L’intolleranza al lattosio: cos’è e cosa fare per contrastare i sintomi

L’intolleranza al lattosio è l’incapacità di digerire lo zucchero principale presente nel latte e altri prodotti caseari. Ciò è causato da una carenza di lattasi, l’enzima responsabile della metabolizzare il lattosio nell’intestino tenue.

Le persone possono sviluppare intolleranza al lattosio in qualsiasi momento della loro vita.

Vale la pena precisare che l’intolleranza al lattosio è diversa dall’avere un’allergia al latte, in quanto quest’ultima è una reazione alle proteine del latte anziché lattosio. E non ha nulla a che fare con la celiachia, una malattia autoimmune causata dal glutine, che può avere effetti negativi se ingerito.

Sintomi e cause
Le persone possono essere geneticamente predisposte a non produrre l’enzima lattasi, o la condizione può derivare a seguito di una malattia o un disturbo al piccolo intestino, tra cui interventi chirurgici o infezioni.
Negli adulti intolleranti, il lattosio viene fermentato e metabolizzato dai batteri nel colon per produrre gas e acidi grassi a catena corta. Ciò si traduce in crampi addominali, gonfiore, diarrea, flatulenza e nausea.

Anche se ridotti livelli di lattasi potrebbe tradursi in un cattivo assorbimento di lattosio, solo le persone con bassi livelli di lattasi che presentano i sintomi più comuni sarebbero stati adeguatamente considerati intolleranti al lattosio. Secondo la Mayo Clinic, la maggior parte delle persone con carenze di lattasi non presentano alcun segno o sintomo.

Trattamento
Eliminare il lattosio dalla propria dieta potrebbe essere un’opzione terapeutica da prendere in considerazione. Tuttavia, bisogna fare attenzione ad una eventuale carenza di calcio e vitamina D.
Uno studio pubblicato nel numero di giugno 2017 del Journal of Nutrition ha rilevato che i soggetti con intolleranza al lattosio che eliminano il latte dalla dieta hanno livelli più bassi di vitamina D nel sangue.

Alcune persone trovano che l’assunzione di probiotici possa aiutare a digerire lattasi meglio, ma ad alta digeribilità è davvero lo standard. Secondo uno studio di intervento di 21 giorni condotta nel 2000, la maggior parte delle persone che fanno questo sperimenteranno minimo o nessun disagio.

Un 2017 studio condotto da scienziati della Carolina del Nord Scuola di Medicina e North Carolina State University ha scoperto che i probiotici possono anche essere un trattamento utile. Lo studio, pubblicato sul National Academy of Sciences, ha scoperto che il 70 per cento di coloro che ha assunto probiotici per 35 giorni aveva ridotto il dolore addominale quando hanno ripreso a bere il latte. Il novanta per cento dei soggetti ha mostrato un significativo aumento di batteri fermentanti di lattosio.

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 Consigli utili
L’intolleranza al lattosio può essere trattata con semplici cambiamenti nella dieta. Il modo più diretto è per una persona per ridurre la quantità di latte o prodotti quotidiani nella sua dieta. Inoltre, può aiutare a dividere latte e latticini tutti i giorni in diverse piccole porzioni e li consumi con altri alimenti.
latteria trasformati come lo yogurt e formaggi sono meglio tollerati, perché il lattosio è stato parzialmente metabolizzato dai batteri durante la loro preparazione.

Cibi ad alto contenuto di lattosio, secondo la Cleveland Clinic, sono:

  • Latte, frullati e altre bevande a base di latte
  • Gli alimenti a base di latte
  • Panna e panna per caffè
  • Formaggio
  • Gelati, latte di ghiaccio, sorbetto
  • Budini, creme
  • Burro
  • Creme, salse crema

Ci sono anche altre opzioni, come il riso, soia e latte di mandorle, che possono essere utilizzati come alternativa al latte vaccino.

Inoltre, ci sono alcuni prodotti lattiero-caseari che possono essere più facili da digerire:

  • Latticello e formaggi
  • Prodotti da latte fermentato come lo yogurt
  • Latte di capra
  • Gelato
  • Formaggi stagionati o duri

I probiotici per i bambini che soffrono di mal di pancia

I bambini che soffrono di mal di pancia senza un motivo chiaro potrebbero avere dei benefici assumendo con regolarità i probiotici. A dirlo un nuovo studio condotto dall’Università di Scuola di Medicina del Central Lancashire nel Regno Unito.

