ovaio policistico

Ovaio Policistico: i cibi da evitare

Stile di vita e alimentazione possono influire sulla sindrome dell’ovaio policistico

La dieta per la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) deve essere a basso indice glicemico ed a basso apporto energetico. Sovrappeso, obesità ed insulino-resistenza possono essere uno la causa dell’altro.

Prediligere carboidrati a lento assorbimento come i cereali ed i carboidrati complessi ricchi di fibra (come il germe di grano, la quinoa, la crusca, l’avena, il bulgur ecc.), evitando i carboidrati e gli zuccheri raffinati che riducono anche la fertilità.

Da evitare anche gli interferenti endocrini come i semi di lino, i prodotti di soia fermentati, il tofu ecc.

Da evitare anche i grassi trans, limitare i grassi saturi come l’olio di palma ed utilizzare grassi monoinsaturi e Omega 3 (noci, olio di oliva, mandorle, avocado etc), che possono ridurre il rischio di diabete e colesterolo; ridurre inoltre il consumo di caffeina a meno di 150 mg al giorno.

Dunque ipocaloricità in grado di ottenere un calo ponderale dell’8-10%; ciò è in grado di migliorare la sensibilità periferica all’insulina. Seguire inoltre un equilibrio nutrizionale con il 25% di lipidi, dando la preferenza ad acidi grassi mono e polinsaturi.

Ed ancora proteine il 12-14% e la restante parte saranno il 55-60% di carboidrati per l’energia (di cui semplici non più del 10%) ed ancora fibra circa 30gr/die.

Importante la ripartizione dei pasti: 5/6 al dì e scelta di cibi a basso indice glicemico, associando alimenti ad alto contenuto di carboidrati, con buone quantità di fibra alimentare e soprattutto prediligendo fonti di carboidrati integrali.

Per ridurre i sintomi e le complicanze dell’ovaio policistico, è possibile in presenza di insulino-resistenza e/o obesità, intervenire sia con la dieta ipocalorica a basso indice glicemico e sia con la terapia motoria.

Per facilitare il percorso di dimagrimento ed il ripristino della sensibilità insulinica periferica, si consiglia di iniziare un’attività fisica regolare con un moderato esercizio fisico giornaliero che riduce anche il colesterolo, la pressione sanguigna ed il rischio di diabete.

Più movimento

Le donne che soffrono di PCOS dovrebbero fare passeggiate frequenti, footing o dedicarsi allo sport che prediligono (corsa, nuoto, bicicletta, marcia, sci di fondo) per ridurre il rischio di sovrappeso ed obesità e migliorare la distribuzione del tessuto adiposo.

L’esercizio aerobico, infatti mantiene il peso forma, riduce l’insulino-resistenza ed il diabete tipo 2 ed incrementa la massa magra con riduzione del grasso viscerale e quindi del rischio cardiovascolare.

Per migliorare lo stile di vita bisogna inoltre ridurre lo stress, soprattutto cronico, che determina la secrezione di un particolare ormone, il cortisolo, che può contribuire a mantenere elevata la glicemia nel sangue e di conseguenza peggiorare l’insulino-resistenza. In questi casi si consiglia di praticare Training Autogeno, il Thai Chi Quan, lo Yoga, la meditazione, il pilates e la danza orientale e di avere un buon riposo notturno con 7/9 ore di sonno per notte.

Da evitare anche le tossine ambientali come il bisfenolo (BPA) contenuto nella plastica, sulle lattine e sulle scatole contenenti verdure e sughi.

La sindrome dell’ovaio policistico nelle adolescenti

L’oligoamenorrea è presente nell’87% delle pazienti, l’amenorrea nel 26%, l’irsutismo nel 92%, l’acne nel 70% circa.

La Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è l’endocrinopatia più frequente nel sesso femminile: si stima, che la sua prevalenza sia tra il 6 ed il 20%.

La patologia ha un importante impatto clinico. Si manifesta con differente corredo sintomatologico che, spesso, compromette significativamente la qualità di vita delle pazienti.

L’oligoamenorrea è presente nell’87% delle pazienti, l’amenorrea nel 26%, l’irsutismo nel 92%, l’acne nel 70% circa.

