La vista nei bambini: occhio ai disturbi!

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, i pediatri raccomandano di sottoporre i bambini ad una visita oculistica di controllo. Ammettere a scuola, per imparare a leggere e scrivere, bambini di cui non si è accertata la capacità visiva, è grave. E’ dunque fondamentale il ruolo dei parenti e dei medici, in primis i pediatri, che seguono il bambino fin dai primi momenti di vita.

Se il bambino ha un difetto visivo, probabilmente potrà essere curato. Bisogna, però, ricordare che il traguardo può richiedere anni di trattamento, ma la vista è d’importanza assoluta. Innanzitutto occorre osservare attentamente gli occhi del bambino e il suo comportamento.

Sintomi

Può essere segno di allarme e comunque richiede consulenza oculistica il bimbo che presenta una serie di disturbi.

  1. Occhi particolarmente voluminosi o piccoli o che non si aprono regolarmente o storti;
  2. Occhi rossi o lattiginosi;
  3. Pupille di grandezza o colore diverso (pupilla bianca: cataratta congenita);
  4. Intolleranza alla luce (chiude un occhio quando è colpito dalla luce forte);
  5. Lacrimazione persistente e abbondante anche quando non piange;
  6. Preme frequentemente le dita sugli occhi chiusi;
  7. A un mese non fissa una persona o un oggetto a 2 metri di distanza (manca di interesse per gli stimoli visivi);
  8. Al terzo mese non segue regolarmente con lo sguardo una luce che si muove davanti a lui, la sua mimica è povera, non sorride;
  9. Presenta movimento continuo degli occhi a piccole o grandi scosse (nistagmo);
  10. Cade frequentemente, inciampa, non vede gli ostacoli;
  11. Dice di vedere doppio (diplopia);
  12. Mantiene una posizione viziata del capo (torcicollo oftalmico);
  13. Strizza gli occhi quando vede un oggetto distante o si avvicina troppo all’oggetto che interessa;
  14. Cefalea dopo prolungato lavoro visivo.

Appena nato il bambino è capace di vedere, se abbagliato le pupille reagiscono, è attratto dalle luci e dal movimento. La capacità di fissare del neonato diviene netta tra la seconda e la quarta settimana di vita. L’apprendimento visivo massimo si ha fino all’età di 2 anni, poi, lentamente, continua fino ai 4-8 anni, allorché la visione diventa uguale a quella di un adulto.
Il neonato oltre a sviluppare l’acutezza visiva del singolo occhio deve imparare a coordinare i movimenti di ambedue gli occhi.

Per ottenere questo risultato deve indirizzare gli occhi sull’oggetto che gli interessa facendo in modo che la sua immagine cada sui punti delle due retine che si corrispondono (fovea). Quest’attività motoria simultanea dei due occhi è strettamente legata alla percezione simultanea delle due immagini: se le due immagini sono “uguali”, il cervello le fonderà (fusione) in una percezione unica e stabile: avrà così una visione binoculare normale.

Il senso della vista nei bambini

L’occhio è uno strumento assai complesso. Semplificando si può dire che funzioni come una sofisticata macchina fotografica con la quale vi sono molte analogie: anche l’occhio, infatti, possiede lenti, diaframma, pellicola; può persino zoommare (accomodazione). La cornea e il cristallino formano gli obiettivi: tra di loro è interposta l’iride, di colore diverso a seconda degli individui, che ha un foro centrale (pupilla) in grado di stringersi ed allargarsi a seconda dell’intensità dell’illuminazione, come fosse un diaframma.

Grazie agli obiettivi cornea e cristallino, perfettamente trasparenti ai raggi luminosi e di potere ottico esatto, attraversando una sostanza gelatinosa trasparente che dà forma all’occhio (vitreo), l’immagine va a fuoco sulla retina che funziona come una pellicola fotografica a colori e che riveste interamente la parte media e posteriore del bulbo oculare.

Miopia

Quando uno qualsiasi di questi elementi è imperfetto, l’immagine risulta imperfetta. Se le immagini degli oggetti distanti si formano davanti alla retina, perché l’occhio è troppo lungo oppure il sistema ottico è troppo forte rispetto alla lunghezza del bulbo, l’immagine che si focalizza è percepita confusamente: in questo caso l’occhio è detto miope. Sono miopi i bambini molto prematuri.

