c’è circa la metà del tessuto muscolare liscio in una donna di 60 anni, rispetto ad una di 20, e minori livelli di estrogeni e di androgeni nei tessuti. Un altro marker di vulnerabilità è il “valore del ph vaginale” modulato dai livelli di estrogeni presenti nei tessuti che con la menopausa tende a salire a 7.0 – 7.39, incremento che rispecchia e segnala la progressiva atrofia dell’intero apparato uro-genitale.

Il pH vaginale è una “spia” di vulnerabilità ad infezioni uro ginecologiche e problemi sessuali, è un marker della capacità di risposta del sistema vascolare genitale agli stimoli sessuali. Diminuendo gli estrogeni, sale il valore del pH ed il VIP (Vasoactive Intestinal Polipeptide), neurotrasmettitore che trasforma l’eccitazione mentale nella risposta vaginale di congestione e lubrificazione, è meno efficace, con il risultato che la donna inizia ad accusare secchezza vaginale e dispareunia, ossia dolore nei rapporti. Un’anamnesi sessuologica alla donna in menopausa, è sempre bene gestirla, perché le donne possono non essere disponibili ad iniziare spontaneamente una conversazione sul tema della sessualità, ma generalmente hanno piacere a ricevere domande in proposito. Quindi il ginecologo ha un ruolo centrale nella prevenzione, nella diagnosi e nella terapia dei sintomi sessuali femminili.

Un’anamnesi sessuale accurata con domande mirate, incluso l’uso dei farmaci e i fattori di rischio relativi alle abitudini di vita, sono parte integrante dell’approccio con la donna. Con un counseling adeguato deve saper dare l’opportunità alla donna di parlare della propria sessualità e con un ascolto attivo non giudicante, far sentire la paziente accettata e compresa. Numerosi fattori biologici e socio-relazionali si correlano alla salute sessuale femminile in un’ottica multidimensionale. Al di là dell’età e dello stato ormonale, numerose condizioni cliniche e patologie croniche assai comuni (diabete, ipertensione arteriosa, incontinenza urinaria, depressione ecc..) possono esercitare un impatto negativo sulla sessualità femminile sia per l’azione diretta sui circuiti anatomo-funzionali che sottendono la risposta sessuale, sia per i risvolti psicorelazionali che sempre accompagnano uno stato di malattia e/o disabilità. Farmaci, interventi chirurgici, patologie tumorali hanno anch’essi notevoli risvolti sulla funzione sessuale per cui gli studi propongono un adeguato “counseling” pre e post intervento per facilitare l’adattamento individuale e di coppia.

PROSPETTIVE TERAPEUTICHE

Di fronte alla valutazione della funzione sessuale e delle disfunzioni sessuali femminili, è fondamentale formulare una diagnosi positiva soltanto quando il disturbo sessuale è fonte di significativo disagio personale e relazionale. Dal punto di vista clinico, è molto importante riconoscere il sintomo sessuale dominante e tenere in considerazione la durata, il contesto e l’insorgenza al fine di mettere in atto una strategia terapeutica appropriata. Per la sindrome del desiderio ipoattivo, esiste un rimedio che è il cerotto transdermico, a base di testosterone, consigliato soprattutto a donne con disagio e sottoposte ad isterectomia e ovariectomia bilaterale (in menopausa chirurgica). E’ stato dimostrato che la terapia ormonale è in grado di alleviare i sintomi fisici ed i segni neurovegetativi e motori che ledono l’identità sessuale, potendo influenzare positivamente la qualità della vita. Le evidenze scientifiche relative alla terapia combinata continua per via orale con E2/DRSP , indicano che è possibile avere un eccellente profilo di efficacia, grazie all’ottimo controllo dei sintomi menopausali, con riduzione significativa dei segni a carico di organi e tessuti. Buoni risultati si ottengono anche con il Tibolone soprattutto nei confronti del calo del desiderio e della libido.