I ricercatori hanno esaminato vari trattamenti per il cosiddetto dolore addominale funzionale, o mal di stomaco che non ha una causa evidente. Una condizione che colpisce circa il 14 per cento dei bambini in tutto il mondo, secondo una rilevazione del 2015.

Ad oggi, non è stato ancora trovato un trattamento standard per questo disturbo, che può causare sintomi persistenti o intermittenti per mesi. Ora studi recenti hanno suggerito che l’assunzione di probiotici , o “batteri buoni“, potrebbero alleviare i sintomi.

La ricerca
I ricercatori hanno analizzato le informazioni provenienti da nove studi precedenti che hanno coinvolto un totale di circa 700 bambini dai 4 ai 18 anni che presentavano dolore addominale funzionale. In tutti questi studi, ai bambini sono stati dati in modo casuale sia probiotici che placebo da quattro a 16 settimane.

I risultati
I dati emersi hanno dimostrato che i “batteri buoni” sono stati efficaci nel ridurre i sintomi nei bambini con dolore addominale funzionale,  con una riduzione di due terzi del dolore, rispetto ai bambini che avevano assunto placebo.

I risultati sono stati molto incoraggianti, portando i ricercatori a concludere che i probiotici debbano essere considerati come opzione nel trattamento per i bambini che hanno dolore addominale funzionale.

I “batteri buoni” potrebbero funzionare ripristinando il normale equilibrio dei batteri intestinali, e, a sua volta, ridurre l’infiammazione e migliorare il movimento intestinale, ha detto.

Dietetica e nutraceutica, l’azione benefica dei prebiotici e probiotici

L’azione benefica dei probiotici e dei prebiotici è sviluppata all’interno dell’intestino e da qui si estende a tutto l’organismo…

Negli ultimi anni il concetto di cibo si è indirizzato attribuendo agli alimenti un importante ruolo nel mantenimento della salute sul benessere psicofisico e sulla prevenzione di alcune patologie. Si è quindi evidenziato un legame stretto tra alimentazione e salute. Valutare le potenzialità salutistiche dell’alimento richiede una buona conoscenza della composizione chimica e l’identificazione di una o più interazioni tra l’alimento e alcune funzioni specifiche dell’organismo umano.

Numerosi sono gli studi che denunciano nelle fasce giovanili diffusi fenomeni di malnutrizione, soprattutto per eccesso. Tale situazione è attribuibile ai cambiamenti ambientali e sociali degli ultimi decenni. Cambiamenti che hanno favorito nella popolazione la sedentarietà e un’alimentazione incongrua sotto il profilo quantitativo e qualitativo, creando premesse per lo sviluppo di patologie cronico – degenerative.

Queste malattie pur comparendo in età adulta, mettono radici già nell’infanzia e nell’adolescenza. L’adozione di sane abitudini di vita, sin dalla tenera età, basate su di una corretta alimentazione e su un buon livello di attività fisica, contribuisce a ridurre il rischio di tutte le patologie per le quali è state individuato un nesso con l’alimentazione e lo stile di vita.

Ricordiamo in questa sede, come più volte descritto, che il termine “dieta” proviene dal greco “diaita” e significa “stile di vita”; pertanto tutti noi siamo sempre a dieta, nel senso che ognuno di noi ha il proprio stile di vita, più o meno corretto. Le scelte alimentari che contraddistinguono la dieta del singolo sono, in gran parte, dipendenti dalla volontà personale, o per lo meno sono sotto il controllo personale. Una dieta non corretta è quindi spesso specchio di scelte volutamente sbagliate. Tali scelte sono talvolta collegate ad una non conoscenza oppure ad una conoscenza erronea delle caratteristiche nutrizionali dei singoli alimenti. Per una maggiore consapevolezza nelle scelte alimentari è quindi opportuno definire bene il campo di azione dei nutraceutici, rispetto a quello degli integratori alimentari oppure degli alimenti funzionali.

I nutraceutici sono, infatti, sostanze isolate o purificate da alimenti, per lo più vegetali, la cui assunzione è collegata a benefici fisiologici dimostrati oppure a una protezione contro malattie croniche. In altre parole un nutraceutico può avere, pur essendo di origine alimentare e quindi non di sintesi, un’azione farmacologica nei confronti di diverse funzioni dell’organismo. Gli integratori alimentari, invece, sono sostanze normalmente presenti nell’alimentazione quotidiana (es. vitamine, minerali, acidi grassi essenziali). Tali sostanze in determinati stati fisiologici o patologici (gravidanza, sport, dimagramento, malattie infettive, ecc…) possono essere assunte come integrazione della dieta personale ai fini di un riequilibrio dello stato carenziale. In commercio sono, infine, presenti una grande quantità di cibi arricchiti naturalmente o artificialmente di sostanze naturali con proprietà benefiche accertate. Si tratta di veri e propri alimenti funzionali (es. pane e pasta integrale oppure cracker di soia). In tale categoria possono essere inseriti quindi, alimenti naturalmente ricchi di fibre e di calcio, come i semi di Chia (salvia hispanica) o di antiossidanti come le Bacche di Goji, scoperti recentemente dal mercato nazionale pur provenendo da antiche tradizioni sudamericane e orientali.