La visione per lontano non è buona e il bambino per aiutarsi, può strizzare gli occhi o cercare di avvicinarsi all’oggetto che lo interessa per apprezzarne i dettagli. In genere gli oggetti vicini sono visti bene per cui ci potrà essere un maggior interesse del bambino per quelle attività che gli risultano più agevoli, mentre potrà tendere ad estraniarsi dai giochi che richiedono buona percezione di oggetti lontani, come avviene per le attività all’aria aperta.

Nella miopia congenita ed elevata vi possono essere danni oculari più o meno progressivi a carico della corio-retina; questo tipo di miopia, fortunatamente, non è molto frequente nel bambino. Più frequentemente la miopia appare nel corso dell’accrescimento ed è talora progressiva fin oltre i 20 anni. Si corregge con lenti negative che fanno proseguire fin sulla retina i raggi luminosi provenienti da lontano.

Ipermetropia

La letteratura scientifica moderna ritiene che la miopia debba essere corretta totalmente e la correzione portata a permanenza. Il difetto opposto per cui le immagini vengono focalizzate al di là della retina si chiama ipermetropia ed è generalmente causata da un occhio troppo corto oppure da un sistema ottico troppo debole rispetto alla lunghezza del bulbo: l’immagine è percepita sfocata.

Il bambino è capace automaticamente, cambiando la forma del suo cristallino (accomodazione), di portare l’immagine sul piano retinico. Questo può provocare, soprattutto nella visione da vicino, stanchezza, bruciore oculare, cefalea, tipicamente alla fine di una giornata di studio ( il bambino talora rifiuta lo studio preferendo attività meno gravose).

In alcuni bimbi l’eccessiva stimolazione dell’accomodazione, esercitata per vedere nitido, può indurre una deviazione degli occhi verso l’interno, visibile anche nello sguardo da lontano (strabismo accomodativo).

Questa ipermetropia normale e moderata del neonato non necessita abitualmente di correzione, salvo che non sia più nettamente marcata in un occhio; in questo caso potrebbe avvenire un cattivo sviluppo di un occhio rispetto all’altro e si deve pertanto correggerla (ambliopia).

Parimenti l’ipermetropia si corregge se è elevata o se produce disturbi soggettivi o se provoca anomala ed eccessiva convergenza dei bulbi oculari. Per correggerla si usano lenti positive che riportano a fuoco sulla retina l’immagine sfuocata sollevando l’occhio da un’eccessiva accomodazione; a seconda dei casi se ne prescrive l’uso saltuario o permanente.

Astigmatismo

Un altro difetto della messa a fuoco è l’astigmatismo: esso è dovuto al fatto che mentre la cornea normale ha una superficie sferica, nell’occhio astigmatico ha un profilo ellissoidale, pertanto, gli oggetti sono visti alquanto indistinti, perché ogni singolo punto non è visto come tale, ma come una linea. La visione è diminuita e talvolta anche la correzione con occhiali è imperfetta. Spesso l’astigmatismo non è un difetto isolato, ma si associa ad altri difetti refrattivi come la miopia o l’ipermetropia, dando così luogo a numerose combinazioni.

L’astigmatismo è un difetto subdolo che talora non manifesta sintomi particolari perché il bambino vi si adatta fin dalla primissima età. Possono suggerirne l’esistenza la cefalea, lo strizzare le palpebre per vedere più nitido, l’avvicinarsi per vedere meglio gli oggetti, la presenza di posizioni viziate del capo. Quando l’astigmatismo riduce l’acuità visiva o diventa sintomatico si corregge nella maniera più precisa e completa con lenti cilindriche usate a permanenza.

Un bambino ipermetrope, durante lo sviluppo, può raggiungere l’emmetropia, perché l’occhio che era troppo corto si è allungato, ma se il processo continua, può diventare addirittura miope. Il bambino miope, invece, resterà sempre miope: l’occhio che è eccessivamente lungo non potrà mai accorciarsi.

Soggetti a rischio

Inoltre, alcuni bimbi hanno più probabilità di altri di avere difetti visivi se:

  • I genitori portano gli occhiali;
  • I genitori o parenti sono strabici o ipovedenti;
  • I genitori sono consanguinei; –
  • I genitori hanno malattie oculari ereditarie;
  • I parenti hanno problemi visivi;
  • Il bimbo è nato pre-termine o ha avuto patologia neonatale;
  • La madre in gravidanza ha avuto malattie trasmissibili al feto.

Quindi i difetti che interferiscono con la messa a fuoco delle immagini sulla retina si chiamano difetti di refrazione e si correggono con lenti adatte a compensare l’errore di costruzione dell’occhio e a rendere nitide le immagini che arrivano sulla retina. La refrazione di un bimbo può cambiare nel corso degli anni e deve pertanto essere verificata periodicamente tramite visita oculistica annuale. Un difetto refrattivo banale può trasformarsi in una grave menomazione per il futuro adulto: è quindi fondamentale accertare lo stato di salute degli occhi.

