Vaccinazioni: cosa cambia tra decreto sull’obbligo e nuovo piano nazionale di prevenzione vaccinale

Negli ultimi tempi l’argomento vaccinazioni, specie quelle rivolte all’infanzia, è oggetto di grande attenzione sia da parte del mondo sanitario sia da parte dei cittadini. Da Febbraio di quest’anno nel nostro Paese è entrato in vigore il nuovo Piano Nazionale Vaccinale 2017-2019, che garantisce in maniera uniforme su tutto il territorio italiano, indipendentemente dal luogo di residenza, dal reddito e dal livello socio-culturale, i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione.

La novità del suddetto Piano di Prevenzione è che i vaccini in esso contenuti sono stati inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ciò significa che coloro i quali fanno parte di determinate fasce di età, hanno il diritto a usufruire gratuitamente di specifiche vaccinazioni, secondo la calendarizzazione prevista.

Per la fascia pediatrica 0-16 anni il Piano Nazionale Vaccini 2017-2019, oltre alle vaccinazioni per le quali, da anni, sono previsti programmi nazionali di immunizzazione (difterite, tetano, polio, epatite B, Haemophilus influenzae b, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze 11enni), introduce nel calendario vaccinale e di conseguenza nei LEA anche le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e anti-varicella nei nuovi nati; anti-HPV nei maschi 11enni; il vaccino anti-meningococco tetravalente Acwy135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti.

Il 7 giugno 2017, per contrastare il costante calo delle coperture vaccinali, che esporrebbe soprattutto la popolazione pediatrica al grave rischio di ricomparsa di malattie prevenibili con la vaccinazione, cosi come si sta verificando con gli innumerevoli casi di morbillo nel nostro Paese, è stato emanato un decreto legge che ha reso “obbligatorie” 12 vaccinazioni (difterite, tetano, polio, epatite B, Haemophilus influenzae b, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella, meningococco B, meningococco C), poi portate a 10 con un emendamento votato al Senato che ha escluso l’obbligo per il menigococco B e C.

Queste vaccinazioni da quest’anno scolastico sono richieste a bambini e ragazzi fino ai 16 anni al momento dell’iscrizione ad asili e scuole dell’obbligo. Alla luce di questi due importanti provvedimenti abbiamo pensato di fare un po’ di chiarezza.

Quali vaccini possono essere effettuati in età pediatrica?

Nel primo anno di vita del bambino l’attuale Piano Nazionale Vaccinazione 2017-2019 prevede:

  • il vaccino contro il rotavirus, somministrato per via orale a tutti i bambini a partire dalla 6° settimana di vita, in due o tre dosi (in funzione del vaccino utilizzato) entro gli otto mesi di vita;
  • il vaccino esavalente contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b. Ne occorrono 3 dosi nel primo anno (preferibilmente nel 3°, 5° e 11° mese di vita);
  • il vaccino contro lo pneumococco di tipo 13, che protegge verso i sierotipi dello invasive Streptococcus pneumoniae, correlati alle forme di patologia più invasive in età pediatrica. Viene somministrato preferibilmente nel 3°, 5° e 11° mese di vita; – il vaccino contro il meningococco B. Per quest’ultimo viene prescritto un numero di dosi differenti a seconda dell’età in cui si inizia la vaccinazione. Se la vaccinazione viene iniziata prima dei 6 mesi di vita, come consigliabile, si effettuano quattro dosi, di cui tre nel primo anno di vita e un richiamo nel secondo anno;
  • il vaccino contro il meningococco C viene invece iniettato in unica dose al compimento dell’anno. A proposito del meningococco, alcune Regioni propongono a 12 mesi la vaccinazione anti-meningococco ACWY. Inoltre, in alcuni casi si può decidere di iniziare prima la vaccinazione contro il meningococco C, già a partire dal terzo mese di vita. In questo caso, sono previste più dosi di vaccino (3°-5°-11°mese). Dal 12°-13° mese è poi possibile vaccinarsi contro morbillo, parotite, rosolia e varicella. Si può effettuare il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia) e associare separatamente quello contro la varicella (V) oppure il tetravalente MPRV che contiene tutti e quattro i vaccini. Completato il ciclo di vaccinazione primaria, intorno ai 5-6 anni, si effettuano i richiami per poliomielite, difterite, tetano e pertosse (non servono richiami ulteriori per epatite B ed Haemophilus Iinfluenzae, quindi da esavalente diventa tetravalente), e poi per morbillo, rosolia parotite e varicella. Per poliomielite, difterite, tetano e pertosse sarà necessario un ulteriore richiamo in pre-adolescenza tra gli 11 e i 13 anni. Nella fase adolescenziale, sia per i maschi sia per le femmine, è utile il vaccino contro il papilloma virus. Sempre in questa fascia di età secondo il calendario vaccinale verrà proposto il richiamo del Men ACWY.
Quali sono i vaccini obbligatori in Italia?