In arrivo anche il “Viagra rosa” a base di Flibanserin, nato come antidepressivo la cui molecola agisce sui recettori della serotonina, il neurotrasmettitore della felicità, la cui carenza è coinvolta nei disturbi dell’umore, e su altri due trasmettitori cerebrali fondamentali, dopamina e noradrenalina. Il Flibanserin dovrebbe risolvere il problema del calo del desiderio sessuale nelle donne, che ha come conseguenza l’aumento dello stress ed il calo dell’autostima fino ad arrivare alla depressione.

Una donna su dieci soffre di calo del desiderio che in premenopausa è chiamato ipoattivo per il disagio emotivo che causa e che adesso, con la flibanserina, si può risolvere visto che la molecola agisce sui neurotrasmettitori, tra cui dopamina (legata all’appagamento) e noradrenalina (rilasciata quando subiamo uno stimolo esterno “vivo”). Ci sono ancora riserve sul farmaco che riguardano gli effetti collaterali riscontrati come pressione bassa, svenimenti, nausea, capogiri e stanchezza, inoltre non deve essere assunta insieme all’alcol e ad altri farmaci come gli antimicotici. Si chiama Addji, punta a stimolare solamente il piacere intervenendo così sulla libido femminile (problema di etica) ed agisce a livello chimico sul cervello influenzando umore e desiderio a differenza del maschile Viagra che agisce in maniera meccanica e serve soltanto al momento dell’atto sessuale. L’Addji ha un’assunzione giornaliera e continuativa per cui bisogna valutare bene il rapporto rischio – beneficio ed il fattore “dipendenza”.

DOLORE SESSUALE

Per quanto riguarda il dolore sessuale (dispareunia-vaginismo-disturbi dolorosi non coitali) si consiglia di utilizzare la terapia ormonale locale a base di Estriolo “micro dosato” per l’atrofia vaginale. Nei casi di ipotrofia della mucosa vaginale marcata si utilizza da poco tempo un laser per l’equilibrio trofico del tessuto vaginale (Monna Lisa Touch); nei casi di Lichen scleroatrofico vaginale è stato ultimamente sperimentato con buoni esiti l’innesto di cellule mesenchimali di derivazione adiposa e l’infiltrazione di fattori piastrinici con la stretta collaborazione di un chirurgo plastico. Nel campo degli integratori naturali, possiamo trovare nuove sostanze come il Testofen, estratto di fieno greco standardizzato al 50% in Fenuside, un amplificatore dell’ormone maschile. Stimola la produzione di testosterone e promuove anche la secrezione di deidroepiandrosterone (DHEA) dalle ghiandole surrenali. Testofen migliora la libido e può accendere il desiderio sessuale oltre il 25% insieme alla creatina, al magnesio ed al potassio. Altri due principi attivi migliorano le funzioni sessuali quali l’ac. Pfaffico con Betaecdysterone ed il Lepidium Meyenii.

Esiste anche un integratore naturale a base di dioscorea e tribolo comune che svolge azione tonica e di sostegno metabolico. Altri integratori alimentari a base di Muira Puama, Damiana,frutta mixMaca, Ginseng, Ginkgo Biloba e Vitis Vinifera, sono efficaci nelle disfunzioni sessuali femminili, in particolare aumentano la sensibilità clitoridea, favoriscono la lubrificazione vaginale, donano orgasmi più intensi e riaccendono il desiderio. A parte questi fitocomplessi naturali, si potrebbero consigliare gli antiossidanti ( Ac. Alfa lipoico, Omega-3, Vit. E) e gli antiastenici: proteine, Fe, betacarotene, Vit. B5, B6, B12, Sali minerali e nuovi estratti vegetali.

ALIMENTAZIONE

Per quanto riguarda la terapia topica locale sono consigliati lubrificanti, umettanti, idratanti, lenitivi ecc. Sì, dunque, ai cibi “amici” dell’amore ad alto indice erotico: asparagi, avocado,banana (bufoterina), caviale (zinco), cacao e cioccolato (stimolante ed antidepressivo), chiodi di garofano, fico, mandorle, miele (luna di miele), ostriche e molluschi (glicogeno e minerali), peperoncino (vasodilatazione), zafferano (stimolante) e zenzero (riattiva circolazione del sangue).