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Esporsi al sole da ragazzi previene la miopia in età adulta

I raggi del sole possono prevenire la comparsa della miopia in età adulta

Che il sole sia fonte di benessere per il nostro organismo è risaputo. Il beneficio più importante è senza dubbio la produzione di vitamina D, essenziale per la crescita e la conservazione di denti e ossa. Ma non è tutto. Secondo una recente ricerca, stare più a lungo al sole da bambini e fino all’adolescenza potrebbe ridurre sensibilmente il rischio di diventare miopi da grandi.

La prova scientifica arriva da uno studio condotto dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, pubblicato di recente su Jama Ophthalmology.

Lo studio
I ricercatori hanno esaminato un campione di over 65, che includeva 371 persone affetti da miopia e 2.797 sani, ‘estratti’ da uno studio europeo, lo European Eye Study. E’ emerso che un aumento dell’esposizione ai raggi UVB, quelli che presi ad alte concentrazioni sono responsabili delle scottature, dall’età di 14 anni fino ai 19 anni e dai 20 a 39, risultava associata a una ridotta probabilità di contrarre la miopia.

Una corretta alimentazione per il benessere dei nostri occhi
È opportuno consumare molta frutta, verdura (peperoni, pomodori, carote, ma anche vegetali a foglia verde come lattuga e spinaci) e seguire una dieta povera di grassi. Può essere utile – in soggetti affetti da distrofie retiniche – l’assunzione di complessi multivitaminici (vitamina A, C ed E, ma anche selenio, zinco e luteina) per ridurre ulteriormente lo stress ossidativo e proteggere le cellule della retina.
Frutta e verdura contengono vitamine benefiche per il metabolismo dell’occhio e della retina: vitamina C (fragole, kiwi), betacarotene (carote, albicocche), omega 3 (salmone, sgombro). Consigliabile è anche il consumo di verdure a foglia verde che contengono luteina e zeaxantina (vitamine specifiche per la retina degli occhi) e di mirtilli, capillaro-protettori importanti per la salute della complessa rete vascolare del microcircolo.

 

La laserterapia in oculistica: come e quando intervenire

L’Oftalmologia è la branca della Medicina che più e prima di tutte le altre ha sfruttato le potenzialità terapeutiche, e non solo, della luce, o meglio dell’interazione di essa con i tessuti biologici. È noto quanto sia dannoso guardare intensamente una sorgente luminosa a lungo, qualsiasi essa sia. È della metà del secolo scorso l’acquisizione, dopo svariati tentativi sperimentali, di poter fotocoagulare settori retinici molto piccoli attraverso lo sfruttamento della luce solare o artificiale ingegnosamente focalizzata. Rimaneva comunque un miraggio poter disporre di un raggio di luce coerente, monocromatico e ad alto contenuto energetico con il quale intervenire secondo bisogno sulla retina nel vivente.

La scoperta del raggio laser realizzò questo sogno e spalancò enormi frontiere alla Medicina in generale e all’Oftalmologia in particolare. L’evoluzione tecnologica ha portato alla disponibilità di strumenti maneggevoli, affidabili, precisi seppure ancor oggi particolarmente costosi. L’effetto dell’interazione tra il laser e i tessuti biologici varia in relazione a numerosi fattori; tra questi particolare importanza rivestono la quantità di energia utilizzata, il diametro degli spot ed il tipo di tessuto colpito. In Oftalmologia si utilizzano principalmente l’Argon Laser, il Nd:YAG Laser ed il Laser ad Eccimeri.

L’Argon Laser produce una radiazione compresa nella parte blu/verde dello spettro luminoso. Tali lunghezze d’onda vengono ben trasmesse dai mezzi diottrici del bulbo e ben assorbite dall’epitelio pigmentato retinico, dai pigmenti ematici, dai vasi retinici. Determina una fotocoagulazione dei tessuti colpiti.  Applicazioni: Fotocoagulazione e Goniotrabeculoplastica.

Il Nd: YAG Laser emette lunghezze d’onda nello spettro dell’infrarosso e viene utilizzato soprattutto per il suo effetto fotomeccanico, dirompente sui tessuti che colpisce. Esplica anche un’azione termica. Applicazioni: Iridotomia e Capsulotomia Posteriore.

