Tumori: aumentano nuovi casi tra le donne

In aumento i casi di tumore tra le donne. E’ quanto emerge dal censimento ufficiale redatto grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Nel 2016 le italiane colpite dalla malattia sono 176.200 (erano 168.900 nel 2015): in particolare quest’anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015).

Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% ogni 12 mesi (erano 194.400 nel 2015).

Nel 2016 sono stimate più di 365.000 nuove diagnosi di cancro, circa 1000 al giorno. La neoplasia più frequente è quella del colon-retto (52.000), seguita da seno (50.000), polmone (41.000), prostata (35.000) e vescica (26.600).

Incontinenza urinaria e sindrome della vescica iperattiva: oggi si può risolvere

Quando si parla di incontinenza urinaria per definizione si fa riferimento a qualsiasi perdita involontaria di urine. L’incontinenza è riscontrata maggiormente nelle donne che presentano alcune caratteristiche anatomiche che ne favoriscono l’insorgenza. Va subito sgombrato il campo da un equivoco: contrariamente a come spesso si è portati a pensare non stiamo parlando di una normale conseguenza dell’invecchiamento, ma di una vera e propria patologia. Negli ultimi anni con il perfezionarsi delle tecniche diagnostiche e con l’introduzione nella pratica quotidiana di nuovi ed efficaci trattamenti, è possibile affrontare e risolvere con successo l’incontinenza.

È molto importante effettuare una corretta diagnosi in modo da poter offrire alla paziente una terapia più specifica. Tra le varie tipologie di incontinenza riveste un ruolo di primo piano la cosiddetta sindrome della vescica iperattiva, definita anche sindrome urgenza-frequenza. Questa è caratterizzata dalla necessità di urinare frequentemente e con una sensazione di urgenza e, talora, dall’incapacità a trattenere le urine. In condizioni normali la nostra vescica si contrae quando ci troviamo in “un tempo e in un luogo adatto” per urinare. Nella sindrome della vescica iperattiva questo controllo volontario della contrazione è ridotto e si verificano contrazioni vescicali involontarie, avvertite dalla paziente come uno stimolo improvviso ed impellente. Chi è affetto da questa patologia non può fare a meno di portare con se assorbenti o altri mezzi contenitivi. Le attività quotidiane di chi ne soffre sono scandite e condizionate dal cattivo funzionamento della vescica, con un devastante impatto sulla qualità della vita, da cui derivano: ansia, isolamento e rassegnazione.

Come accennato, i vari sintomi legati alla patologia hanno ripercussioni su molti aspetti della quotidianità: di natura pratica (necessità di biancheria specifica e di mezzi assorbenti, impossibilità nella programmazione di spostamenti o di effettuare lunghi viaggi in auto senza doversi fermare di frequente, limitazione o sospensione delle attività fisiche), ma anche di natura psicologica (paura di emanare odori di urina, insicurezza e riduzione delle interazioni sociali). Nel tentativo di nascondere e di evitare le perdite urinarie, le pazienti mettono in atto veri e propri meccanismi di compenso: riducono l’assunzione di liquidi, portano con se costantemente protezioni e biancheria di ricambio, preferiscono vestirsi con abiti scuri e abbondanti per nascondere le macchie e i presidi utilizzati, scelgono posti a sedere in prossimità del bagno al cinema, al ristorante e in altri luoghi pubblici. La situazione peggiora quando a tutto ciò si aggiunge anche l’incontinenza. Non solo. Il disagio è per di più aggravato dall’inevitabile stress fisico legato alle frequenti interruzioni del sonno notturno.

Gli studi epidemiologici attualmente disponibili evidenziano che circa il 10% della popolazione adulta è affetta dalla sindrome della vescica iperattiva. Quindi, nonostante la patologia sia frequente, solo una parte di queste persone si rivolge al medico, probabilmente per scarsa conoscenza e sfiducia nell’efficacia dei trattamenti. Le terapie utilizzate prevedono programmi con attuazione di norme comportamentali e di terapie riabilitative che possono facilitare notevolmente la gestione dei sintomi. Tuttavia il nucleo centrale del trattamento è costituito dalla farmacoterapia. In questi anni la ricerca ha fatto passi da gigante nella introduzione di farmaci sempre più efficaci con ridotti effetti collaterali, in grado di ridurre significativamente la sintomatologia. Il primo livello di trattamento prevede l’utilizzo di farmaci per via orale da assumere quotidianamente. Qualora queste terapie non fossero soddisfacenti per il paziente, non c’è da scoraggiarsi perché esistono cure alternative. Infatti da qualche anno è disponibile in Italia, in forma sperimentale presso alcune strutture ospedaliere, una farmacoterapia combinata che prevede l’utilizzo contemporaneo di due farmaci con maggiore efficacia e con ottima tollerabilità da parte del paziente. Inoltre, più recentemente è stato introdotto nella pratica clinica il trattamento endovescicale con tossina botulinica riservato ai casi in cui il farmaco orale non sia stato del tutto efficace. Questa sostanza, applicata all’interno della vescica ha la capacità, attraverso un complesso meccanismo d’azione, di modulare le contrazioni e di stabilizzare il suo funzionamento garantendo al soggetto il controllo e la regolarità nello svuotamento vescicale. Grazie ai continui progressi e alla incessante ricerca per le terapie della sindrome della vescica iperattiva, oggi l’idea di risolvere l’incontinenza non è più un miraggio. Il mondo scientifico considera ormai la qualità della vita un obiettivo principale. Migliorare la qualità di vita significa spesso dare una svolta radicale alla propria esistenza. È in questa direzione che si muove chi è preposto al trattamento dell’incontinenza urinaria, una patologia tanto sottostimata e sottovalutata quanto fastidiosa ed invalidante, ma al tempo stesso risolvibile.