Infertilità

Inoltre, lo stato di infertilità/sub-fertilità è frequentemente presente e ciò esercita un impatto negativo sull’identità personale e sulla salute mentale della paziente, compromettendone lo stato di benessere psico-fisico.

Il 75% delle donne con infertilità ovulatoria è affetta da PCOS e addirittura il 64% di esse soffre di sintomatologia stress correlate.

Sulla sfera riproduttiva e sullo stato di salute complessivo della donna incidono anche aspetti dismetabolici. Questi sono caratterizzati da insulino-resistenza e conseguente iperinsulinemia compensatoria che contribuiscono, in modo determinante, a peggiorare l’espressione clinica della patologia.

Insulino-resistenza

L’insulino-resistenza è più frequente in presenza di eccesso ponderale ma, anche le donne con BMI nella norma non ne sono esenti, e ad essa si correla un insieme di fattori di rischio cardiovascolari, ridotta tolleranza glucidica, dislipidemia, ipertensione arteriosa, steatosi epatica.

Emerge che la PCOS è una patologia multifattoriale dove un’accurata diagnosi è indispensabile per instaurare un approccio terapeutico personalizzato, in grado di intervenire sui vari meccanismi fisiopatologici.

Le opzioni terapeutiche

La PCOS ha correlazioni con la sindrome metabolica. Per cui è indispensabile ridurre i vari fattori di rischio metabolici che potrebbero contribuire ad aggravare l’espressione clinica della patologia.

La correzione dei disordini alimentari, associata ad un corretto stile di vita, sono strade da perseguire “come atto medico” in grado, spesso, senza l’ausilio di farmaci, di raggiungere l’obiettivo terapeutico. Ad esempio il solo calo ponderale, nelle pazienti con BMI alterato, esita, spesso, nel ripristino della regolarità mestruale.

Anche se l’iperinsulinemia non è inserita tra i criteri per porre diagnosi di PCOS, essa rappresenta uno dei principali meccanismi patogenetici che sottende la patologia.

Pertanto, quando necessario, l’utilizzo di farmaci che agiscono migliorando la sensibilità periferica all’insulina. Quindi sono in grado di contrastare l’intolleranza glucidica, rappresentano un valido supporto nel trattamento della patologia. Possono essere somministrati da soli o in associazione alla terapia con estroprogestinici e/o antiandrogeni, con i quali svolgono un ruolo sinergico.

Il trattamento farmacologico

Le possibilità terapeutiche attualmente a disposizione, in ambito metabolico, comprendono sia farmaci sia nutraceutici funzionali entrambi in grado di assicurare un ottimo profilo di efficacia.

La Metformina è il farmaco più utilizzato nella pratica clinica. Tuttavia il suo impiego nella terapia della PCOS è attualmente off-label. Sebbene sia considerata un farmaco maneggevole, non è scevra da effetti indesiderati soprattutto a carico dell’apparato gastrointestinale.

Va inoltre considerato che nonostante diversi lavori abbiano confermato i benefici metabolici dell’assunzione di metformina in donne PCOS. Questo farmaco può anche determinare un innalzamento dei valori di omocisteina sierica, peraltro già alterati in gran parte delle pazienti affette da questa patologia. Consideriamo che l’iperomocisteinemia potrebbe contribuire a peggiorare l’insulinoresistenza.

L’inositolo nella sindrome dell’ovaio policistico

In uno scenario farmacologico complesso la nutraceutica è riuscita, con l’inositolo, ad inserirsi autorevolmente come opzione terapeutica valida e di documentata efficacia. Ciò grazie alla formulazione di integratori funzionali in grado di soddisfare le esigenze terapeutiche del medico e le richieste di cura delle pazienti.

Gli inositoli sono dei trasduttori del messaggio insulinico e, se somministrati ai dosaggi adeguati, sono in grado di aumentare: la sensibilità periferica all’insulina contribuendo a ristabilire il quadro euglicemico; correggere gli aspetti dismetabolici; normalizzare i parametri edocrinologici migliorando il rate ovulatorio e i segni attribuibili all’iperandrogenismo come acne e irsutismo.