Nutraceutici di vecchia data, nel senso che sono stati tra i primi a essere introdotti nel mercato, sono sicuramente i probiotici, i prebiotici o un mix di entrambi definito simbiotici. I Probiotici (alimenti a favore della vita) al contrario quindi degli antibiotici (contro la vita), sono definiti come alimenti microbici vivi benefici per la salute, oppure come preparazioni alimentari costituite da microrganismi vivi in grado d’influenzare favorevolmente l’ospite, migliorandone l’equilibrio della flora batterica intestinale. I probiotici dunque sono in grado di esercitare un ruolo sull’equilibrio della flora intestinale, in modo da aumentare la resistenza alle malattie infettive, sia attraverso un rafforzamento della barriera intestinale, che con modulazioni del sistema immunitario.

Alcune ricerche hanno evidenziato come la loro somministrazione quotidiana con la dieta, potrebbe determinare l’effetto benefico della regolazione della pressione arteriosa, del tasso ematico del colesterolo e della prevenzione delle allergie, assicurando quindi non solo un ruolo preventivo ma anche terapeutico nell’uomo.

I probiotici maggiormente utilizzati appartengono al genere Lactobacillus: lattobacilli, lattococchi, bifido batteri e streptococchi termofilus, specie maggiormente impiegate nella produzione di yogurt, ricca fonte di probiotici. Ricchissimo di probiotici è anche il latte di Kefir, bevanda originaria del Caucaso ( nord Ossezia) con un contenuto di lieviti e di bacilli molto maggiore rispetto ai comuni yogurt.
L’efficacia di questi microrganismi può essere attribuita tanto a un progressivo aumento di batteri lattici nel lume intestinale, riuscendo a passare indenne la barriera gastrica e biliare, quanto a meccanismi indiretti tra i quali l’azione modulatrice immunitaria.
L’attività biologica dei probiotici comunque dipende dal ceppo di appartenenza, pertanto ceppi simili possono avere azioni assai diverse. I ceppi maggiormente studiati sono, per esempio, il lactobacillus rhamnosus, utile per le diarree acute da infezioni e da antibiotici, oppure il lactobacillus reuteri, impiegato soprattutto nelle coliche infantili. Importante sottolineare che le azioni benefiche sono dose-dipendenti e che con meno di un miliardo di bacilli vivi difficilmente si può avere un qualunque effetto, aspetto da tenere in considerazione quando si procede all’acquisto di alimenti o prodotti farmaceutici contenenti fermenti lattici.

Il Bacillus Coagulans invece si presenta in forma di “spora attiva” e ciò gli conferisce stabilità alla temperatura e all’acidità dello stomaco. Una volta giunto nell’intestino germina rapidamente andando a incrementare la popolazione della flora batterica e, di conseguenza, a potenziare le difese dell’organismo. Moltiplicandosi sulla parete intestinale forma una barriera contro germi patogeni quali la candida, la salmonella, gli stafilococchi. Alcuni studi hanno evidenziato come tali spore possano migliorare il meteorismo addominale in pazienti con sindrome da intestino irritabile. In modelli sperimentali è stata notata anche un’azione sulla colesterolemia per inibizione dell’assorbimento intestinale.

I Prebiotici sono invece ingredienti alimentari non digeribili che influenzano favorevolmente l’ospite, stimolando l’accrescimento e l’attività di un limitato numero di batteri nell’intestino (colon). Sono prevalentemente di natura glucidica e possono essere naturali e di sintesi. I primi sono estratti per lo più dai semi di leguminose: soia, piselli, fave, cicerchie. I secondi invece sono ottenuti da carboidrati complessi (FOS e GOS). I prebiotici favoriscono la riduzione dei batteri patogeni, la stimolazione del sistema immunitario e la riduzione dell’incidenza dei tumori nel tratto gastroenterico. Lattulosio e Lattitolo agiscono prevalentemente inibendo lo sviluppo della flora proteolitica e quindi favorendo lo sviluppo dei lattobacilli.
L’Inulina induce un aumento dei bifido batteri e ne potenzia l’attività.