A cura di: Dott.ssa Anna Rita Cicalese – Speciasta in Urologia

Prolasso e incontinenza: ospiti indesiderati del pavimento pelvico

Per prolasso si intende il dislocamento di uno o più organi della pelvi femminile dalla loro posizione fisiologica all’interno della cavità vaginale. Il prolasso può interessare la vescica, l’uretra, il retto, l’utero. Spesso si associa erroneamente l’idea del prolasso a quella della malattia d’organo.

Ebbene è giusto precisare che il prolasso non è una malattia dell’organo, ma dei suoi sistemi di sostegno. Infatti ogni organo della pelvi femminile si mantiene nella sua posizione anatomica grazie all’interazione di un insieme di forze sostenute da strutture anatomiche di tipo muscolare, legamentoso e fasciale.

Queste strutture costituiscono nel loro insieme quello che spesso viene denominato il “pavimento pelvico” che, quindi, è il responsabile della statica degli organi pelvici.
Il prolasso di un organo non implica necessariamente il coinvolgimento delle altre strutture anatomiche vicine e non necessariamente comporta un problema nella funzione dell’organo stesso. Ad esempio un prolasso del retto non comporta necessariamente stitichezza. Così, contrariamente a quanto spesso si sente dire, il prolasso della vescica non implica necessariamente l’incontinenza. Anzi, proprio in questo caso, quello che può verificarsi è esattamente l’opposto. In alcuni casi il prolasso della vescica può causare una disfunzione nello svuotamento della vescica stessa, il quale può essere difficoltoso ed incompleto. Non solo.

La presenza di un prolasso vescicale può mascherare la presenza di una incontinenza urinaria da sforzo. Per incontinenza urinaria da sforzo si intende una incontinenza che si manifesta in concomitanza delle manovre che aumentano la pressione endoaddominale, come tossire, starnutire, ridere intensamente o sollevare grossi pesi. In questi casi l’incontinenza è nascosta dalla presenza del prolasso e può rendersi evidente clinicamente quando il prolasso viene risolto. Spesso, infatti si pensa, erroneamente, che l’incontinenza sia una conseguenza degli interventi chirurgici effettuati per la cura del prolasso dell’utero o della vescica. In realtà, nella maggior parte dei casi l’incontinenza è preesistente all’intervento e questo ha solo l’effetto di slatentizzarla.

Altro mito da sfatare è che l’urgenza minzionale (lo stimolo di urinare improvviso ed impellente, spesso frequente) possa essere il risultato di un aumento di volume dell’utero. L’urgenza trova la sua origine in una disfunzione vescicale durante il tempo in cui la vescica è impegnata a riempirsi. Infatti il riempimento della vescica non è un processo passivo, ma comporta una attività delle pareti vescicali che si rilassano per poter accogliere un volume crescente di urine mantenendo al loro interno una pressione bassa, in grado di consentire ai reni di funzionare costantemente ed in maniera continuativa. L’urgenza minzionale si verifica quando la vescica non è più in grado di distendersi in maniera corretta e quando il fisiologico controllo volontario della contrazione vescicale viene perso. In questi casi l’asportazione dell’utero non è, ovviamente, risolutiva.

E’ quindi molto importante, quando ci si approccia al trattamento del prolasso e delle patologie uro-genitali tener conto della funzione della vescica e dell’uretra, poiché ripristinare una anatomia corretta non significa sempre ripristinare una funzione soddisfacente. Ricordiamo che è la funzione a dare qualità di vita al paziente e che è proprio in questa ottica che dovrebbero muoversi tutte le strategie terapeutiche.