I vaccini obbligatori in Italia in età pediatrica (0-16 anni) sono dieci. A stabilirlo il recente decreto sull’obbligo vaccinale che al momento in cui scriviamo deve essere ancora convertito in legge. Per l’iscrizione alle scuole primarie (asili e materne) nei bambini fino ai 6 anni di età sono richiesti: vaccinazione contro tetano, poliomielite, Haemophilus Influentiae b, pertosse, epatite B, difterite, morbillo, parotite, rosolia e varicella.

Le dieci vaccinazioni devono essere tutte obbligatoriamente somministrate ai nati nel 2017, mentre ai nati dal 2001 al 2016 devono essere somministrate le vaccinazioni obbligatorie per le coorti di nascita. Le vaccinazioni obbligatorie possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

Questa misura si è resa purtroppo necessaria per il calo progressivo delle coperture vaccinali ed il rischio conseguente del diffondersi delle malattie tra i bambini. Un esempio recente, noto a tutti, è quello del morbillo, di cui si contano ormai più di 4000 casi dall’inizio dell’anno. Ciò non significa tuttavia sottoporre i bambini a dieci punture! Esistono infatti i vaccini combinati, ovvero preparazioni vacciniche in cui nella stessa fiala o nella stessa fiala-siringa sono contenuti antigeni e quindi vaccini diversi, preparati per difendere il vaccinando da infezioni e malattie diverse contemporaneamente.

Gli studi scientifici hanno mostrato che i vaccini combinati, immessi in commercio dopo i dovuti studi biomedici, sono in grado di conferire una protezione immunitaria efficace, pari a quella dei vaccini somministrati singolarmente.

Troppi vaccini insieme non fanno male?

Uno dei quesiti più ricorrenti è se più vaccini somministrati simultaneamente indeboliscono o sovraccaricano il sistema immunitario. Alcuni ritengono che il sistema immunitario del bambino sia fragile. Ma se così fosse, gran parte dei neonati non sopravvivrebbe alla moltitudine di virus, batteri e funghi che si trova a fronteggiare subito dopo la nascita. Alcuni oppositori delle vaccinazioni su questo punto si contraddicono: da una parte affermano che le infezioni come la pertosse, il morbillo e altre sono salutari perché rafforzano il sistema immunitario del bambino, dall’altra sconsigliano le vaccinazioni in quanto esse sollecitano il sistema immunitario. La contraddizione è ancora più evidente se si considera che la malattia naturale impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione. Un esempio, tra l’altro attuale, può essere fatto sul morbillo. Il vaccino del morbillo generalmente non causa sintomi nel bambino o al massimo solo sintomi modesti quali febbre alcuni giorni dopo la vaccinazione.

La malattia naturale, il morbillo, provoca invece febbre persistente, esantema, congiuntivite e sono possibili complicazioni severe quali l’encefalite e la polmonite, che nei vaccinati non si verificano. In realtà, malattie virali come il morbillo indeboliscono il sistema immunitario, mentre i vaccini lo rafforzano, mettendo l’organismo nelle condizioni di combattere le infezioni. è stato dimostrato che il sistema immunitario del bambino sarebbe in grado di ricevere 10.000 vaccini in contemporanea.

Un lattante non è troppo piccolo per ricevere le vaccinazioni?