L’azione benefica dei probiotici e dei prebiotici è sviluppata all’interno dell’intestino e da qui si estende a tutto l’organismo. Questo tratto del digerente, infatti, può essere definito il primo organo linfoide del corpo, giocando un ruolo preponderante nella maturazione e nel funzionamento del sistema immunitario. Ma in considerazione del fatto che nell’intestino umano sono collocati oltre cento milioni di neuroni, l’equilibrio intestinale comporta un sicuro beneficio per tutto l’organismo.

[author-details=Claudio Messere]

Allergie di stagione: probiotici per alleviare i sintomi

I benefici dei probiotici per il nostro organismo sono stati ampiamente dimostrati e sono ben noti non solo nella comunità scientifica. I probiotici (dal greco, alimenti a favore della vita) al contrario quindi degli antibiotici (contro la vita), sono definiti come alimenti microbici vivi benefici per la salute, oppure come preparazioni alimentari costituite da microrganismi vivi in grado d’influenzare favorevolmente l’ospite, migliorandone l’equilibrio della flora batterica intestinale. I probiotici sono in grado di esercitare un ruolo sull’equilibrio della flora intestinale, in modo da aumentare la resistenza alle malattie infettive, sia attraverso un rafforzamento della barriera intestinale, che con modulazioni del sistema immunitario.

I PROBIOTICI
Un gruppo di ricercatori dell’Università della Florida ha condotto uno studio sui probiotici e sulla presunta capacità di alleviare i disturbi provocati dalle allergie di stagione. In particolare la rinite allergica – nota anche come raffreddore allergico -, una patologia infiammatoria acuta e ricorrente a carico della mucosa nasale dovuta a una reazione di un antigene esogeno (allergene). In genere a scatenare il raffreddore allergico sono i pollini e le spore della muffa. I soggetti allergici ricorrono agli antistaminici che sono in grado di alleviare i sintomi, ma il loro uso prolungato può causare effetti indesiderati come sonnolenza, vertigini o nausea.

LO STUDIO
Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università della Florida ha dimostrato l’efficacia di un trattamento basato su lattobacilli e bifidobatteri. Sono stati assoldati 173 volontari affetti da allergia stagionale da lieve a moderata e che non stavano usando farmaci. I soggetti sono stati assegnati ad un gruppo a cui è stato somministrato il probiotico in un’unica capsula da assumere due volte al giorno, o ad un secondo gruppo che ha ricevuto un placebo. Lo studio è durato otto settimane in piena stagione primaverile ed ha rivelato che coloro che avevano assunto la combinazione di probiotici riferivano una riduzione dei sintomi e miglioramenti nella qualità della vita rispetto al gruppo che aveva assunto un palcebo.

 

Nutraceutica: la scienza arriva in tavola

“Noi siamo ciò che mangiamo”. L’affermazione del filosofo Feuerbach trova la sua massima corrispondenza in una nuova scienza, definita “nutraceutica”. Il termine è stato coniato per la prima volta nel 1989 dal dottor De Felice, ed è composto dalla contrazione fra “nutrizione” e “farmaceutica”.

Per definizione, è una disciplina scientifica che studia le composizioni degli alimenti e le funzioni che potenzialmente influenzano i processi cellulari e quindi metabolici. In altre parole, sta ad indicare alimenti, o meglio principi attivi in essi contenuti, che forniscono importanti benefici per la salute dell’uomo. Il nutriente non è più solo cibo, ma il fattore determinante nella prevenzione delle malattie, divenendo così al tempo stesso farmaco, o nutraceutico.

Questa branca, insieme alla nutrigenomica e nutrigenetica, hanno permesso di sviluppare programmi personalizzati in base alla costituzione genetica del singolo individuo, stabilendo i fabbisogni nutrizionali e gli eventuali rischi correlati alle patologie nutrizionali. Tra i principali nutraceutici, vanno sicuramente annoverati i probiotici e i prebiotici, diversi tra loro.

I probiotici sono batteri “buoni” (lactobacillus) che contribuiscono al benessere dell’ecosistema intestinale, rafforzandolo. I prebiotici, invece, sono gli alimenti veri e propri, che contengono sostanze (frutto-oligosaccaridi) capaci di favorire la crescita dei batteri (probiotici). L’azione combinata dei prebiotici e probiotici diventa sinergica per il miglioramento della salute e dello stato di benessere dell’organismo.