Ad oggi sono disponibili due isomeri degli inositoli, il Myo-inositolo e il D-Chiro inositolo. Recenti studi clinici hanno dimostrato che il profilo di efficacia delle due molecole è del tutto sovrapponibile. Tutti gli inositoli non sono in grado di contrastare l’assorbimento del glucosio ma di determinare una migliore penetrazione intracellulare.

Di recente, l’industria farmaceutica ha reso disponibili altri integratori funzionali a base di inositolo associato ad altri principi attivi, con l’obiettivo di massimizzare le caratteristiche farmacologiche degli inositoli.

Tali associazioni possono dare una migliore risposta ai sintomi correlati con la PCOS. L’inositolo associato ad acido folico per l’infertilità, inositolo con estratti vegetali della serenoa repens per l’irsutismo; l’inositolo con soia e dioscorea per regolare i disturbi del ciclo mestruale; e l’inositolo associato con estratto vegetale di gymnema sylvestre in grado di diminuire la biodisponibilità del glucosio e contemporaneamente ne contrasta parzialmente l’assorbimento intestinale.

Queste associazioni offrono indubbi vantaggi sia nei confronti del solo inositolo che dell’inositolo associato ad altri ingredienti in quanto il Myo-inositolo aumenta la sensibilità cellulare all’insulina e gli estratti vegetali mitigano l’espressione dei sintomi correlati alla PCOS.

Queste caratteristiche farmacologiche hanno in definitiva una buona efficacia nel contrastare un certo numero di effetti nocivi associati agli elevati livelli di insulina e di disordini, senza ricorrere a vere e proprie cure farmacologiche con i ben noti effetti collaterali.

A cura di
Dott.ssa Luisa Barbaro
Specialista in Ginecologia e Venereologia

L’inositolo e la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS)

Una delle cause principali dell’infertilità femminile è senza dubbio la Sindrome dell’Ovaio Policistico (Pcos), una complessa patologia che colpisce fra il 5% e il 10% delle donne in età fertile. Recenti studi presentati al World Pediatric and Adolescent Gynecology Congress hanno evidenziato l’efficacia della “molecola della fertilità” per contrastare i disturbi della Pcos.

I risultati sembrano sorprendenti: il 50% delle pazienti che assume inositolo torna ad ovulare dopo circa un mese; l’88% ripristina il ciclo mestruale dopo 3 mesi, mentre il 70% torna ad avere un ciclo mestruale regolare e il 55% riesce ad avere una gravidanza spontanea.

Ma cos’è la PCOS
La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) è uno dei più frequenti disturbi ormonali che colpiscono le donne. Il disturbo riconosce un’eziologia piuttosto complessa, spesso multifattoriale, caratterizzato da vari disordini endocrini che provocano anovularietà ed iperandrogenismo. Si tratta di una condizione ereditaria che si manifesta in circa il 5/10% della popolazione in età riproduttiva e cioè in una donna su tre (33%). L’esatta causa della (PCOS) resta comunque sconosciuta, ma tuttavia sembra essere il risultato di un erronea trasmissione di segnali all’ipotalamo e all’ipofisi.

La diagnosi
La diagnosi si può già porre quando siano presenti almeno 2 delle 3 alterazioni principali:

1. Oligo o anovularietà con irregolarità del ciclo mestruale

2. Livelli elevati circolanti di androgeni o manifestazioni cliniche di iperandrogenismo con segni di virilizzazione

3. Evidenza all’ecografia pelvica trans vaginale di Micropolicistosi ovarica.

Altri sintomi comuni di sono: perdita di capelli, acne e seborrea dovute all’aumento del DHEA e del DHEAS che, con i loro alti valori per il clima iperandrogenico caratteristico della sindrome, stimolano l’attività delle ghiandole sebacee. Ci può essere anche sovrappeso ed obesità, con BMI superiore a 25: il tessuto adiposo è una fonte extraghiandolare di androgeni, svincolata dal controllo esercitato dal sistema endocrino.