Il Laser ad Eccimeri emette radiazioni nel campo dell’ultravioletto ed interagisce con i tessuti attraverso un effetto fotochimico, determinando anche la dissoluzione dei legami chimici. Tale raggio ha la potenzialità di vaporizzare ad ogni impulso una strato di tessuto minimo senza danneggiare quelli circostanti con effetto termico. Applicazioni: Chirurgia Corneale.

Nella pratica oftalmologica tali apparecchiature vengono utilizzate nella prevenzione e nella cura di svariati quadri clinici.

La fotocoagulazione con il Laser ad Argon è comunemente utilizzata nella delimitazione di zone retiniche periferiche degenerate o caratterizzate dalla presenza di fori o rotture, allo scopo di prevenire l’eventualità più pericolosa vale a dire il distacco di retina. Si coagula la retina in più punti eseguendo una vera e propria barriera di delimitazione di tali zone a rischio. Inoltre viene utilizzato in numerose patologie vascolari della retina, laddove per sofferenza delle arterie e/o delle vene si determinano lesioni tissutali anche irreversibili. Ad esempio nella Retinopatia Diabetica l’azione coagulante (focale o diffusa) può preservare quella porzione retinica ancora non interessata e funzionalmente vitale. Anche il Retinoblastoma può essere aggredito dal Laser sia direttamente, bruciandone la massa, sia fotocoagulando i vasi che ne apportano il nutrimento.
Alcune patologie maculari (la macula è quella porzione retinica centrale specializzata nella visione dei dettagli e dei colori e quindi molto importante nella determinazione dell’acuità visiva) possono essere trattate fotocoagulando le neoformazioni vascolari eventualmente presenti e che nell’evoluzione potrebbero irrimediabilmente compromettere la funzione visiva. Comunque la zona centrale di tale distretto deve  accuratamente essere preservata anche dall’azione del laser poiché deputata alla visione centrale.

L’effetto del Nd:YAG Laser viene sfruttato in diversi quadri clinici. Primo fra tutti la cosiddetta cataratta secondaria o opacizzazione della capsula posteriore. Tale quadro insorge dopo l’intervento di asportazione del cristallino catarattoso. La membrana fisiologica sulla quale la IOL (lente intraoculare) viene adagiata può per motivi non ancora chiariti opacizzarsi con notevole impedimento visivo. Focalizzando il raggio laser su tale struttura si può produrre una breccia centrale che consente il ripristino della visione ottimale da parte del paziente.

Altra indicazione di utilizzo frequente dell’ Nd:YAG Laser è il glaucoma ad angolo stretto o chiuso, dove attraverso l’azione del raggio luminoso si determina un foro nell’iride al fine di ripristinare la normale idrodinamica oculare. L’iridotomia può avere anche significato preventivo in un occhio sano. Nel glaucoma ad angolo aperto o cronico, malattia frequente ed insidiosa, può trovare indicazione nel cursus terapeutico una fotocoagulazione del trabecolato corneo-sclerale (sistema di filtrazione dell’umore acqueo dall’interno del bulbo all’esterno) con l’intento di allargarne le maglie e renderlo più permeabile. Di acquisizione relativamente recente è l’utilizzo del Laser ad Eccimeri nella correzione delle Ametropie ed in particolare della Miopia. In tal caso si esegue una vera e propria fresatura della parte centrale ottica della cornea di uno spessore pari a compensare le diottrie in difetto. Tale appiattimento della superficie corneale diviene possibile per le particolari caratteristiche di tale raggio laser che dissolvendo frazioni piccolissime di tessuto, non intacca il territorio circostante, e permette un agevole e rapido processo di cicatrizzazione e riepitelizzazione a carico della cornea.

In linee generali tutti i Difetti Refrattivi possono correggersi, anche se i risultati migliori si ottengono nella correzione della Miopia. Sono candidabili alla Chirurgia Refrattiva tutti i pazienti che non tollerano più l’utilizzo di occhiali o lenti a contatto purchè abbiano un determinato spessore corneale (pachimetria) ed appositi parametri topografici corneali, ma soprattutto devono essere dotati di una notevole motivazione ad operarsi, in quanto si tratta pur sempre di un intervento estetico.

Tale carrellata sintetica e piana almeno nelle intenzioni, indica quelle applicazioni cliniche routinarie che l’oftalmologo utilizza nello svolgimento della sua professione. Molte altre metodiche sono in corso di sperimentazione e altre macchine verranno messe a disposizione dal progresso tecnologico e dallo studio dei materiali.

A cura di: Dott.ssa Olimpia Guarino
Specialista in Oftalmologia