Studio svizzero: essere generosi ci aiuta ad essere più felici

Essere generosi, non solo a Natale, può essere il segreto per sentirsi più felici

Anche solo pensare di compiere gesti di generosità può avere un effetto benefico sul cervello. A dirlo è una recente ricerca condotta dall’Università di Zurigo in Svizzera e pubblicata su Nature Communications.

Lo studio

Il team di scienziati, come riporta il Time hanno preso un  campione di 50 persone, comunicandogli che avrebbero ricevuto circa 100 dollari nel giro di poche settimane. Ad una metà delle persone è stato chiesto di impegnarsi a spendere la somma di denaro soldi per se stessi, e all’altra metà di impegnarli a favore di qualcuno che conoscevano.

L’obiettivo era quello di dimostrare se era sufficiente impegnarsi ad essere generosi per rendere le persone più felici. Quindi, prima della consegna del denaro, li hanno portati in laboratorio e hanno chiesto loro di pensare ad un amico a cui fare un regalo. Hanno eseguito scansioni MRI funzionali per misurare l’attività in tre regioni del cervello associate al comportamento sociale, alla generosità, alla felicità e al processo decisionale.

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Coloro che avevano accettato di spendere soldi per altre persone tendevano ad avere livelli più alti di felicità. Anche i piccoli gesti hanno un effetto benefico, come quello di portare caffè al compagno d’ufficio al mattino.

Gli studi hanno dimostrato che le persone anziane che sono generose tendono ad avere una migliore salute. Altre ricerche, poi, hanno indicato che spendere soldi per altri può essere talmente efficace da abbassare la pressione sanguigna, alla stregua di un farmaco o di un esercizio fisico.

Inoltre, secondo gli studiosi esiste un’associazione positiva tra aiutare gli altri e l’aspettativa di vita, in quanto, probabilmente aiuta gli altri a ridurre lo stress.

antistress

Frutta e verdura armi antistress per le donne

Un’arma efficace e salutare per combattere lo stress e riacquistare il benessere psico-fisico. Secondo una ricerca australiana, frutta e verdura, se consumati in una certa quantità e regolarità, rappresentano un potente antistress. E gli effetti benefici sono rilevanti soprattutto per le donne.

A sostenerlo è un team di ricercatori dell’Università di Sidney che ha preso in esame ben 60mila australiani, di un’età media di 45 anni. Hanno analizzato i dati relativi al consumo di frutta e verdura e quelli invece sulla sofferenza dal punto di vista psicologico in due momenti diversi: nel biennio 2006-2008 e poi nel 2010.

Dai risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista British Medical Journal Open, è emerso che chi mangiava almeno tra le cinque e le sette porzioni al giorno di frutta e verdura aveva un rischio di stress più basso del 14%. Nelle donne, invece, il rischio di andare incontro a stress era del 23%.

Un altro studio della Kelley School of Business, Stati Uniti, ha scoperto come lavoratori sottoposti ad una continua pressione vadano incontro ad un aumento del 15,4% di probabilità di morte precoce.

La ricerca ha coinvolto 2.363 lavoratori di varie professioni per sette anni, analizzando il tipo e la quantità di lavoro richiesto, la pressione e la necessità di concentrazione.

Quello che è emerso ci farà senza dubbio riflettere e rivedere, per quanto possibile, le abitudini e l’approccio al lavoro. Un maggiore stress porta ad una significativa riduzione delle aspettative di vita, soprattutto quando i dipendenti non hanno la possibilità di esercitare controllo e di intervenire in prima persona nei processi decisionali.

Non sempre, però, è possibile cambiare lavoro o licenziarsi rinunciando allo stipendio. Al riguardo, i ricercatori lanciano un appello ai datori di lavoro perchè allentino la presa sui dipendenti e, nello stesso tempo, coinvolgendoli maggiormente ne processi decisionali.

 

camminare

Camminare può aiutare a combattere infiammazione e stress

Camminare a passo svelto fa bene alla salute

Bastano solo 20 minuti di camminata per aiutare il nostro organismo a combattere l’infiammazione. E’ quanto emerso nel corso di una ricerca condotta da un’equipe della Scuola di Medicina dell’Università di San Diego, in California.

A dirlo un nuovo studio che ha preso in esame 47 volontari che hanno camminato su un tapis roulant a passo svelto per 20 minuti. Ad ogni partecipante è stato effettuato un prelievo di sangue prima e dopo la prova fisica.

Perchè fa bene camminare

I ricercatori hanno scoperto che camminare riduce i marcatori di infiammazione nel corpo. In particolare, la sessione di allenamento di 20 minuti ha determinato una riduzione del 5 per cento nel numero di cellule immunitarie che producono una proteina chiamata TNF, coinvolta nella risposta infiammatoria del corpo.

“Ogni volta che svolgiamo esercizio fisico, stiamo facendo qualcosa di buono per il nostro corpo sotto diversi punti di vista, anche a livello delle cellule immunitarie,” ha spiegato Suzi Hong, ricercatore di psichiatria e medicina di famiglia presso l’Università della California.

Questo studio – pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity – ha rivelato in che modo l’esercizio fisico sia in grado di svolgere un effetto anti-infiammatorio. In primo luogo, gli ormoni prodotti durante l’esercizio fisico, come l’adrenalina e noradrenalina, attivano recettori chiamati beta-2 adrenergici. Questi recettori sono presenti in molte cellule, comprese le cellule immunitarie, ed è questa attivazione che porta a cambiamenti nella risposta del sistema immunitario, compresa una diminuzione delle cellule che producono TNF.

