Psoriasi: i benefici di una corretta esposizione solare

Generalmente, nel corso dell’estate, la psoriasi tende a migliorare sensibilmente o, addirittura, scomparire del tutto. Questo avviene in circa l’80% dei casi, senza dimenticare che circa il 5% invece peggiora con una eccessiva esposizione solare.

E’ in particolar modo in presenza delle varianti pustolose ed eritrodermica della malattia, che si può verificare una recrudescenza dei sintomi. Del resto una delle cure canoniche per la psoriasi, la fototerapia, si basa proprio sull’utilizzo della parte cosiddetta “buona” dei raggi ultravioletti.

I raggi ultravioletti (UV) emessi dal sole hanno effetto distruttivo sui linfociti T della pelle, in questo modo il processo infiammatorio regredisce e rallenta la sovrapproduzione di cellule che è causa della comparsa delle squame sulla pelle. Naturalmente, il sole va però preso con precauzione per evitare scottature ed eritemi.

Un’eccessiva esposizione solare quando ancora non si è abbronzati può essere responsabile di una recidiva o di un forte peggioramento del quadro clinico a causa del fenomeno di Koebner. E’ importante, non dimenticare mai come una scorretta ed esagerata esposizione solare può esporci ad altre problematiche e inficiare i miglioramenti attesi. Questo vale anche per l’esposizione alle lampade UV.

il sole va però preso con precauzione per evitare scottature ed eritemi

In ogni caso l’esposizione solare va sempre intesa quale valido supporter alle terapie tradizionali e sicuramente mai come trattamento sostitutivo delle stesse, in quanto non è in grado di sostituire la fototerapia PUVA o UVB a banda stretta.

Inoltre il sole agisce facendo aumentare la sintesi di vitamina D, la quale esercita la sua azione antipsoriasica, in quanto contribuisce a ridurre la velocità di crescita abnorme delle cellule della cute e attenua l’infiammazione allontanando i linfociti. Non è da escludere, come effetto aggiuntivo, che di per sé il relax al sole o una bella vacanza al mare agiscano da antipsoriasici in quanto stimolano la produzione di endorfine che, elevando il tono dell’umore, diminuiscono la percezione dello stress.

In quest’ottica, il binomio sole e mare diventa una combinazione vincente per far regredire le lesioni, in quanto combina l’azione cheratolitica dell’acqua marina che livella le lesioni, con l’azione dei raggi solari, creando un effetto sinergico antinfiammatorio che lenisce il prurito delle lesioni, elimina le cellule morte e favorisce la rigenerazione cutanea.

Bisogna comunque fare attenzione a non esporsi al sole dopo aver utilizzato da poco sostanze fotosensibilizzanti, tipiche nei trattamenti terapeutici della psoriasi, quali catrami o farmaci come la ciclosporina e l’etretinato, per i possibili effetti collaterali spiacevoli che possono causare, quali macchie sulla cute. Pertanto è sempre opportuno consultare il proprio dermatologo prima di decidere di esporsi al sole.

Betacarotene per preparare la pelle all’esposizione solare

Insieme ad una adeguata fotoprotezione, nei mesi che precedono l’esposizione solare i dermatologi consigliano un’alimentazione a base di antiossidanti e sostanze in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi provocata dai raggi ultravioletti (UV).

Il betacarotene è una pro-vitamina e viene trasformata nel fegato in vitamina A. La vitamina A contribuisce al buon mantenimento della capacità visiva e rafforza il sistema immunitario.

Gli alimenti che in natura contengono un quantitativo importante di betacarotene sono la paprika e gli ortaggi di colore rosso/arancio come pomodori e carote.

E’ una sostanza particolarmente attiva contro i radicali liberi e nella riparazione dei tessuti; vanta proprietà antiossidanti e può prevenire le scottature solari soprattutto in soggetti con fototipo chiaro, rutili (rossicci) o affetti da sindrome della cute sensibile.

La presenza di adeguati livelli di betacarotene, infatti, permette di ridurre la sensibilità della pelle ai raggi UV di tipo A e B.

Nel caso in cui il betacarotene venga assunto in contemporanea ad altri elementi tipo vitamina C, vitamina E e zinco queste azioni si sommano. E’ necessaria un’adeguata assunzione di zinco per permettere l’utilizzo della vitamina A immagazzinata nel fegato.

Il fabbisogno giornaliero nell’adulto di carotenoidi è di circa 5.000 U.I. (unità internazionali) proprio quanto contenuto in una carota di dimensioni medie.

In commercio esistono integratori alimentari specifici che possono sopperire alla mancanza di questi nutrienti nella dieta.