La molecola dell’inositolo si trova in natura in alcuni alimenti (legumi, cereali, frutta), in particolare, la lecitina di soia ne è ricca come anche il riso integrale, il grano saraceno, l’avena e l’orzo

Come si assume l’inositolo?
La molecola dell’inositolo si trova in natura in alcuni alimenti (legumi, cereali, frutta), in particolare, la lecitina di soia ne è ricca come anche il riso integrale, il grano saraceno, l’avena e l’orzo. Anche la carne, sia di bovino che di maiale contiene una certa quantità di inositolo.

In base agli studi è quindi consigliabile seguire una dieta equilibrata che preveda tali alimenti, abbinata ad attività fisica, e se necessaria anche un’aggiunta di integratori specifici a base di inositolo. I risultati sono stati a dir poco sorprendenti: il 50 % delle pazienti che ha assunto questa molecola, è tornata ad ovulare dopo circa un mese, l’88% ha ripristinato il ciclo mestruale dopo 3 mesi, e il 55% è riuscito anche ad avere una gravidanza spontanea.

La terapia
In studi recenti si è proposto l’utilizzo di integratori a base di Myo-inositolo per migliorare la risposta metabolica ed ormonale delle pazienti con PCOS. Pur non potendolo definire propriamente una vitamina, l’inositolo è ritenuto un fattore vitaminico facente parte del complesso B presente nell’organismo umano nei fosfolipidi e in grado di stimolare la produzione endogena di lecitina. Il suo ruolo biologico comprende una specifica attività di controllo del metabolismo dei grassi e degli zuccheri e delle funzionalità cellulari del sistema nervoso. Il Myo-inositolo è un importante costituente del microambiente follicolare, giocando un ruolo determinante sia sullo sviluppo nucleare che citoplasmatico dell’ovocita.

La prevenzione è possibile: mantenere uno stile di vita sano, un’alimentazione bilanciata, controllare l’aumento di peso e praticare l’esercizio fisico costante.

La Sindrome dell’Ovaio Policistico: scopri quali sono i sintomi

La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), è uno dei più frequenti disturbi ormonali che colpiscono le donne. Il disturbo riconosce un’eziologia piuttosto complessa, spesso multifattoriale, caratterizzato da vari disordini endocrini che provocano anovularietà ed iperandrogenismo. Si tratta di una condizione ereditaria che si manifesta in circa il 5/10% della popolazione in età riproduttiva e cioè in una donna su tre (33%). L’esatta causa della (PCOS) resta comunque sconosciuta, ma tuttavia sembra essere il risultato di un erronea trasmissione di segnali all’ipotalamo e all’ipofisi.

La diagnosi comunque si può già porre quando siano presenti almeno 2 delle 3 alterazioni principali: 1. Oligo o anovularietà con irregolarità del ciclo mestruale 2. Livelli elevati circolanti di androgeni o manifestazioni cliniche di iperandrogenismo con segni di virilizzazione 3. Evidenza all’ecografia pelvica trans vaginale di Micropolicistosi ovarica.

Altri sintomi comuni di sono: perdita di capelli, acne e seborrea dovute all’aumento del DHEA e del DHEAS che, con i loro alti valori per il clima iperandrogenico caratteristico della sindrome, stimolano l’attività delle ghiandole sebacee. Ci può essere anche sovrappeso ed obesità, con BMI superiore a 25: il tessuto adiposo è una fonte extraghiandolare di androgeni, svincolata dal controllo esercitato dal sistema endocrino.

La terapia. In studi recenti si è proposto l’utilizzo dei preparati contenenti inositolo da soli e/o in combinazione al trattamento con metformina per migliorare la risposta metabolica ed ormonale delle pazienti con PCOS. Pur non potendolo definire propriamente una vitamina, l’inositolo è ritenuto un fattore vitaminico facente parte del complesso B presente nell’organismo umano nei fosfolipidi e in grado di stimolare la produzione endogena di lecitina. Il suo ruolo biologico comprende una specifica attività di controllo del metabolismo dei grassi e degli zuccheri e delle funzionalità cellulari del sistema nervoso. Ad ogni modo il Myo-inositolo è un importante costituente del microambiente follicolare, giocando un ruolo determinante sia sullo sviluppo nucleare che citoplasmatico dell’ovocita.

La prevenzione è possibile: mantenere uno stile di vita sano, un’alimentazione bilanciata, controllare l’aumento di peso e praticare l’esercizio fisico costante.