I ricercatori hanno anche sottolineato che i risultati suggeriscono che non occorre sottoporsi ad attività estenuanti per sperimentare gli effetti anti-infiammatori . “Da venti minuti a mezz’ora di esercizio fisico moderato, tra cui camminare in maniera veloce, può essere sufficienti,” ha aggiunto Hong.

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Un’altra ricerca condotta dalla University of Central Florida e pubblicata su Journal of Applied Psychology, sostiene che l’antidoto contro lo stress da lavoro è concedersi una bella nuotata o una camminata cercando di superare i 10mila passi al giorno.

Combattere lo stress

Per la loro ricerca gli studiosi hanno assoldato 118 studenti di un master di specializzazione, che avevano già un impiego a tempo pieno. Li hanno sottoposti ad un sondaggio ed hanno fatto indossare loro per una settimana degli strumenti per monitorarne l’attività fisica giornaliera. Gli stessi questionari sono stati somministrati anche alle persone con cui i partecipanti allo studio convivevano.

I risultati

I lavoratori che facevano almeno 10 mila passi al giorno, erano meno inclini a discutere o litigare, rispetto a chi non superava i 7 mila passi. Di qui la conclusione degli studiosi che 587 calorie extra bruciate (pari a 90 minuti di camminata a ritmo molto sostenuto o un’ora di nuoto) possono mitigare se non neutralizzare gli effetti negativi dei problemi di lavoro.

combattere lo stress

Studenti: più tempo col cane per combattere lo stress

Un nuovo studio ha rivelato che passare del tempo con un cane può aiutare gli studenti a combattere lo stress e aumentare il loro benessere psico-fisico.

Lo studio è stato condotto dall’Università della British Columbia in Canada e pubblicato sulla rivista Stress and Health.

Emma Ward-Griffin, autrice principale dello studio ha detto che “i risultati suggeriscono che le sedute terapeutiche per cani hanno un effetto misurabile e positivo sul benessere degli studenti universitari, in particolare sulla riduzione dello stress e sui sentimenti negativi”.

La ricerca

Per lo studio, i ricercatori hanno intervistato 246 studenti prima e dopo aver trascorso del tempo in una sessione di terapia.

Gli studenti erano liberi di accudire, coccolare e chiacchierare con con gli amici a quattro a zampe durante le sessioni. Hanno anche compilato i questionari immediatamente prima e dopo la sessione e di nuovo dopo circa 10 ore.

I risultati

Lo studio ha rilevato che i partecipanti hanno riportato riduzioni significative dello stress nonché maggiore felicità ed energia subito dopo la sessione.

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intestino irritabile

L’intestino irritabile: cosa fare e quali alimenti evitare

La sindrome dell’intestino irritabile (o IBS, Irritable Bowel Syndrome in inglese) è un disturbo molto diffuso senza apparenti cause organiche.

E’ senza dubbio la causa più frequente di ricorso al medico per patologia gastroenterologia.

In letteratura non esistono ancora studi specifici necessari a dimostrarne le cause. Le persone affette sono spesso ansiose, manifestano tensione, aggressività e/o depressione.

Frequentemente, in anamnesi, è presente un abuso di lassativi e questo fa pensare ad una possibile causa cronica.

Agli stimoli emotivi e alla somministrazione dei farmaci corrisponde un aumento dell’attività motoria del colon. Da qui l’ipotesi che la sindrome rappresenti un’esacerbazione delle normali funzioni con attività disordinata e non coordinata del colon.

Chi colpisce

La sindrome colpisce di preferenza le donne (rapporto M/F 1:2).

Sintomi della sindrome dell’intestino irritabile

Il corteo sintomatologico comprende dolore, gonfiore addominale, borborigmi, meteorismo e alterazioni dell’alvo.

Dunque è possibile distinguere pazienti con alvo a prevalenza diarroico, stiptico, alterno e inclassificabile a seconda delle caratteristiche delle feci.

Il dolore è sicuramente una condizione sempre presente in tutti i soggetti. E’ frequente in fossa iliaca sinistra anche se può insorgere in qualsiasi quadrante dell’addome.

Peggiora con l’assunzione di cibo ed è raro nelle ore notturne. Talvolta c’è dolore in sede toracica e nella regione lombare.

Alcuni individui lamentano anche una cattiva digestione e un senso di pienezza dello stomaco dopo i pasti. E’ possibile che sia presente anche un accentuato riflesso gastrocolico postprandiale.

Trattamento

L’aspetto più importante del trattamento è quello di rassicurare la persona sofferente che non vi è alcuna malattia grave in atto.

E’ difficile consigliare una cura, perché la causa della malattia è sconosciuta. La diagnosi pertanto è di esclusione.

I sintomi possono essere attenuati cercando di diminuire lo stress o, comunque, limitando la risposta esagerata alle situazioni di tensione emotiva.

Rimedi naturali

Vengono adoperati anche antispastici, sedativi e antidepressivi. Meglio se di estrazione naturale per ridurre i rischi di una farmacodipendenza e le interferenze sull’attenzione e la capacità di concentrazione.

Cosa mangiare

Seguire una buona regola alimentare, con pasti regolari e moderati. Evitare gli alcolici e i cibi troppo speziati aiuta a migliorare la condizione.

Risulta opportuno assumere un adeguato apporto di fibre che deve oscillare tra 25 e 30 grammi al giorno in base anche alle caratteristiche dell’alvo del singolo paziente.

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