Il neonato ha sviluppato la capacità di rispondere ad antigeni (ossia tutte le sostanze capaci di indurre una risposta immunitaria) prima ancora della nascita. Le cellule B e T (cellule fondamentali per la risposta immunitaria) sono presenti alla 14a settimana di gestazione e sono già in grado di rispondere ad una grande varietà di antigeni; il feto tuttavia non utilizza questa potenzialità, non ne ha ancora bisogno perché, finché rimane nell’utero materno, viene a contatto con pochi antigeni. Rispetto a tale enorme massa di microorganismi, gli antigeni contenuti nei vaccini costituiscono un minimo “carico” per il sistema immunitario del bimbo: è stato calcolato che per gli undici vaccini che ogni lattante riceve contemporaneamente negli Stati Uniti, impegnano solo lo 0,1% del suo sistema immunitario.

Se le vaccinazioni fossero realmente in grado di indebolire o sovraccaricare il sistema immunitario, dovremmo osservare un aumento di episodi infettivi dopo ogni vaccinazione. Ciò non si verifica. Anzi, aumentando la copertura vaccinale, diminuiscono le infezioni. Alcune malattie, come ad esempio la pertosse, sono ancora più pericolose se vengono contratte quando il bambino è piccolo. Infatti, la necessità di ricovero ospedaliero e il tasso di mortalità per pertosse in età pediatrica è massimo nei lattanti di età inferiore ai 6-9 mesi. Pertanto, prima viene effettuata la vaccinazione, maggiori sono le possibilità di proteggere il lattante.

A cura di

Prof. Alberto Villani
Presidente Società Italiana di Pediatria

Rocco Russo
Coordinatore del tavolo tecnico sulle vaccinazioni SIP

Elena Bozzola
Consigliera nazionale SIP

Leggi anche: “Il vaccino non è un’opinione”

 

In calo il numero di bambini vaccinati: l’allarme del Ministero della Salute

Cala in maniera preoccupante il numero di bambini vaccinati. E’ quanto emerge dai dati pubblicati dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute. Le coperture vaccinali nazionali a 24 mesi, per l’anno 2015 (relative ai bambini nati nell’anno 2013), confermano un andamento in diminuzione in quasi tutte le Regioni e Province Autonome.

Il calo riguarda sia le vaccinazioni obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B), che alcune delle vaccinazioni raccomandate.

Le vaccinazioni incluse nel vaccino esavalente (anti-difterica, anti-tetanica, anti-pertossica, anti-polio, anti-Hib e anti-epatite B), generalmente impiegato in Italia nei neonati per il ciclo di base, avevano superato il 95%, soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ottenere anche la cosiddetta ‘immunità di popolazione’; infatti, se almeno il 95% della popolazione è vaccinata, si proteggono indirettamente coloro che, per motivi di salute, non si sono potuti vaccinare. Dal 2013 si sta, invece, registrando un progressivo calo, con il rischio di focolai epidemici di grosse dimensioni per malattie attualmente sotto controllo, e addirittura di ricomparsa di malattie non più circolanti nel nostro Paese.

In particolare, nel 2015 la copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Haemophilus influenzae è stata del 93,4% (94,7%, 95,7%, 96,1 rispettivamente nel 2014, 2013 e 2012). Sebbene esistano importanti differenze tra le regioni, solo 6 riescono a superare la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre 11 sono addirittura sotto il 94%.

Particolarmente preoccupanti sono i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia che hanno perso addirittura 5 punti percentuali dal 2013 al 2015, passando dal 90,4% all’85,3%, incrinando anche la credibilità internazionale del nostro Paese che, impegnato dal 2003 in un Piano globale di eliminazione del morbillo dell’Ufficio regionale europeo dell’OMS, rischia di farlo fallire in quanto il presupposto per dichiarare l’eliminazione di una malattia infettiva da una regione dell’OMS è che tutti i Paesi membri siano dichiarati “liberi”.
Nel report del Ministero della Salute si sottolinea che l’effettuazione delle vaccinazioni in ritardo, rispetto ai tempi previsti dal Calendario nazionale, espone questi bambini ad un inutile rischio di malattie infettive che possono essere anche gravi.